«II merito del riconoscimento che l'Unesco ha attribuito al Sacro Monte, come "Patrimonio dell'umanità" va essenzialmente a monsignor Pasquale Macchi». Ex segretario di Paolo VI, ex arciprete del Sacro Monte, monsignor Macchi negli anni '80 avviò una massiccia campagna di restauri che richiamò sul complesso religioso che domina Varese l'attenzione del mondo. Anche con scelte ritenute azzardate come quella di affidare a Renato Guttuso l'esecuzione di un affresco accanto a una cappella del '600. Le parole di riconoscenza verso monsignor Macchi arrivano da Riccardo Broggini, oggi vicepresidente dell'amministrazione del santuario di Santa Maria del Monte, in pratica l'ente religioso «proprietario» del complesso. Dunque l'Unesco ha riconosciuto che la Via sacra realizzata nel XVII secolo con le 14 cappelle e il santuario sono un bene che appartiene all' umanità intera e che come tali devono sottostare a una particolare tutela. La campagna per l'ottenimento di questo titolo che fu subito appoggiata dal Corriere era cominciata nel 2001 tra lo scetticismo generale, un riconoscimento è invece arrivato in tempi più rapidi del previsto: la commissione giudicatrice aveva compiuto un sopralluogo a Varese meno di due anni fa. Che cosa accadrà ora? La promozione del luogo non da di per sé diritto ad alcun vantaggio economico ma anzi impegna i suoi tutori a una cura ancor più attenta. «La commissione che ci fece visita ricorda Broggini apprezzò proprio lo stato di conservazione del complesso, degli affreschi e dell'ambiente m generale. Ma sottolineò anche due aspetti: il sito è privo di qualunque tutela contro atti di vandalismo e la Via sacra, all'inizio e alla fine è spesso invasa da auto in sosta. Ci è stato detto di risolvere questi due problemi, abbiamo chiesto un incontro con il Comune e attendiamo risposta». Apprezzamento per la decisione dell'Unesco è stato espresso anche da Nicola Bono, sottosegretario ai Beni culturali: «Ora è necessario coinvolge tutte le realtà produttive e culturali che possano concorrere alla promozione del luogo». E' un tasto controverso, e sul quale torna Broggini: «In un ambiente come questo è necessaria una programmazione culturale consona all'atmosfera di bellezza e spiritualità del luogo. Non vorremmo più vedere, come ci è capitato anche di recente, sfilate di cagnolini o corse di lumache. Pensiamo a concerti di musica classica, a mostre d'arte; qualcosa di meno impegnativo è sempre possibile, mala strada maestra deve essere quella che coniuga sacralità e bellezza».