Dopo la riduzione da 35 a 30 miliardi della manovra di finanza pubblica per il 2007, il governo italiano è stato oggetto di qualche critica da parte delle istituzioni europee. In particolare, sia il Commissario Almunia sia la Banca centrale europea hanno a più riprese sottolineato come in tema di aggiustamento strutturale l'Italia abbia fatto molto poco nel 2006 e quindi la manovra rischi di essere insufficiente. Questi segnali di scetticismo sono inoltre arrivati nel contesto di una politica monetaria della Bce rialzista, e quindi, almeno come effetto d'impatto, poco benigna per quanto riguarda la tenuta dei conti pubblici italiani, gravati da una spesa per interessi superiore a 4 punti di Pil. . Oltre all'aumento del costo dei titoli a tasso variabile, c'è infatti un altro problema; di vsolito tassi crescenti rendono gli investitori, costretti a finanziarsi a condizioni più onerose, più selettivi nella scelta dei loro investimenti e preparati a detenere asset più rischiosi solo ad un rendimento più elevato. Negli ultimi mesi quest'ultimo effetto si è puntualmente materializzato per quanto riguarda il cosiddetto swap spread del Bund (la differenza di rendimento fra il tasso swap asset che incorpora un profilo di rischio medio, quello del sistema bancario e i titoli di stato tedeschi, dotati di un rating AAA e quindi ritenuti sostanzialmente privi di rischio). Nel caso dell'Italia (rating AA, simile a quello della maggioranza delle grandi banche), le cose avrebbero potuto complicarsi ulteriormente, a causa degli scetticismi delle istituzioni europee. Al contrario, il premio per il rischio (lo spread fra BTp e Bund) è invece andato gradualmente ma continuamente riducendosi; simultaneamente, è invece tornato positivo lo spread tra titoli di stato greci (rating A) e italiani. L'effetto-credibilità Queste tendenze sono peraltro state confermate al di fuori del contesto europeo, in occasione del lancio appena avvenuto di un global bond in dollari della Repubblica; lo spread sul Treasury al lancio del titolo-è stato di quattro punti base minore di quello associato con un'emissione analoga effettuata a gennaio. I mercati stanno dunque rivedendo al ribasso il rischio-Italia, e sembrano comunque non manifestare i nervosismi avuti in passato in occasione di pronunciamenti critici delle istituzioni internazionali sulla finanza pubblica italiana. La spiegazione di questo comportamento non può basarsi su eventi oggettivimisurabili (la legge finanziaria non è ancora stata scritta, la scoperta di caratteristiche strutturali nell'aumento del gettito tributario è troppo recente). Occorre allora prendere in considerazione ipotesi di natura qualitativa. Una di queste ipotesi ha ovviamente a che fare con la credibilità personale degli esponenti di punta del Governo in carica. In presenza di tale credibilità complessiva, è probabile che l'investitore a differenza del commissario Almunia non ritenga così importante che la manovra per il 2007 venga ampliata per ulteriori cinque miliardi: l'essenziale è che si vada nella direzione giusta e si faccia la Finanziaria da 30 miliardi a cui ci si è impegnati. Tutto bene, allora? In realtà c'è un aspetto importante su cui riflettere. Tipicamente, l'effetto-credibilità genera infatti d'impatto una significativa riduzione del premio per il rischio e una sua successiva stabilizzazione. Il processo che ha interessato il BTP è invece molto più lento e graduale (come se gli investitori avessero bisogno di continue conferme delle loro scelte), e quindi potenzialmente più fragile. Dato che non è possibile escludere "incidenti di percorso" per la finanza pubblica (si pensi ad esempio alla recente riclassificazione nel debito pubblico della cartolarizzazione dei debiti sanitari delle Asl) sorge quindi l'opportunità di adottare misure "assicurative" che irrobustiscano le (positive) tendenze in atto. Tali misure potrebbero interessare la valorizzazionedismissione di una porzione dell'enorme patrimonio immobiliare degli enti locali. Si tratta in molti casi di asset liquidi, a redditività al momento assai modesta (quando non negativa) e suscettibili di generare robuste plusvalenze rispetto ai valori di iscrizione a bilancio. La parte non più necessaria alle funzioni pubbliche, e quindi più rapidamente disponibile per operazioni di valorizzazioneprivatizzazione è stimata ad esempio in poco meno di 10 miliardi, pari a circa 20 miliardi di valore di mercato. Per gli enti locali, un possibile incentivo al conferimento dei beni potrebbe essere quello di una contestuale cancellazione di mutui in essere della Cassa depositi e prestiti, con il conseguente abbattimento automatico di debito pubblico (e conseguente spesa per interessi). Come detto, un'iniziativa in materia dovrebbe ovviamente essere integrativa e non sostituiva rispetto alla ricostruzione in atto di un adeguato avanzo primario. Ove si realizzasse un'operazione che riduce in un colpo anche di un solo punto il rapporto debitoPil, è ragionevole ipotizzare che il flirt fra BTp e mercati iniziato qualche mese fa diventerebbe subito vero amore. E il costo del debito scenderebbe ancora.