L'INCAPACITÀ politica di riformare adeguatamente la spesa pubblica e l'esigenza di finanziare le spese per lo sviluppo e il taglio del cuneo fiscale sulle imprese per ridare competitività al Paese hanno reso obbligatorio l'aumento delle imposte che avviene a carico di certe fasce piuttosto che di altre. L'onere tributario non aumenta per i contribuenti con redditi inferiori a 40.000 euro. Sulla base dei dati sulle ultime dichiarazioni disponibili (quelle relative all'anno 2003), questi contribuenti sono circa 38 milioni, pari al 95 del totale dei contribuenti. L'imposizione, invece, aumenta per i contribuenti che dichiarano oltre 40.000 euro. Questi contribuenti sono oltre due milioni, circa il 5 dei contribuenti, di cui 553.000(l'l,4)con redditi superiori a 75.000 euro. Per questi redditi l'imposizione aumenterà non solo a seguito dei nuovi scaglioni e delle nuove aliquote, ma anche per l'eliminazione delle deduzioni dal reddito, per la riforma delle detrazioni d'imposta e per l'aumento delle addizionali all'Irpef da parte degli Enti locali. Queste addizionali sono destinate ad aumentare perché gli Enti locali dovranno fronteggiare la rilevante riduzione dei trasferimenti dallo Stato (per 4,3 miliardi esclusa la sanità). Gli Enti locali potranno far fronte alla riduzione, oltre che con le addizionali all'Irpef, con riduzioni di spesa e con nuove imposte di scopo. Ma è facile prevedere che in molti casi per ragioni politiche preferiranno gli aumenti impositivi alle riduzioni di spesa. L'efficacia redistributiva dell'imposizione rischia di essere solo apparente, perché essa è conteggiata sui redditi che non sfuggono all'imposizione e non sui redditi evasi. Chi può escludere che si finisca con l'avvantaggiare quell'area di evasione (mai scoperta) che si annida nei redditi bassi che godranno di riduzioni di imposta? A fronte, per di più, di un maggiore carico sui redditi medi ed elevati, in particolare dei lavoratori dipendenti che non possono sottrarsi all'imposizione perché sono tassati alla fonte. Il ceto medio onesto paga un conto salato. E' vero che la riforma dell'imposizione sul reddito è accompagnata da misure dirette a contrastare Invasione e Illusione, quali la revisione degli studi di settore, il divieto di pagamento per contanti dei compensi per prestazioni professionali, lo spostamento della gestione dei catasti ai Comuni, ma queste misure non appaiono sufficienti se non sono accompagnate da una profonda riorganizzazione della macchina fiscale su cui la Finanziaria non offre indicazioni persuasive. Le riforme del pubblico impiego e della previdenza non sono state incluse nella Finanziaria, come desideravano i sindacati che hanno ottenuto di "scorporare" dalla Finanziaria le norme che proponevano tagli di spesa. Essi hanno sottoscritto un memorandum di intesa con il governo per l'avvio nel prossimo anno di un confronto sui temi della previdenza, senza tuttavia assumere alcun impegno sul merito della sua riforma. La riforma della sanità è stata sostanzialmente rinviata alle Regioni a cui è stata attribuita la possibilità di aumentare l'addizionale all'imposizione sul reddito e di introdurre alcuni tickets. Gli incentivi alle Regioni ad eliminare gli sprechi derivanti dall'avvio del federalismo fiscale dovrebbero servire per rendere le Regioni maggiormente responsabili, anche se l'esperienza degli anni passati non induce all'ottimismo che questo avvenga in misura adeguata. La Finanziaria dovrebbe mantenere il disavanzo al di sotto del 3, rispettando i vincoli europei. Ma non è chiaro quale sarà l'andamento del rapporto debito pubblico-Pil. Secondo il governo i provvedimenti disegnati dovrebbero fare scendere nel 2007 il debito dal 107,6 del Pil del 2006 al 106,9, ma non è specificato come questa leggera riduzione potrà essere raggiunta. Sul debito avranno un impatto positivo l'andamento favorevole del fabbisogno e il trasferimento all'Inps di una parte (5 miliardi) dell'indennità di fine rapporto che consentirà una erogazione dallo Stato all'Istituto di pari entità (ma aumenterà il debito pensionistico di altrettanto che però non è conteggiato nel debito). Questi effetti positivi saranno però compensati dal ripiano dei debiti degli ospedali (8 miliardi) e dal conteggio nel debito pubblico imposto dall'Eurostat della cartolarizzazione dei debiti sanitari di alcune Regioni (6 miliardi), nonché di altre poste sotto osservazione. La Finanziaria non ha previsto nuove cessioni dell'ampio patrimonio pubblico per ridurre il debito, forse per l'esigenza di non distrarre l'impegno politico ad aumentare l'avanzo primario. Ma dopo la Finanziaria il nodo del debito è destinato a riemergere e, quindi, con esso anche l'esigenza di ridurlo con nuove operazioni straordinarie di dismissione.
Il nodo del debito e quelle riforme ancora in attesa
La riforma dell'imposizione sul reddito è stata introdotta per finanziare le spese per lo sviluppo e il taglio del cuneo fiscale sulle imprese. L'onere tributario aumenta per i contribuenti con redditi superiori a 40.000 euro, mentre quelli con redditi inferiori a 40.000 euro non sono colpiti. La riforma prevede l'eliminazione delle deduzioni dal reddito e l'aumento delle addizionali all'Irpef da parte degli Enti locali. Gli Enti locali potranno far fronte alla riduzione dei trasferimenti dallo Stato con riduzioni di spesa e nuove imposte di scopo.
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