ROMA Polizia, Guardia di Finanza, Carabinieri e militari in genere. Anche le nostre forte armate e di sicurezza finiscono sotto la scure della Finanziaria 2007. Un salasso che si tradurrà in una riduzione degli stanziamenti di almeno un paio di miliardi di euro. Ma non basta. Alla Camera -dove è appena approdato il testo di legge - la tabella 12 (quella che definisce le risorse per la Difesa) non è mai arrivata. E quindi è impossibile determinare al centesimo l'entità dei tagli. Però, frugando tra gli oltre 260 articoli, emerge chiaramente che militari e forze dell'ordine dovranno tirare la cinghia. A furia di accorpare centri di spesa per risparmiare il ministero dell'Economia è riuscito a far perdere le staffe a generali, questori e militari in genere. È il caso della soppressione delle Direzioni interregionali della Polizia di Stato. Una "razionalizzazione" - come spiega l'articolo 35 -che porterà nei prossimi 3 anni a risparmi per 24 milioni di euro. In compenso gli uomini delle forze dell'ordine potranno utilizzare, per assolvere ai compiti di pubblica sicurezza, automezzi, motorini e appartamenti, sequestrati o confiscati nel corso delle operazioni. L'articolo 61 taglia invece del 15 le risorse finanziarie per l'aggiornamento professionale delle Forze Armate. Poche, pochissime le assunzioni. Dovrebbero essere finalmente regolarizzati i mille agenti che fino ad oggi hanno prestato servizio con contratti a scadenza. All'Arma verrà concesso di potenziare l'organico dell'unità operativa che si occupa di ecomafie e criminalità ambientale: appena 80 addetti. Scippo delle caserme. Se la scure si abbatte anche sulle missioni all'estero, il piatto forte è costituito però dal trasferimento del consistente patrimonio immobiliare che passerà dal ministero della Difesa (dove se ne occupa da anni il Dipartimento guidato dal generale Colucci) al Demanio, ovvero al ministero dell'Economia. E non è cosa da poco. Tra caserme, aeroporti, magazzini e depositi i militari hanno in cassaforte beni per oltre 30 miliardi di euro. Il piano di dismissione già approntato prevede per il prossimo anno vendite e cessioni per un corrispettivo rivalutato pari ad un miliardo. Ma questi soldi - se il testo della legge non verrà modificato - non finiranno nelle casse delle forze dell'ordine. Infatti il viceministro dell'Economia Vincenzo Visco, con il placet di Tommaso Padoa-Schioppa, ha intenzione di girare al Demanio la partita dismissioni. Oltre al danno la beffa: meno soldi e meno immobili. «Faremo di tutto», assicura il presidente della commissione Difesa del Senato, Sergio De Gregorio, «per evitare questo trasferimento di beni. Si tratta di un vero e proprio esproprio ai danni della Difesa, che peraltro ha un Dipartimento attrezzato proprio per gestire le dismissioni». Rìschio occupazione. Se le stellette non ridono, chi piange è l'intero settore dell'industria della difesa. L'Italia ha sottoscritto da anni (anche in sede Nato) protocolli per l'aggiornamento dei mezzi aerei, navali e terrestri. Ma senza soldi sarà difficile rispettare gli impegni. Senza dimenticare che il parco mezzi ha bisogno di un costante sforzo di manutenzione ed aggiornamento. Se la Difesa non dovesse rispettare i contratti, ha stimato l'Associazione delle imprese di categoria, almeno 10mila posti di lavoro sarebbero a rischio. E non bisogna poi dimenticare che - con l'ampliamento degli impegni internazionali - le nostre truppe impegnate in missione di pace hanno bisogno di nuovi e più sicuri mezzi. Alloggi militari. Nell'era dell'austerity c'è almeno una buona notizia, ma il governo non ha meriti. È stato infatti sospesa proprio ieri - dalla commissione Difesa della Camera -la procedura di sfratto dagli alloggi militari di servizio. La Camera ha anche avanzato richiesta al governo di reperire abitazioni da assegnare al personale con concessioni rinnovabili e in proprietà. antonio.castrolibero-news.it