E' stato uno degli studiosi più attenti e sensibili del Sacro Monte, dunque non può che compiacersi della dichiarazione dell'Unesco. Mario Botta, architetto e urbanista di fama mondiale, al quale è stato affidato, tra l'altro, il progetto della nuova Scala di Milano, è addirittura convinto che il complesso architettonico varesino rappresenti un unicum in tutto il mondo. Spiega: «E' senza dubbio uno dei gioielli del territorio lombardo. L'Unesco, in genere, dichiara un sito patrimonio dell'umanità se l'ambiente naturale è di pregio o se l'opera dell'uomo è di valore. Al Sacro Monte di Varese sussistono entrambi i requisiti: non si capisce dove finisca il paesaggio e dove cominci il monumento. È una fusione perfetta tra natura e cultura». Verrebbe da dire: uno dei rari esempi in cui l'intervento dell'uomo non ha rovinato l'ambiente. È così? «Di più: qui gli architetti del '600 lo hanno migliorato ed esaltato. L'intero complesso, nato per la recita del rosario, tiene conto dei tempi della salita dell' uomo verso la cima della montagna, dei momenti di raccoglimento, di quelli di preghiera. È un'armonia che ha pochi riscontri in tutto il mondo». Il problema che adesso si pone è come conservare e rilanciare un luogo divenuto patrimonio dell'umanità. Architetto Botta, quali suggerimenti si sente di dare? «Che il Sacro Monte conservi il più possibile le sue caratteristiche originarie. Non bisogna strafare, occorre al contrario evitare di trasformarlo in una Disneyland. Gli interventi di recupero degli anni recenti sono stati ottimi e di questo va dato atto ai tanti amici del Sacro Monte. Ora si tratta soltanto di mantenere la vocazione del luogo, che è quella della spiritualità e dell'incontro tra uomo e natura».