Presi in extremis davanti alla chiesa Si erano ben organizzati. Armati di piccone, in piena notte, avevano deciso di rimuovere la pavimentazione in maiolica della chiesa di San Nicolo Lo Reale, in via Merlo, tra corso Vittorio Emanuele e piazza San Francesco d'Assisi. Con la Motoape pronta a partire, avevano già cominciato a caricare quattrocento mattonelle risalenti al Seicento e al Settecento, che sarebbero state presto vendute al mercato nero dell'antiquariato. Ma il colpo è fallito. Fabio Mazzè e Giuseppe Vitale, pregiudicati di 32 e 24 anni, sono finiti in manette con l'accusa di furto aggravato in concorso. Due complici sono riusciti a far perdere le loro tracce dopo l'intervento delle volanti della polizia. Dietro tanta organizzazione, gli investigatori non escludono l'ipotesi che l'episodio dell'altra notte sia collegato a un furto analogo avvenuto circa un anno fa ai danni di un nobile palermitano residente in piazza Tavola Tonda. In quell'occasione i ladri misero a segno il furto di preziose maioliche del Settecento, solo in parte recuperate. Entrambi i colpi con ogni probabilità sono stati realizzati su commissione. Domenica notte, intorno alle 3, l'insolito viavai dei quattro ladri è stato notato dai poliziotti di una volante che stavano facendo giri di controllo fra le viuzze del centro storico. Mazzè e Vitale erano assieme a un complice: avevano già fatto il lavoro più difficile, asportando le maioliche che ornavano la pavimentazione del giardino interno della chiesa. Sapevano che il lavoro sarebbe stato reso più agile dai lavori di restauro. Così avevano cominciato a caricare le maioliche sul furgone. Intanto il quarto complice faceva da palo e si trovava a bordo della Motoape, pronto a fuggire. Ma il piano è andato in fumo. Colti in flagrante, due dei ladri sono stati accerchiati e arrestati dai poliziotti. Ma gli altri due componenti del gruppo sono riusciti a scappare fra le stradine del centro storico. Ieri mattina, dopo l'apertura del processo per direttissima, il giudice ha convalidato l'arresto di Fabio Mazzè, che alle spalle ha un curriculum di tutto rispetto con altri reati contro il patrimonio: è stato rinchiuso all'Ucciardone. Giuseppe Vitale, invece, è stato rimesso in libertà. Ha solo l'obbligo di firmare in commissariato due volte alla settimana.