DOPO giorni di pioggia battente l'Arno ruppe gli argini, invase Firenze e si trasformò in un mare livido di fango lutulento e vorticoso: galleggiavano alla deriva auto, chioschi, panchine, sedie, letti, poltrone, cornici, tavole dipinte, strappate dalla furia dell'acqua alle case alle botteghe ai musei alle chiese. Per giorni si temette che Ponte Vecchio non reggesse all'urto del fiume. Furono giorni d'angoscia e di dolore, le vittime furono trenta, il disastro incalcolabile. Firenze non è solo il fiore del Rinascimento e la patria della nostra lingua, Firenze ha un alto valore simbolico nell'immaginario collettivo non solo d'Italia, ma di ogni nazione civile. Giovani da ogni parte d'Europa si precipitarono a Firenze, si tuffarono in quel mare di fango, salvarono vecchi, donne, bambini e quando furono al riparo gli uomini si pensò all'immenso patrimonio artistico che era ridotto allo stremo. Le immagini di Firenze invasa dalle acque fecero il giro del mondo e il mondo si commosse: la sua gente fece miracoli a Santa Croce e a San Frediano, attorno al Duomo e al Bel San Giovanni. Sul lungarno, dove sorge la Biblioteca Nazionale, mani solidali unite in una catena memorabilmente cosmopolita salvarono dall'acqua migliaia di libri, di manoscritti, di opere preziose dell'umana creatività e furono così sottratti alla distruzione. Furono giorni memorabili e chi li ha vissuti in prima persona, da studente, li ha tra i ricordi più drammatici ma anche più esaltanti della propria giovinezza, perché quei giorni ci testimoniarono che la cultura, i libri, l'arte, le architetture non erano un patrimonio di pochi fortunati ma l'amalgama di una civiltà che sembrò in agonia. Da un tale spettacolo di morte Firenze risorse come Lazzaro dal suo sepolcro di fango e si disse Mai più! Che non si sarebbe dovuto replicare un tale spettacolo. Ma guardiamoci negli occhi e vediamo se davvero quella scena orrenda di devastazione e di morte è definitivamente scongiurata. Si sono realizzate nel corso di quarant'anni quelle opere che allontanano la prospettiva di un nuovo diluvio su Firenze? L'Autorità di bacino del fiume Arno è nata soltanto nel 1990, vale a dire un quarto di secolo dopo l'alluvione: con un ritardo impressionante rispetto alle impellenti necessità di sicurezza. Non è stata però con le mani in mano e, compatibilmente con le risorse stanziate, ha realizzato talune opere di difesa, la più importante delle quali è la diga di Bilancino. Il Presidente dell'Autorità Giovanni Menduni in un'intervista a Simona Poli, nelle pagine fiorentine di Repubblica (17 ottobre), è stato di una chiarezza encomiabile: «Gli stanziamenti negli ultimi quindici anni sono stati sempre inferiori di un ordine di grandezza, alle necessità. Ogni anno c'era bisogno di cento e abbiamo avuto dieci». Per fortuna la sfida per la sicurezza di Firenze è solo una questione di finanziamenti e di opere da realizzare: qui - per fortuna, ripeto - non ci sono dibattiti tecnico-ideologici da risolvere(come per la Tav o il Mose): ma è necessaria la bella cifra di 1 miliardo e mezzo di euro (o forse più) secondo i progetti e le stime dell'Autorità di bacino. Nel febbraio del 2005 la Regione e il Governo hanno stilato un accordo per un finanziamento di 200 milioni di euro all'anno e l'attuale ministro all'Ambiente Pecoraro Scanio ha confermato l'impegno del suo predecessore Mattioli. Non potendo entrare nel dettaglio (conviene consultare l'ottimo sito www.arno.autoritadibacino.it) e per dare un'idea della ciclopica impresa idrogeologica diciamo in breve che le opere previste investono 200 chilometri (tra Umbria e Toscana) del corso del fiume dalla sorgente alle foci. Viene a mente il disegno di Leonardo da Vinci che intorno al 1500 aveva progettato, per fini militari, di deviare il corso dell'Arno in modo da assetare la rivale Pisa. Sono previste anche opere che potranno trasformare il corso del fiume in un grande parco fluviale, lungo il quale andare in bicicletta o a cavallo: un itinerario di straordinario fascino considerato lo splendore paesistico di queste contrade e si restituisce ad esse l'uso del fiume. I dati statistici dicono che le precipitazioni in Toscana possono passare nel giro di poche ore da 100 a 300: novembre, non aprile, è il mese più crudele. Così accadde nel 1966 quando Firenze fu sommersa dalle acque, proprio come era accaduto nel 1333, per tre volte nel corso del Cinquecento, per due volte nel Settecento e ancora nel 1844. A giudicare da come stanno le cose non possiamo, per il momento, stare tranquilli: conviene incrociare le dita e sperare che Giove pluvio non si voglia accanire contro Firenze. Niccolo Machiavelli, segretario della Repubblica, scrisse parole ammonitrici sulla furia degli elementi e sul controllo dei medesimi per la difesa della sua patria. Firenze è patria di tutti, è patria di quei giovani che accorsero per salvarne il patrimonio di arte e di civiltà. Essi sono oggi alla soglia della vecchiaia: questo da un lato ci rattrista, dall'altro ci fa sperare che non è tutto perduto e conviene incalzare il governo affinché gli impegni assunti vengano onorati e le opere progettate vengano realizzate. Nessuno si nasconde che la spesa è assai onerosa, ma sono queste imprese a farci sentire figli di una patria comune che ha memoria di sé.
Firenze, 40 anni dopo quel che resta da fare
Dopo giorni di pioggia, l'Arno ha inondato Firenze, trasformando la città in un mare di fango e vortici. Le vittime sono state trenta, e il disastro è stato devastante. La città è stata salvata grazie ai giovani che si sono precipitati per aiutare le persone in pericolo. Le immagini dell'inondazione hanno fatto il giro del mondo e hanno commosso la gente. La Biblioteca Nazionale e altri luoghi storici sono stati salvati grazie alle azioni di questi giovani. Dopo l'inondazione, la città ha riso e si è detto "mai più!". Tuttavia, si è chiesto se le opere di difesa del fiume Arno realizzate negli ultimi anni siano sufficienti a prevenire un nuovo disastro.
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