Gli epiteti si sprecano da tempo. Quasi sempre evocano una imbarazzante quanto reiterata litania di "scempi, deturpamenti, sfregi, misfatti". Suscitano malcontento e vibrate proteste da parte di associazioni culturali, semliici cittadini, circoli intellettuali ed artistici, gli interventi di cosiddetto "restauro" in cui si sarebbe negli ultimi anni "sbizzarrita" la Soprintendenza di Ragusa. Qualche tempo fa, nel piccolo centro montano ibleo di Monterosso Almo, il parroco insieme al sindaco, capeggiando l'intero paese - tremila anime - hanno minacciato addirittura di scendere in piazza se la Soprintendenza non avesse rimosso immediatamente quel "colore rossastro" ripristinando la facciata in pietra bianca che la chiesa di San Giovanni Battista aveva sempre avuto. Al coro di imprecazioni anti-Soprintendenza, ultimamente si è aggiunta anche l'autorevole e colorita lagnanza dell'ex ministro azzurro Vittorio Sgarbi. Contro lo "stupro" al portale gotico di San Giorgio, emblema del capoluogo ibleo - fulgido esempio di arte "gotico-catalana", sopravvissuto al terremoto del 1693 - e fresco di restauro da parte della Soprintendenza, il Vittorio nazionale che è anche storico dell'arte, ha usato apprezzamenti non proprio lusinghieri: "Una scalinata in marmo da piscina ed una tettoia da albergo hollywoodiano" ha liquidato in due battute il "pessimo restauro". Interventi che anche secondo le associazioni culturali ed ambientaliste (Italia Nostra, Legambiente. Wwf, Cai) anziché puntare alla tutela dell'importante ricchezza monumentale iblea recentemente proclamata dall'Unesco patrimonio dell'umanità, sarebbero invece in contrasto con la legge. Un dossier stracolmo di documenti e foto, correlato da denunce e petizioni, è stato inoltrato, oltre che all'assessorato regionale ai Beni Culturali anche ail'Unesco. Al vaglio delle associazioni iblee, una miriade di interventi che portano la firma dell'attuale dirigente della sezio ne Beni architettonici della Soprintendenza di Ragusa: l'architetto Salvatore Scuto. Al funzionario - più che alla stessa Soprintendente, l'archeologa siracusana Beatrice Basile, ritenuta perlopiù "succube" dell'aggressivo "protagonismo scutiano"- i suoi detrattori imputano una preoccupante "spregiudicatezza": dalla formulazione di "pareri" ("conformi a criteri opposti a quelli che dovrebbero ispirare la tutela dei beni culturali, ed una certa caparbietà con cui sono sostenuti") all'impiego di accese "colorazioni" di "gusto carnevalesco" - spalmate nelle facciate barocche nel centro storico di Ibla e dintorni, mediante sgargianti colori acrilici, censurati, scrivono gli ambientalisti, persino dal commissario dell'Unesco Bandin nell'ultimo suo tour ibleo - ed eseguite perlopiù con contributi a fondo perduto regionali. Quando si sa - annotano - che Ibla e Ragusa Superiore non è mai stata una città colorata. Dell'architetto Scuto, dirigente della Soprintendenza arrivato da queste parti 4 anni fa da Caltanissetta - dove era stato al centro di un'accesa "querelle" con la Curia ed il clero nisseno approdata persino nelle aule giudiziarie per via delle contestatissime tinteggiature da "casello Anas" appioppate anche lì alle facciate delle chiese - le associazioni culturali ed ambientaliste ragusane chiedono da tempo l'allontana mento dalla Soprintendenza. Argomentano l'ostracismo verso il neo "Attila" che si aggirerebbe nelle valli del Barocco ibleo, snocciolando una sfilza di "disastri" scutiani. L'avallo a "smontare" i tre altari supersiti della chiesa di San Vincenzo Ferreri a Ragusa Ibla - altro rilevante monumento barocco - compresa la pavimentazione settecentesca in pietra calcarea e asfalto. Il beneplacito al progetto di "demolizione, ricostruzione e sopraelevazione" di una parte del complesso Littorio di piazza Libertà - realizzato dal rinomato architetto del regime fascista La Radula, quando la città divenne capoluogo di provincia - in cui sono ubicati gli uffici della Soprintendenza, per ampliarne gli spazi. "Un intervento che andrebbe a sconvolgere tutto l'impianto architettonico della piazza" insorgono le associazioni culturali. "La Soprintendenza che dovrebbe curare e proteggere i nostri beni culturali - lancia l'allarme il responsabile provinciale di Legambiente Claudio Conti, tra i firmatari della nota di protesta spedita anche ail'Unesco - sta facendo l'opposto! Avallando qualsiasi richiesta dei privati, dando concessioni ovunque...". Cita l'esempio di villa Boscarino, nei quartiere Palazzello, splendida palazzina liberty sede di rappresentanza dei tedeschi durante il secondo conflitto mondiale - già vincolata come bene architettonico - sul cui giardino antistante l'architetto Scuto non avrebbe esitato a dare il placet per la realizzazione di un palazzone di 6 piani. Nulla osta che in seguito alla rivolta delle associazioni culturali e soprattutto della cittadinanza - raccontano a Ragusa - la Soprintendente Basile fu costretta platealmente ad annullare. L'elenco dei "misfatti" firmati dal dirigente della Soprintendenza Salvatore Scuto, contemplerebbe - a sfogliare il voluminoso dossier sottoscritto da Italia Nostra, Legambiente, Wwf e Cai- anche il "parere" favorevole a trasformare la secentesca chiesa di S. Maria dei Miracoli ad Ibla - la prima chiesa a pianta centrale realizzata in Val di Noto - in una "discoteca": con soppalco in cemento armalo, scala e bar. "Un'assurdità", si indignano nella sede di Italia Nostra. Il prospetto del Convento del Gesù - uno dei 18 monumenti dichiarati patrimonio dell'umanità - è stato ricostruito con una muratura in mattoni rossi: quando il "cotto" è completamente estraneo alla cultura "materiale della città" che com'è noto è basata sulla pietra calcarea, contestano i più. Così come - rilevano -non aveva alcun bisogno di una verniciata arlecchinesca (azzurro, rosso, viola, giallo ocra) il Palazzo Sortine - Trono, uno dei più rilevanti esemplari del tardo barocco ibleo. Un capitolo a parte è lo "scempio" della "passerella" realizzata su piloni in cemento, attorno alla quattrocentesca Torre Cabrerà di Pozzallo, porto-fortezza dell'antica Contea di Modica. Realizzata l'anno scorso dal Copai - un consorzio di promozione turistica di cui fa parte anche il Comune - con l'immancabile okay dell'architetto Salvatore Scuto. Grazia Dormiente, intellettuale ed apprezzata studiosa di storia locale, aveva messo in piedi un comitato spontaneo di cittadini pozzallesi e raccolto centinaia di firme per scongiurare quell'obbrobrio della "tangenziale a mare" che dallo scorso agosto avvolge l'imponente Torre, simbolo del paese, già dichiarato monumento nazionale. Una battaglia perduta, la sua, documentata da una mostra di fotografie all'Hotel conte di Cabrerà che affida alle immagini la storia di uno "sfregio" che svilirebbe l'odierno paesaggio costiero pozzallese. A Scicli, altra capitale del barocco ibleo, Comune e Soprintendenza sono da tempo ai ferri corti: l'attuale sindaco Bar-tolomeo Falla di centrosinistra, rispolverando un vecchio progetto - vinto grazie ad un concorso di idee internazionale indetto nell'82- avrebbe voluto demolire quel "pugno nell'occhio" in piazza Libertà rappresentato dalla facciata in cemento, vetro ed alluminio, che dagli anni Sessanta "deturpa" palazzo Lippa-rini-Miccichè, oggi sede della scuola media. "Una costruzione che stona molto col resto di edifici barocchi e del primo '9002", nota il sindaco Falla. "La mia idea era quanto meno di ridurre questa dissonanza, rifacendo la facciata". Contro quella "bruttura" architettonica che stonerebbe nella piazza barocca del paese, sono già scesi in campo con una petizione anche svariati intellettuali ed artisti sciclitani del calibro di Piero Gruccione, Franco Samari, lo storico dell'arte Paolo Nifosì, nonché esponenti della società civile. "Per me è una facciata da rifare. Non è difendibile - chiosa il professore Nifosì - in quanto disarmonica soprattutto in rapporto al contesto in cui è stata collocata. Starebbe bene in un contesto di spazi urbani contemporanei". Ma nonostante da quarantenni intellettuali sciclitani non riescano a digerirlo, per l'architetto Salvatore Scuto - che ha negato il nulla osta alla demolizione del prospetto - in tandem con la Soprintendente di Ragusa Beatrice Basile - l'edificio costituisce invece un capolavoro. Intanto nella città di Ragusa, dopo l'elezione del sindaco Solarino del centrosinistra, tira un'altra aria. "Gli interveri realizzati dalla Soprintendenza ed in particolare da Scuto sono in contrasto con i compiti istituzionali della stessa Soprintendenza" obietta il neo assessore al centro storico ed all'urbanistica, il diessino Giorgio Chessari, già deputato all'Ars, firmatario nell'81 della legge sul risanamento ed il recupero del centro storico ibleo. "Chiederemo che le leggi vengano rispettate e la Soprintendenza svolga innanzitutto la funzione di tutela e salvaguardia del patrimonio culturale, ambientale, storico ed architettonico. O Scuto adempie alle sue funzioni - alza il tiro Chessari - o sarà guerra aperta".
Centonove
4 Luglio 2003
✓ Entità verificate
Scuto, l'Attila del barocco
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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