Il 4 novembre 1966 due metri di mare sulla città. E ogni anno torna l'emergenza Ancora oggi quando soffia lo scirocco c'è chi scruta con timore l'orizzonte: "Il disastro può riaccadere" Il sindaco Cacciari lo esclude, ma il consorzio del Mose polemizza: solo una barriera salverà la laguna Me li sogno ancora quei flutti oltre i bastioni di Pellestrina e dentro la mia casa Quella mattina onde alte metri spazzarono via le difese secolari della città lagunare VENEZIA Certe notti di scirocco, quando non riesce a dormire e va fuori a vedere quel mare scuro che si gonfia, Ernesto ha ancora paura. Come quarantanni fa. Quando l'acqua gli entrò in casa, salì le scale e arrivò fino al tetto. «Me le sogno ancora quelle onde alte come palazzi di tre piani», racconta. Figlio di pescatori, Ernesto Ballarin aveva venticinque anni quel 4 novembre del 1966 quando l'alluvione sommerse Venezia con un'"acqua granda" di 1 metro e 94 centimetri. La sua casa a Portosecco, sull'isoletta di Pellestrina, stava nel punto in cui la furia del mare spezzo i murazzi alle sette del mattino, aprendo la prima breccia nei grandi bastioni eretti due secoli prima dalla Serenissima. Si salvò per miracolo. Fosse successo cinque ore prima, dice il Cnr, nel momento del massimo picco di marea, ci sarebbero stati due metri e mezzo d'acqua. E oggi, ammoniscono i tecnici, il pericolo non è passato. «È vero che fatti del genere avvengono in media ogni cento anni dice Luigi Cavaleri, direttore dell'Ismar, il centro ricerche del Cnr, ma con l'innalzamento del livello del mare, che cresce 3 millimetri l'anno, eventi come quello del '66 rischiano di essere sempre meno un fenomeno unico». Negli ultimi quarant'anni, dall'alluvione a oggi, la frequenza delle acque alte superiori al metro e 10 centimetri, cioè quelle sostenute che creano danni e disagi, è raddoppiata: 22 volte nel decennio 1956-1965, 31 volte in quello successivo, 53 volte tra il 1996 e il 2005. E il mare è più alto di un tempo: 23 centimetri in più rispetto ai primi del '900. Questo a causa, secondo le rilevazioni del Cnr, di due effetti combinati: l'innalzamento di 11 centimetri del livello del mare, che i tecnici chiamano "eustatismo", e lo sprofondamento per 12 centimetri del suolo della città (subsidenza) sia per cause naturali, 4 centimetri, che per il prelievo di acque dal sottosuolo per usi industriali, altri 8 centimetri. Due fenomeni che hanno un effetto "fondamentale" sull'aumento della frequenza delle acque alte. Lo si vede anche a occhio nudo quanto sia più alto il mare: in alcuni punti della città, come in Rio dell'Orso, le lettere "C" scolpite dalla Serenissima sugli edifici lungo i canali per indicare il "comune marino", cioè il livello medio delle alte maree, oggi sono completamente sommerse. Una situazione, questa, che fa dire ai tecnici del Consorzio Venezia Nuova, che stanno costruendo il Mose, il sistema di paratoie mobili contro le acque alte, che il rischio di una nuova alluvione «è fortissimo». Per il sindaco Massimo Cacciari, invece, l'eventualità che un simile evento si ripeta, «è impensabile». «La minaccia è ben presente e concreta - dice il consorzio - con l'unica incertezza del momento in cui potrà accadere. Più volte infatti un evento analogo, o addirittura più drammatico, è stato evitato solo per il fortunoso e improvviso miglioramento delle condi-zioni meteorologiche».«Dal 1966 sostiene invece il sindaco Venezia è molto cambiata, e in meglio, specie sul fronte delle difese a mare e interne alla città. È molto più sicura e più attrezzata, tanto che un altro 4 novembre non potrebbe ripetersi». Due tesi, quelle del sindaco e del consorzio, che si scontrano anche sul Mose, la grande opera costruita al 28, che dovrà essere ultimata nel 2012 e verrà a costare 4.271 milioni di euro. L'8 novembre il comitato interministeriale per Venezia dovrà decidere se far continuare l'opera o se preferirle qualcuno degli 11 progetti alternativi, meno giganteschi e più economici, proposti dal Comune. In questi giorni Venezia, divisa tra il recupero della memoria e le polemiche sul suo futuro, ricorda l'alluvione con mostre, convegni, spettacoli, pubblicazioni. La città, che quarantanni fa aveva il doppio dei suoi abitanti attuali (121mila nel '66, 62mila oggi), ebbe 14mila alluvionati, 1.200 sfollati, 4 morti e 40 miliardi di danni: 2mila aziende su 2.700 furono gravemente danneggiate. Anche la provincia, e tutto il Nord Est, da Venezia a Belluno, da Udine a Trento, furono duramente colpiti: 78 morti, 180mila sinistrati, 3mila senzatetto, 400 miliardi di danni. Fu una data spartiacque per Venezia. L'inizio della sua decadenza, del suo spopolamento, implacabile, continuo, mai cessato, della scomparsa delle industrie, del suo consegnarsi mani e piedi a un unico nuovo dio, quello del turismo mordi e fuggi, venti milioni l'anno di pendolari della vacanza, che l'hanno stravolta e ne hanno cambiato i connotati. Il principio di una mutazione: sempre meno città, sempre più Disneyland. Amara è l'analisi di un'illustre veneziana come la contessa Teresa Foscari Foscolo, per decenni anima e bandiera di Italia Nostra: «Venezia ha un suo 4 novembre permanente, dove il disastro diventa abitudine. A me pare che subito dopo il 1966, al preoccupato e preoccupante silenzio delle autorità responsabili, abbia corrisposto, nei veneziani, un'angoscia oscura: quella di considerare la fine come inevitabile. O, addirittura, come necessaria." 194 cm LA MAREA Arriva a 194 cm, il livello storicamente più alto mai raggiunto. Nel 1979 arriva ad un massimo di 166 cm Da 7 a 53 GLI EVENTI La frequenza delle acque alte a Venezia, dal 1925 al 2005, passa dai 7 ai 53 eventi per decennio 121 mia ABITANTI Venezia 40 anni fa aveva il doppio dei suoi abitanti attuali, passando dai 121mila del '66 ai 62mila di oggi 40 miliardi I DANNI II disastro provoca 40 miliardi di lire di danni, 14 mila alluvionati, 1.200 sfollati e causa la morte di 4 persone
la Repubblica
2 Novembre 2006
L'"acquagranda" che sconvolse Venezia
RO
Roberto Bianchin
la Repubblica
Il 4 novembre 1966 due metri di mare sulla città. E ogni anno torna l'emergenza. Il sindaco Cacciari lo esclude, ma il consorzio del Mose polemizza: solo una barriera salverà la laguna. Me li sogno ancora quei flutti oltre i bastioni di Pellestrina e dentro la mia casa. Quando l'acqua gli entrò in casa, salì le scale e arrivò fino al tetto. Me le sogno ancora quelle onde alte come palazzi di tre piani. Figlio di pescatori, Ernesto Ballarin aveva venticinque anni quel 4 novembre del 1966 quando l'alluvione sommerse Venezia con un'acqua granda di 1 metro e 94 centimetri.
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