Il restauro è uno dei settori strategici della tutela in Italia. E i vari istituti che si occupano del settore sono un immenso serbatoio di competenze, di conoscenza e di professionalità, riconosciute ormai a livello internazionale, con i restauratori italiani chiamati a "salvare" opere d'arte in ogni parte del mondo. Ne ha parlato anche il ministro Rutelli intervenendo al convegno dell'istituto Brandi, a Roma. «Chiederò ai ministri europei a Bruxelles - ha detto Rutelli - che all'Italia venga riconosciuto non solo il ruolo guida nel restauro, ma che possa svolgere una scorta di mandato europeo, nella direzione di una vera e propria diplomazia culturale, per coordinare t impegno europeo dei restauri nel inondo». Se ne parla per il nascente Istituto romano per il restauro, pensato come punto nazionale di eccellenza. E se ne discute all'Opificio delle pietre dure, glorioso e longevo istituto fiorentino per il quale, come ha detto il sottosegretario Andrea Marcucci a Firenze, il ministero immagina uno status di maggiore autonomia, dite gli consenta di poter accettare con maggiore agilità sponsor, donazioni e commesse. «Una maggiore autonomia, credo sia fondamentale per salvaguardare il futuro dell'Istituto - commenta la soprintendente dell'Opificio Cristina Acidini Luchinat, dal primo ottobre scorso anche soprintendente del Polo museale fiorentino - II lavoro italiano è molto seguito attesterò, molto desiderato. Credo che il futuro per un istituto come il nostro sia anche quello di esportare conoscenze». Il riconoscimento dei titoli di studio dei restauratori italiani in Europa diventa discriminante? Abbiamo avuto un riconoscimento che dobbiamo mettere a frutto. C'è stata l'equiparazione della nostra scuola per restauratori all'università di cinque anni. È il riconoscimento a lungo atteso del ruolo del restauratore, finalmente alla pari con dai è laureato in altre materie. Ora siamo attrezzati per confrontarci in maniera competitiva con i colleghi europei che si formano nelle università. Occorre valorizzare quanto più possiamo il patrimonio culturale e umano che già esiste. Ci sarà una migliore circolazione anche in Europa dei giovani che scelgono questo mestiere? Andrà incoraggiato. I nostri studenti, purtroppo, sono fra quelli in Europa che meno sfruttano la possibilità di spostamento fra i vari atenei, a livello di formazione universitaria. Voglio dire che i nostri giovani non sono smaniosi di andare attesterò a occupare posti e avrebbero le carte in regola per ottenerli. Chissà, forse è un tratto caratteriale, ora che non abbiamo più bisogno di emigrare siamo diventati molto stanziali. Non amano spostarsi forse perché in Italia c'è tanto patrimonio da curare... E questa è una delle contraddizioni più laceranti È vero c'è il patrimonio, ma non d sono le risorse, per curarlo. Se mancano i fondi si può solo stare a guardare il patrimonio mentre va in rovina. E questa è una macchia nera sulla fedina di tutti i governi che si sono succeduti finora. Come Salvatore Settis ha detto spesso, fin qui, sia centrodestra che il centrosinistra non hanno esitato a tagliare i finanziamenti alla tutela. E poi c'è il problema del mancato ricambio generazionale nelle soprintendenze e negli istituti. In molti, a ondate massicce, vanno in pensione, ma non"ci sono nuove assunzioni. Da soprintendente dell'Opifìcio posso testimoniare che ci sono restauratori di un'esperienza altissima, che non ha eguali nel mondo. Ma se non assumiamo dei giovani non ci resta che l' estinzione. E questa è una cosa che la repubblica italiana non deve permettere.