Festival cinematografico di Roma: forse è meglio rifare qualche conto. Goffredo Bettini contesta le cifre degli sprechi e ha promesso per il futuro dei chiarimenti Il festival cinematografico di Roma non ha lasciato un'impronta indelebile nella . memoria dei romani e del cinema italiano. Questo appuntamento resterà una delle macchie nere del recente bilancio capitolino e un disastro per la maldestra realizzazione dell'evento. Alla vigilia dell'appuntamento era stato detto che l'intero Festival sarebbe stato pagato con fondi privati, arrivati alla ragguardevole cifra di 8 milioni di euro. Eppure la situazione è diversa: un budget di 13 milioni di euro, di cui una parte consistente arrivata da regione, provincia e comune. Per non parlare delle cifre spesa per spesa. Spaventose ed allucinanti. Ben 490 mila euro per la comunicazione, con voci per 'incontri' e 'tour promozionali'. Più di un milione di euro per i pernottamenti e il soggiorno degli ospiti, che dovevano essere veramente "tanti". E pensare che di solito sono le case di distribuzione che pagano queste spese (in quanto considerate promozione per il film) e non i Festival. Veltroni ha voluto ribaltare anche questa situazione. Insomma, se si pagano i soggiorni di Robert De Niro e Harrison Ford (venuti a Roma solo per presenziare e incontrare il pubblico), ok; se si finanziano quelli di Martin Scorsese, Leonardo Di Caprio. Richard Gere o Monica Bellucci, tutti arrivati a presentare delle pellicole, c'è qualcosa che non è stato spiegato bene agli ignari spettatori. Ma il bollettino veltroniano non è finito qui. I sette responsabili delle sezioni del Festival (alcune delle quali sono delle retrospettive e che quindi non hanno certo richiesto un grande lavoro) hanno incassato in totale 523.750 euro. E' interessante notare come alcuni di loro siano grandi firme giornalistiche di giornali che certo non hanno bocciato l'evento. Ma i costi maggiori del festival sono arrivati a sorpresa da internet: 126 mila euro sono andati via per la "redazione del sito", mentre altri 165 mila euro sono andati via in generiche "spese internet". Va detto che il responsabile del Festival. Goffredo Bettini, ha contestato queste cifre e ha promesso chiarimenti. Comunque sia, l'impressione è che il Festival (in puro Veltroni style) voglia far contenti tutti. Si era già capito quando erano stati annunciati i membri del Comitato di Fondazione (gente come Luca Cordero di Montezemolo o Francesco Gaetano Caltagirone, di solito poco coinvolti in attività cinematografiche). Ma poi. quando, di fronte alle lamentele di Sophia Loren, è stato annunciato che la grande attrice del neorealismo italiano sarà la madrina della manifestazione il prossimo anno, si è visto come la tendenza sia quella di evitare a tutti i costi di fare scelte, ma accontentare tutti (anche lautamente): politici, imprenditori, ex star del cinema, giornalisti, architetti e chi più ne ha più ne metta. Certo, se si pensa che a Venezia si fa un festival che dura il doppio e che ospita il triplo o il quadruplo degli incontri e delle proiezioni, con un budget di meno della metà di quello capitolino, si rimane un po' basiti. E non finisce qui. Non si capisce perché tutte le proiezioni per la stampa non siano avvenute nelle quattro sale dell'Auditorium, che invece venivano utilizzate a singhiozzo, costringendo a molti spostamenti non comodissimi a Piazza del Popolo, dove c'era l'altro cinema che mostrava film della manifestazione. E proprio questa scelta ha portato all'episodio più grottesco di tutto il Festival. L'imbroglio ("The Hoax"), pellicola con Richard Gere, era stato programmato per la stampa in due proiezioni in una sala del cinema "Metropolitan" da 150 posti. Il risultato è facilmente immaginabile: 500 persone che volevano entrare di pomeriggio e rissa sfiorata per riuscirci. Non era, peraltro, la prima volta che succedeva un episodio del genere (il giorno prima era capitata una situazione simile - anche se meno estrema - con un film italiano). Questo ha portato a una riprogrammazione in corsa di diversi titoli importanti, che sono stati proiettati (fortunatamente) nelle sale più grandi dell'Auditorium. Ma tante piccole scelte hanno reso la vita meno facile per chi assisteva al Festival. Perché di domenica arrivano praticamente in contemporanea Leonardo Di Caprio, Martin Scorsese e Richard Gere. Il film "The Prestigi" (sicuramente, una delle 4-5 pellicole più importanti della mostra) è stato proiettato ad un orario assurdo come le 13.30, ciò ha significato soltanto un centinaio di spettatori in una sala enorme. In generale, poi, molti film (anche importanti) erano in concomitanza e ciò rendeva praticamente impossibile vederli entrambi. Per esempio, chi assisteva a "N (Io e Napoleone)" non poteva vedere Iosseliani e viceversa. Insomma, si può capire perché un anonimo responsabile del Festival dì Venezia si sia lamentato con Michele Anselmi de "II Giornale", sostenendo che "a noi fanno le pulci anche per una fila al metal detector o un bagno che non funziona, qui invece passa tutto in cavalleria. Sarà l'ottobrata romana...". Che senso ha, peraltro, creare un "concorso" se poi i film che vi fanno parte sono per lo più di autori sconosciuti (o noti soltanto ai cinefili più estremi), senza inserire neanche un titolo americano (o inglese o francese) di peso? Così, si rischia di creare un ghetto che non interessa a nessuno. Ci sono poi dei piccoli particolari, magari non fondamentali, ma che danno meglio il quadro della situazione (e che rendono la definizione di "festa popolare" un po' discutibile). Va bene far entrare prima in sala e i giornalisti della stampa e televisivi (avviene dovunque), ma che senso ha riservare a loro i 300-400 posti più vicini allo schermo, cosa che nelle proiezioni poco affollate diventa ridicola, con centinaia di posti vuoti, ma in teoria non sfruttabili? E qualcuno dovrebbe spiegare all'organizzazione che far pagare 2 euro per un cappuccino in piedi (roba che neanche a via Veneto), è un ottimo modo per farsi massacrare dalla stampa. Ecco perché il sindaco di Roma Water Veltroni era furente lo scorso fine settimana quando è stato ospite di "Matrix" denunciando le spese della giunta regionale del Lazio. Ci auguriamo che una esperienza del genere non si ripeta mai più per il bene del cinema italiano e del festival di Venezia.