ROMA Concessioni da uno a 50 anni dei beni dello Stato per attrarre investimenti privati e pubblici. Razionalizzazione dei 414 immobili all'estero per ridurne i costi. Revisione dei canoni del demanio marittimo in base a nuove tabelle tariffarie che terranno conto dell'ubicazione delle spiagge e del loro uso. Trasferimento dalla Difesa all'Agenzia del Demanio di immobili non più necessari per usi militari (fino a 4 mld di euro) da dismettere e valorizzare entro il 31 luglio 2008. Ampliamento delle possibilità di utilizzo dei beni confiscati alla criminalità: sono oltre 2.800 quelli in attesa di assegnazione. Verifica della strumentalità dei beni dello Stato per recuperare il patrimonio scarsamente usato. Funzioni catastali conferite agli enti locali. Potenziamento del ruolo dell'Agenzia del Demanio quale crocevia e catalizzatore dello sviluppo in stretta collaborazione con le realtà territoriali. È questo il pacchetto delle principali misure contenute nella Finanziaria 2007 per rilanciare 0 progetto di valorizzazione, ottimizzazione e alienazione del patrimonio immobiliare pubblico. A differenza degli ambiziosi progetti di vendita del Governo Berlusconi, l'Esecutivo Prodi pone l'accento sulla riduzione dei costi e sull'aumento della redditività: il ridimensionamento della portata delle dismissioni allungherà i tempi del potenziale extra-gettito ma eviterà il rischio della svendita e dell'abbattimento a colpi di accetta dei 1.700 miliardi di euro di attivo dello Stato. Lo Stato-gestore Per trasformare lo Stato in un bravo gestore immobiliare la materia prima non manca: l'Agenzia del Demanio finirà quest'anno di censire i 25.500 immobili pubblici, disponibili e non disponibili. A questi vanno aggiunti i beni demaniali: il demani marittimo e idrico gestiti dalle Regioni; il demanio forestale di proprietà delle Regioni; il demanio militare che la Difesa non ha ancora mai censito; la rete stradale e autostradale gestita dall'Anas; il demanio aeronautico gestito dall'Enac; il demanio storico-artistico. Lo Stato intende ridurre i costi dei cespiti all'estero che sono oltre 400; risparmierà assegnando beni confiscati, vuoti o inutilizzati a una platea più vasta di enti pubblici. E' in arrivo maggiore flessibilità nell'uso di immobili pubblici da parte dei privati. Le concessioni La grande scommessa del Governo Prodi è la concessione fino a 50 anni: un volano per attrarre investimenti dai privati e anche dagli enti territoriali. Il ministro dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa ha stimato in circa 0,5 miliardi di euro per il 2007 «l'insieme delle misure dedicate alla valorizzazione e all'allungamento delle concessioni demaniali (attualmente fino a 19 anni ndr. ), a un più esteso coinvolgimento di operatori del settore privato nella ristrutturazione e nell'utilizzo degli immobili pubblici e al decentramento presso le amministrazioni comunali della gestione del Catasto». La proiezione è prudente. Ma la macchina delle concessioni a 50 anni richiederà tempi di avviamento lunghi: gli enti coinvolti (ai Comuni vengono riconosciuti benefici immediati con partecipazione agli incassi) e l'Agenzia del Demanio devono attrezzarsi per lanciare i bandi di gara, confrontare e verificare i progetti. Le concessioni saranno messe all'asta su beni demaniali finora scarsamente valorizzati che per aprirsi al mercato cambieranno la destinazione d'uso. La concessione a 50 anni non è una novità: all'estero è in voga con durate comprese tra i 75 e i 99 anni. Consente al privato di ottenere il credito, ammortizzare i costi e realizzare profitti. L'Agenzia del Demanio vigilerà affinché il contratto della concessione venga rispettato: ma ammonisce Gualtiero Tamburini, vice-presidente di Nomisma ed esperto di real estate, lo Stato dovrà evitare di eccedere nei controlli lasciando ai privati un'adeguata libertà d'iniziativa. L'incasso potenziale è elevato. Le concessioni a 50 anni dei soli stabilimenti balneari (gestiti da oltre I2mila concessionari) potrebbero fruttare oltre 12 miliardi di flussi in 50 anni (con canoni aumentati dagli attuali 40 a 120 milioni di euro l'anno). Le spiagge La Finanziaria 2007 abolisce la norma tremontiana che aveva triplicato i canoni a sei anni per gli stabilimenti balneari-turistici. In futuro Regioni, Comuni ed Autorità portuali coinvolti nei sistemi di riscossione aumenteranno i canoni applicando in via automatica tabelle con percentuali e tariffe prestabilite. Il demanio marittimo verrà suddiviso in due grandi aree: solo alcuni stabilimenti potranno mantenere i vecchi canoni. Chi svolgerà funzioni terziarie commerciali dovrà pagare una locazione a prezzo di mercato. I canoni saranno calcolati in base alla redditività dell'utilizzo. L'Agenzia del Demanio La Finanziaria 2007 assegna all'Agenzia del Demanio (830 dipendenti e 19 filiali regionali) un ruolo ancor più centrale nella gestione del patrimonio pubblico. Ne amplia i poteri e la sfera d'azione: Patrimonio dello Stato spa, creazione del Governo Berlusconi, è confluita in Fintecna e si occupa ora della fase conclusiva e non più propositiva delle alienazioni. L'Agenzia, trasformata in ente pubblico economico nel 2003 e guidata da Elisabetta Spitz, è chiamata ora a interagire con gli enti locali per far marciare a passo spedito questa vasta opera di valorizzazione. Un'impresa non facile: gli addetti ai lavori temono che la centralizzazione di questo processo ne possa rallentare il cammino. Intanto il Demanio affila le armi: lo scorso settembre ha firmato un Protocollo d'Intesa sottoscritto da viceministro Vincenzo Visco, dal ministro per gli Affari Regionali Linda Lanzillotta e per i Comuni dal presidente dell'Anci Leonardo Domenici. E ha lanciato il Portale Real Estate per gestire informazioni e stimolare il dialogo con gli enti locali. www.demaniore.com