L'arte «rubata» trova spazio nel restaurato Palazzo dei Pazzi Dopo anni di abbandono, degrado e lavori incompiuti, la storica palazzina settecentesca di via dei Prefetti, nel «cuore» di Campo Marzio, è tornata ai fasti del passato. Grazie all'impegno della Provincia dì Roma, l'edificio, un tempo conosciuto col sinistro nome di «Palazzo dei Pazzi», ha subito una completa ristrutturazione ed ora è destinato ad ospitare iniziative artistiche, culturali e sociali, a livello nazionale e internazionale, così da diventare un luogo simbolo dei valori della pace e dell'integrazione capitolina. Per celebrare la conclusione del recupero architettonico, all'interno di «Palazzo Incontro» questo il nuovo nome conferito all'edificio e stata allestita la mostra intitolata: «L'arte rubata. Il ritorno», che raccoglie 100 tra reperti archeologici e capolavori pittorici d'inestimabile valore storico e artistico, tutte opere trafugate e in seguito recuperate grazie al lavoro d'investigazione delle Forze dell'Ordine. All'inaugurazione dell'esposizione, tenutasi venerdì pomeriggio, hanno partecipato il Vescovo Mauro Piacenza, Presidente della Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa e della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra, il Presidente della Provincia di Roma, Enrico Gasbarra, il Comandante dei Carabinieri del Nucleo Patrimonio Artistico, Ugo Zottin, il Comandante Interregionale dell'Italia Centrale della Guardia di Finanza, Pietro Ciani, e il Direttore Centrale del Fondo Edifici di Culto del Ministero dell'Interno, Prefetto Francesco La Motta. L'incontro è stato aperto dalla Benedizione dei locali da parte di Don Giovanni D'Ercole, Capo Ufficio della Segreteria di Stato. Edificato nella seconda metà del Settecento, tra 1765 e 1769, sotto la supervisione dell'architetto Giovanni Paolo Burij, il Palazzo di via dei Prefetti sorge sui resti di un'importante area archeologica, già oggetto di interventi di monumentalizzazione sia in età augustea, con l'Horologium Augusti o l'Ara Pacis, sia in epoca successiva, secondo quanto confermano le testimonianze limitrofe del Pantheon, nella sua ricostruzione adrianea, e della colonna antonina. L'edificio fu costruito su un terreno di proprietà dell'Ospedale di Santa Maria della Pietà dei Poveri Pazzi, in seguito alla demolizione di altre case. Come si evince dai documenti catastali, il Palazzo fu completato nel 1768 e, nell'ottobre 1769, già ne veniva affittato un piano. Si trattava di un classico caseggiato borghese plurifamiliare, come tanti a quel tempo, destinati in particolare ad un ceto di elevato rango sociale. Dopo il Settecento, la storia del Palazzo si complica, e inizia la lunga crisi. Divenuto patrimonio immobiliare della Provincia di Roma in età posi unitaria, dal 1975 è stato abbandonato al degrado e chiuso. Il recente restauro è durato 3 anni e lo ha reso possibile un investimento di 6 milioni di euro erogati dall'Amministrazione Provinciale. L'intervento ha riguardato l'intero stabile: dalla demolizione delle superfetazioni che esistevano sui balconi del cortile interno, al .recupero dei solai lignei in castagno. E sorto, inoltre, nel piano interrato, un grande solaio ventilato al fine di eliminare l'umidità delle pareti circostanti. Questo ha consentito anche di recuperare uno spazio polifunzionale di 120 mq. Insieme al ripristino delle facciate, infine, sono stati restaurati il portone principale in legno, il lampadario in ferro nell'androne, la fontana in travertino nel cortile e la cappella dedicata alla Beata Vergine, posta proprio sul lato de! portone. «La tutela del nostro patrimonio dev'essere uno strumento per promuovere la cultura ha detto il Presidente Gasbarra, salutando i partecipanti all'inaugurazione . Per questo straordinario risultato dobbiamo ringraziare soprattutto le persone che hanno lavorato concretamente al progetto, quelli che in 18 mesi sono riusciti a portare a termine un lavoro già ideato dalle precedenti Amministrazioni, ma mai concluso. La Provincia dì Roma sta investendo 33 milioni di euro per restaurare e recuperare tante altre opere sparse a Roma e nella sua provincia». Ad impreziosire il lavoro di restauro, ci hanno pensato le opere d'arte del presente e del passato comprese nella mostra che ha occupato le nuove sale del Palazzo. Tutte opere un tempo rubate, che hanno quindi rischiato d'essere danneggiate o di andare perdute per sempre, prese nelle maglie del traffico illegale di materiale archeologico o della falsificazione. Grazie a Carabinieri, Guardia di Finanza e Polizia di Stato, esse hanno potuto far ritorno ai legittimi proprieta-ri. Si tratta anche di opere appartenenti a collezioni private, che solo con questa Mostra potranno essere ammirate dal grande pubblico. «La manifestazione è un evento storico, grazie al quale prende corpo anche una certa gratitudine all'impegnativo lavoro delle Forze dell'Ordine ha sottolineato il Presidente della Mostra, Giuseppe Lepore . Mi auguro che questo edificio sia al più presto un luogo di cultura e integrazione per tutta la città». Entrando nei dettagli delle opere esposte, tra tutte spicca per bellezza ed eleganza, la tela di Amedeo Modigliani, «Bambina dalle calze rosse». Lavoro sconosciuto de] grande artista, caduto nelle reti della clandestinità, è stato recuperato solo recentemente dai Carabinieri, e riconsegnato al suo legittimo proprietario. È merito della Polizia di Stato, invece, il ritrovamento del capolavoro di Mario Sironi, «II lavoro», uno splendido olio su tela rubato nel settembre 1986, nel corso della triennale di arte internazionale contemporanea a Milano. L'opera è stata ritrovala nell'ottobre 1990, insieme al quadro di Depero Fortunato, «Tornio e telaio». I visitatori amanti d'arte sacra rinascimentale saranno pienamente ricompensati dalla possibilità di ammirare le due note tele del Guercino, «S. Maria di Antiochia ammansisce il drago con la Croce» e «San Giovanni Battista», o il capolavoro di Giandomenico Tiepolo «La Beata Concezione», trafugato dalla Cappella Thierry Veron di Venezia nel 1982 e ritrovato a Taranto nel 2004. Non mancano, infine, i riferimenti all'arte antica e agli scavi archeologici. La sala centrale dell'esposizione è ricca di vasi, brocche, anforette con decorazioni di scene di battaglia o immagini mitolo-giche, candelabri etruschi, piccole statue risalenti all'età romana. Numerose sono anche le epigrafi funerarie- con inscrizioni latine, frammenti di affreschi pompeiani, medaglioni illustrati.
BENI CULTURALI Esposte numerose opere d'arte recuperate dalle Forze dell'ordine
Il Palazzo dei Pazzi, un edificio storico di Roma, è stato restaurato dopo anni di abbandono e degrado. La Provincia di Roma ha investito 6 milioni di euro nel restauro, che è durato 3 anni. L'edificio, costruito nel Settecento, sorge sui resti di un'area archeologica antica. La mostra "L'arte rubata" è stata allestita all'interno del palazzo, che ospita opere trafugate e recuperate grazie al lavoro delle Forze dell'Ordine. La mostra raccoglie 100 opere, tra reperti archeologici e capolavori pittorici.
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