In quegli anni la televisione era in bianco e nero, carosello era lo spartiacque serale per i bimbi, mentre fra i giovani iniziavano a farsi largo i capelloni. Il muro di Berlino era più granitico che mai, come la guerra fredda. I telegiornali, raccontavano la guerra in Vietnam e, come oggi, i titoli erano anche per la questione arabo-israeliana. Presto però tutto il mondo parlerà di Firenze, vittima della spaventosa alluvione del 4 novembre '66. La culla dell'arte rinascimentale in ginocchio, migliaia di opere d'arte che rischiano di essere perdute per sempre, come le migliaia di manoscritti e codici della Biblioteca Nazionale invasa dalla melma e dal fango. Fu uno storico dell'arte, Carlo Ludovico Ragghianti, ad esortare il mondo culturale e i giovani a soccorrere Firenze. Sembrava una voce nel deserto, un messaggio che si sarebbe perso nel nulla. Invece, il miracolo: a rispondere furono migliaia di studenti e giovani. Furono giorni interminabili di lavoro e passione di quelli che poi sarebbero passati alla storia come gli "Angeli del Fango". Le mani sporche di melma puzzolente e le gambe immerse nel fango a farsi largo fra la disperazione. La "meglio gioventù", ha poi scritto qualcuno, i primi testimoni che anticiparono il '68 e le associazioni del volontariato. Non c'era colore politico, né sigle. L'obiettivo di tutti era di dare una mano a Firenze a rialzarsi, senza niente in cambio. Iniziano a farsi vedere in città già nelle prime ore dopo l'alluvione «zaino in spalla, parlano inglese, spagnolo, tedesco, arabo. Sono giovani pacifici e molto pacifisti» scrive Erasmo D'Angelis nel suo libro, appunto, "Angeli del Fango". E saranno proprio loro i maggiori protagonistì nel quarantennale dell'alluvione. Il loro raduno sarà la mattina di sabato a Palazzo Vecchio. Hanno già risposto a migliaia all'invito di Firenze, ed hanno confermato la loro presenza, fra gli altri, Ted Kennedy, già "angelo del fango", il vicepresidente del consiglio Francesco Rutelli, i ministri Vannino Chiti e Alfonso Pecoraro Scanio, il capo del dipartimento della Protezione Civile Guido Bertolaso. Le prime foto di questi giovani fanno il giro del mondo, si vede una coda di cinquecento persone fare una catena umana per portare in salvo i libri della Biblioteca Nazionale. Uno spettacolo commovente nella tragedia che si stava consumando a Firenze. «Ero un giovanissimo docente universitario e con i miei allievi ci demmo da fare per portare soccorso, per dissotterrare dalla melma oggetti comuni e cose preziose, per confortare coloro che avevano perduto ciò che amavamo» ricorda Mario Primicerio, che poi sarebbe diventato sindaco di Firenze. Chi non è mai stata "Angelo del Fango" «ma i giornali si ostinano a dirlo» è l'astronoma Margherita Hack. È lei stessa a precisarlo all'Unità «sono arrivata a Firenze dopo qualche giorno per fare una visita a mio padre. Poi sono ripartita subito» precisa. I mobili che galleggiavano in Borgo San Jacopo, i manichini dei negozi che ballavano fra le onde e che in un primo momento avevano fatto pensare ad una catastrofe di dimensioni bibliche, tutti flash fissati nella macchina fotografica del polacco Swietlan Nicholas Kraczyna, mentre scattava le sue foto, qualcuno alle sue spalle commentava «guarda quello sfacciato, in questo momento tragico sta facendo le foto». «Rimasi male per tutto ciò, ma compresi le critiche che mi venivano mosse» racconta poi Kraczyma. Ma ne valse la pena, perché «l'anno successivo per quella foto mi fu assegnato il Premio Fiorino d'oro e per me fu un immenso onore riceverlo dalle mani del sindaco Bargellini». Immagini istantanee, ricordi veloci. «Posso raccontare della rissa per comprare un paio di stivali di gomma, che fra l'altro ho ancora» racconta l'americana Margarita Bertani. Sposata con un italiano, arrivò a Firenze nell'estate del '66 «quindi l'alluvione l'ho vissuta in pieno» dice a distanza di anni la signora Bertani «ho visto tanta gente tirarsi su le maniche e mettersi al lavoro per salvare il salvabile» spiega. L'alluvione le ha portato l'amore «ho messo le mie radici in quel fango perché è proprio allora che ho conosciuto mio marito e sono ben 40 anni che vivo a Firenze. I miei figli sono fiorentini nati e cresciuti a Firenze». Come l'attuale assessore regionale Riccardo Conti. «Io c'ero. Avevo 15 anni e seguii mio fratello maggiore, che poi diventò uno storico dell'arte. Fu lui che per primo vide il Cristo di Cimabue distrutto in Santa Croce e ne rimase scosso» racconta Conti. Salvatore Franchino, invece, prese il treno da Senise, provincia di Potenza, faceva il falegname e venne a Firenze «perché avevo la passione per l'arte e volevo imparare a restaurare» spiega nella sua testimonianza. Il suo compito come "Angelo del Fango"? Portare qualcosa di caldo agli anziani rimasti bloccati nelle case. «Avevo già alle spalle una catastrofe vissuta da volontario: il Vayont. Quando successe quella tragedia corsi ad aiutare le popolazioni» dice Salvatore, rischiando anche di perdere il posto di lavoro. Quando si dice il volontariato nel Dna: ora fa parte della Fratellanza Militare di Firenze. Lo spazio a nostra disposizione non permette di ricordarli tutti. Ma ognuno di loro sintetizza il lavoro e la passione delle migliaia di giovani. Bruno Santi, oggi è il soprintendente del Patrimonio storico, artistico e architettonico di Firenze, Prato e Pistoia - Anche lui un "Angelo del Fango". «Firenze era senza luce e acqua e ricordo che venne riaperto un antico pozzo in Costa San Giorgio. Ricordo anche - spiega Santi - una grande fiaccolata nella quale per la prima volta sentii cantare We shall overcome di Joan. Baez; era praticamente l'inizio della protesta che sfociò nel 1968». .Anche il filosofo Eugenio Garin fu tra coloro che riportò alla luce «i centomila pezzi sommersi della biblioteca universitaria, manoscritti e fondi antichi». C'è chi giunse a Firenze anche da oltre oceano, come il peruviano Rodrigo Hidalgo: «risposi alla richiesta di aiuti dopo l'appello che avevano fatto i radioamatori». Jhon Schofield, studiava pittura in Inghilterra, Severino Saccardi, sarebbe poi diventato direttore di "Testimonianze", Giancarlo Mazzucca e Francesco Colonna giornalisti, Riccardo Basosi docente universitario, Susanna Agostini si sarebbe data alla politica. Vite, che si incrociano, sguardi fissi sul futuro, e ricordi indelebili del passato. Eccoli gli "Angeli del Fango". Facce giovani ma con pensieri antichi, facce d'angelo che non sono venute dal cielo.