La nuova sfida allo Stato. Soru ieri a Sassari chiede al governo di farsi da parte È soddisfatto Soru per il lavoro di restauro delle statue di Monti Prama. Ma ora pensa già alla seconda fase: la Regione deve avere la titolarità dei beni culturali della Sardegna. Basta con lo Stato padre e padrone, basta con il governo (di qualunque colore esso sia) che può non solo gestire ma controllare, verificare, spadroneggiare. «È con grande emozione - ha detto ieri il governatore nel suo tour tra i giganti - che apprendo come prima dei greci i sardi siano capaci di sviluppare un'arte autoctona. Ora quello che c'è da fare è di portare a compimento il restauro e pensare di sviluppare a pieno il centro di restauro di Sassari: deve diventare l'unico centro italiano per la ricostruzione digitale e virtuale di tutta l'arte italiana». È felice il presidente, ieri accompagnato dall'assessore alla Cultura, Elisabetta Pilia. Ma secondo lui ora non bisogna fermarsi: è necessario passare alla seconda fase. «La cosa migliore per la Sardegna - ha spiegato - è gestire le ricchezze culturali che abbiamo in maniera autonoma. Ci stiamo muovendo in questo senso». Non è ancora il «lo Stato è la Sardegna», di qualche giorno fa quando Soru chiedeva l'abolizione di tutte le prefetture, vecchie e nuove, ma poco ci manca. DEL RESTO È UN'IDEA che il governatore coltiva da parecchio. L'obiettivo, spiegano fonti vicine al presidente della Regione, è quella non solo di avere la gestione ma proprio la titolarità dei beni culturali. Una questione autonomistica che il governatore intende portare avanti con determinazione. «Stiamo facendo un percorso in questo senso - ha confidato ieri a Sassari - dobbiamo continuare nella strada intrapresa in modo da arrivare al risultato. I contatti con Roma non solo ci sono ma stanno andando avanti. E nel più breve tempo possibile definiremo tutta la questione».