Anche dopo l'arrivo del sospirato emendamento governativo, uno degli aspetti più controversi della Finanziaria rimane la manovra sugli enti locali. L'aggiustamento richiesto, direttamente proporzionato alla spesa totale degli anni scorsi, rischia infarti di essere indebitamente gravoso per quei Comuni che sono ricorsi al mercato per finanziare grandi investimenti (è il caso di Torino con le Olimpiadi invernali). Il problema è reale, ma ulteriori "sconti" ai Comuni non sembrano possibili. Come uscirne? Un modo è rivedere le norme che regolano la capacità di indebitamento e la gestione del debito degli enti. Negli ultimi cinque anni l'incremento medio annuo dello stock di debito di Comuni, Province e Regioni è stato del 9 per cento. Anche se parzialmente giustificata dall'attribuzione di sempre crescenti responsabilità di spesa, questa dinamica è stata nettamente superiore a quella del Pii e troppo accentuata rispetto alla perdurante necessità di contenimento del debito pubblico. L'introduzione di un tetto esplicito che almeno stabilizzi il rapporto debito localePii è quindi importante. Tenuto conto delle previsioni macroeconomiche del Governo, tra il 2006 e il 2009 la variazione massima consentita dello stock di tale debito potrebbe essere fissata al 10 per cento. L'introduzione di un tetto alla crescita del debito possiede un'ulteriore valenza, in quanto permetterebbe, sanando un'asimmetria giuridica discutibile, di dare ai Comuni la flessibilità di bilancio necessaria per arrivare in modo non traumatico all'aggiustamento richiesto. A differenza dello Stato, infatti, gli enti locali possono indebitarsi solo per effettuare investimenti. Dal punto di vista macroeconomico, il debito locale è quindi di qualità strutturalmente "migliore" di quello statale. Nonostante ciò e questa è l'asimmetria allo Stato è permesso rifinanziare il debito che matura emettendone di nuovo; gli enti locali devono invece reperire le risorse necessarie a rimborsare il debito che scade attingendo alle entrate correnti (la cui dinamica non ha peraltro alcuna relazione con gli investimenti effettuati). Senza voler rivoluzionare il sistema, l'introduzione di un tetto per lo stock del debito dei Comuni, controllandone la dinamica, creerebbe le premesse sostanziali per modificare questa situazione. Anche gli enti locali dovrebbero avere la possibilità di rifìnanziare sul mercato il debito in scadenza. Questo è particolarmente importante vista la diversità delle situazioni sul territorio. Alcuni enti non hanno infatti in questo mo-mento bisogno di effettuare significativi investimenti e vorrebbero invece disporre di più ampi margini di manovra di parte corrente; altri hanno priorità opposte. Introdotta la possibilità di effettuare il rollover del debito, lo specifico Comune potrebbe scegliere il punto di equilibrio più confacente alle sue necessità sulla linea che unisce due estremi: da un lato un rifinanziamento completo (quindi meno spazio per investimenti nuovi ma più margini di parte corrente); dall'altro nessun rifinanziamento (quindi compressione della spesa corrente ma maggiore capacità di indebitarsi per effettuare nuovi investimenti). Con il rollover verrebbe peraltro salvaguardato il principio costituzionale che impone agli enti locali di avere per ogni investimento una sola passività e, in analogia con i principi già sanciti dall'articolo 41 della Finanziaria per il 2002, non ha molta importanza che quest'ultima coincida con un unico mutuo ventennale piuttosto che con una sequenza composta da due mutui decennali. Se tutti i Comuni decidessero un rollover completo del debito il recupero della disponibilità di entrate correnti per i prossimi tre anni sarebbe di circa 13 miliardi. Alla luce dell'esistenza di diverse priorità è realistico invece stimare un recupero pari a 2-3 miliardi l'anno. Non poco, anche perché l'emergere di queste risorse aggiuntive potrebbe consentire un contenimento della dinamica dei trasferimenti statali agli enti. E minori trasferimenti vogliono dire meno debito pubblico. Direttore Finanza e investimenti del Comune di Roma
Debito flessibile per gli enti locali
La manovra sugli enti locali della Finanziaria è ancora controversa. L'aggiustamento richiesto è direttamente proporzionato alla spesa totale degli anni scorsi, ma potrebbe essere indebitamente gravoso per Comuni che hanno ricorso al mercato per finanziare grandi investimenti. Per uscirne, si potrebbe rivedere le norme che regolano la capacità di indebitamento e la gestione del debito degli enti. L'introduzione di un tetto esplicito per lo stock di debito locale potrebbe stabilizzare il rapporto debito locale-Pii. Il tetto potrebbe essere fissato al 10% di variazione massima dello stock di debito.
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