Walter Le Moli, uomo forte degli stabili, grazie all'amicizia con il sindaco punta alla direzione artistica del Teatro di Roma, mentre il ministro tenta di creare un fronte con il centrodestra. E con una sponda molto particolare La stagione teatrale è cominciata in tutte le piazze con qualche speranza in più da parte di chi fa teatro, viste le buone intenzioni proclamate dal ministro Rutelli sull'adeguamento del Fus (il Fondo Unico dello Spettacolo). Ma il vero spettacolo sta cominciando dietro le quinte, dove qualcuno amleticamente si chiede: Le Moli o non Le Moli? Ovvero: riuscirà Walter Le Moli, potente direttore del Teatro Stabile di Torino (ex direttore del Teatro Due di Parma; dove pure conta ancora moltissimo) a insediarsi nella ambita poltrona di direttore del Teatro di Roma, che fra Argentina, India e altre iniziative governa una bella fetta dello spettacolo della capitale? L'attuale direttore è Giorgio Albertazzi, il cui mandato ( già prorogato di un anno) scade a dicembre prossimo. Abilissimo a piazzare uomini e donne del suo clan e durissimo con gli avversari, incurante dei budget e capace di assecondare Luca Ronconi in qualsiasi efferatezza produttiva (ha speso 7milioni di euro per cinque spettacoli del Maestro e un pugno di repliche per le Olimpiadi della neve), resistente a qualsiasi polemica, a qualsiasi levata di scudi, a qualsiasi reazione critica: basti pensare che nessuno ha avuto da ridire, quando si scoprì che il ciclopico "Trailo e Cressidra" allestito da Ronconi a Torino non c'entrava assolutamente sui palcoscenici del Piccolo a Milano e dell'Argentina a Roma, dove era atteso, prepagato e prevenduto. Qualcuno aveva sbagliato le misure della scenografia e dei complicati marchingegni necessari a far durare lo spettacolo cinque o sei ore Quanto all'esercito di cinquanta giovani attori furono sacrificati come in una grande battaglia omerica. Avevano infatti firmato un contratto, ma non avevano mai ricevuto indietro la copia firmata dal teatro. E poiché la fiducia reciproca è bella, ma se arrivano i guai ci rimette sempre il più debole, i giovani Achei e Troiani vennero cinicamente sacrificati: niente contratto firmato? Niente paga: solo una stretta di mano e un biglietto di ritorno a casa a pane e acqua. Nonostante questo la stagione ronconiana-olimpica ha fruttato allo Stabile di Torino la cooptazione nel ristretto club dell'Unione Europea dei Teatri, dove fino ad oggi primeggiava il Piccolo di Milano (socio fondatore ai tempi di Strehler). Come fa Le Moli ad essere così forte nel mondo del Teatro lo sanno anche i bambini: la sua stretta intesa con il sindaco Walter Veltroni, l'uomo che deciderà il successore di Albertazzi. Un'intesa di lunga data, che ha consentito a Le Moli di estendere la sua egemonia su una bella fetta del teatro italiano e soprattutto su tre stabili: il Teatro Due di Parma, che lui stesso ha fondato e diretto per molti anni.; lo Stabile di Torino, dove è ancora in carica; e il Teatro di Roma, dove la sua influenza passa già da anni attraverso lo stretto rapporto con il presidente Oberdan Forlenza, ex capo di gabinetto di Veltroni quando era ministro dello spettacolo. Quanto al Piccolo di Milano, è anche vicino a questa triplice cordata. Su un altro fronte politico-artistico ci sono un gruppo di teatri stabili molto diversi fra loro e che hanno direttori di vari schieramenti politici: il direttore di Genova Carlo Repetti, da sempre vicino ai DS ha un ottima intesa anche sul piano delle coproduzioni con Luca De Fusco, il direttore dello Stabile del Veneto, che è su posizioni poliste. Entrambi hanno un intenso dialogo con i due direttori siciliani Pietro Carriglio (Palermo) e Orazio Tonisi (Catania). La battaglia politica per il teatro italiano ha dunque schieramenti diversi da quelli che si vedono in Parlamento, perché a nominare i direttori sono i sindaci e i presidenti di regione, non il ministro dello spettacolo. Tanto è vero che Rutelli in quanto ministro non avrà molto da dire sulle nomine teatrali, mentre sarà certamente più influente in quanto presidente della Margherita. Questo anche per sparigliare i giochi veltroniani, magari con qualche gentleman agreement con un campione del Polo molto stimato da tutto il Teatro italiano, Gianni Letta, appassionato di spettacolo e amico vero di molti attori. Forse non è un caso che la prima usata da ministro nel mondo del Teatro Rutelli l'abbia fatta un mese fa ai Premi Olimpia del Teatro, ben sapendo che davanti alle telecamere di Ramno si sarebbe trovato accanto a Letta, che di quei premi è il presidente. Chi può dunque frenare Le Moli nella sua discesa a Roma, dove diventerebbe lo zar di mezzo teatro italiano? Visto che i giochi si faranno in casa Veltroni, solo qualche altro veltroniano potrebbe fermarlo, ma chi?
La guerra tra Veltroni e Rutelli per il teatro italiano
Il teatro italiano è in una situazione di crisi, con il ministro dello spettacolo Rutelli che cerca di creare un fronte con il centrodestra. Tuttavia, il vero spettacolo sta cominciando dietro le quinte, dove qualcuno si chiede se Walter Le Moli, potente direttore del Teatro Stabile di Torino, riuscirà a insediarsi nella posizione di direttore del Teatro di Roma. Le Moli ha una stretta intesa con il sindaco Walter Veltroni, che deciderà il successore dell'attuale direttore Giorgio Albertazzi. Le Moli ha un'influenza significativa su tre stabili: il Teatro Due di Parma, lo Stabile di Torino e il Teatro di Roma.
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