Poco meno di 24 milioni da spendere in tre anni. È la quota di sopravvivenza garantita al cantiere del MAXXI, il museo nazionale dell'arte contemporanea in costruzione a Roma, da un emendamento al decreto legge collegato alla Finanziaria chiesto dal ministero dei Beni Culturali e approvato dalla Camera dei Deputati. A gestire i fondi per l'esecuzione dei lavori, ripartiti in tre tranches di 7,9 milioni per il 2006, 2007 e 2008 e reperiti comunque nell'ambito delle risorse destinate al MIbac, sarà Arcus, la spa dei ministeri dei Beni Culturali e delle Infrastrutture, per la quale è stato peraltro prorogato per il 2007 il regime della quota del 5 delle Grandi Opere. Ma si attende che i ministri dei Beni Culturali e delle Infrastrutture decidano il futuro della società, oggetto nei mesi scorsi di una relazione molto critica della Corte dei Conti e poi dell'indagine affidata alla commissione Baratta. Istituito con una legge ad hoc del 1999, il Museo dell'arte contemporanea, poi trasformato nel MAXXI, museo delle arti del XXI secolo, poteva contare inizialmente su un finanziamento di oltre 100 miliardi di lire. In seguito però la legge del '99 fu definanziata e il cantiere del nuovo museo, avviato nel 2003 a conclusione della gara internazionale vinta dalla architetta anglo irachena Zaha Adid, è andato avanti da allora solo con sporadici finanziamenti, a parte un provvedimento di legge che nel 2005 gli affidava 10 milioni di euro. In tutto sono stati spesi ad oggi circa 32 milioni di euro sugli oltre 100 mila previsti per concludere l'opera.