Anche la Forestale scende in campo contro i tombaroli: che di solito vanno a scavare in zone di montagna, dove i nostri antichi progenitori costruivano i loro insediamenti per difendersi meglio. E quindi chi meglio dei forestali fermare i predatori dell'arca? A Enna è stato costituito un Nucleo forestale per la tutela dei beni archeologici, che ha trovato pronta sede all'Università Kore. I suoi addetti (al momento cinque, ma si conta di portarli a dieci) verranno formati e istruiti nella facoltà di Archeologia, i cui studenti a loro volta saranno agevolati dagli uomini della Forestale nei loro percorsi. Perché Enna? Ma perché i paesi ennesi da Piazza Armerina ad Aidone, ex Morgantina, da Valguarnera a Montagna di Marzo sono delle «miniere archeologiche» preda degli scavatori clandestini. Certo cinque uomini, e anche dieci, sono molto pochi per controllare un territorio molto vasto, «ma siamo in collegamento con gli oltre cento distaccamenti della Forestale sensibilizzati al problema e abbiamo frequenti contatti con il Nucleo regionale dei carabinieri per la tutela del patrimonio archeologico, per cui c'è una sinergia tra carabinieri e forestali», dice Gaetano Bognanni, responsabile del Nucleo ennese dei «forestali archeologi».. C'è ancora da scoprire dopo un secolo di razzie? «Abbiamo preso di recente un vecchio tombarolo di Aidone ancora in attività di servizio. Il fatto è che finora è stato portato alla luce non più del 40 del materiale archeologico - aggiunge Bognanni -. Ad esempio accanto alla vecchia Morgantina c'è un'area ancora tutta da esplorare. E non sono attivi solo i tombaroli ennesi, ma anche quelli di Paternò che si spostano sino nell'area di Corleone. Abbiamo chiesto che si istituisca a Catania un Nucleo come quello di Enna e credo che il presidente della Provincia Raffaele Lombardo, sensibile alla questione, potrà decidere in tal senso, d'accordo con l'assessore regionale ai Beni culturali Lino Leanza. Anche il prefetto di Catania Anna Maria Cancellieri era favorevole al progetto». Ma come fanno i tombaroli a scoprire se sotto terra c'è qualcosa da prendere? «Hanno metal detector sofisticatissimi. Dal suono che percepiscono in cuffia possono capire se sotto c'è del vasellame, del rame, del bronzo, o dell'argento, oppure dell'oro, e capiscono a quale profondità si trovano. Loro prendono quello che gli serve, anche il bronzo: lo fondono e con lo stampo di monete autentiche fanno altre monete. Impossibile capire che sono fasulle perché il bronzo è quello antico». Quali sono le zone dove ancora ci sono reperti? «C'è quest'area Morgantina-Valguarnera-Rossomanno Cafeci-Montagna di Marzo in territorio di Piazza Armerina. Qui i tombaroli hanno scoperchiato circa diecimila tombe e in una di queste c'era anche un'antica corazza. Dentro le tombe si trovavano i corredi funerari la cui consistenza variava a seconda dell'importanza del defunto. Il problema è che i tombaroli portando via i pezzi non consentono agli archeologici di "leggere" i vari periodi storici sul territorio. A Russomanno abbiamo trovato tre tombe già depredate in una zona assolutamente insospettabile.».