Noto. Duecentomila euro: quanto una manciata di minuti di Telethon in prima serata. Sono i soldi che imprigionano la villa romana del Tellaro. La cifra che impedisce ad uno dei più importanti tasselli della presenza romana in Sicilia di essere di tutti. Perché a oltre 30 anni dal ritrovamento tutti i lavori sono stati eseguiti: i preziosissimi mosaici furono sottratti ai tombaroli (grazie all'interno dell'allora soprintendente Giuseppe Voza), rimossi e restaurati, la villa nel frattempo è stata ristrutturata. I mosaici, dopo una esposizione nella chiesa sconsacrata di San Domenico a Noto, sono tornati al loro posto. Tutto ok. Tranne alcuni, piccoli, dettagli. «Va sistemata la recinzione - spiega il Soprintendente ai Beni culturali di Siracusa, Mariella Muti -, serve un adeguato impianto di illuminazione esterna, e c'è da intervenire pure sui vialetti interni alla villa». Poche settimane di lavori di un fabbro, un giardiniere, un elettricista. Interventi minimi ma necessari per garantire la sicurezza dei mosaici «c'è un sistema d'allarme, ma qui si tratta, più banalmente, di evitare che gli animali possano entrare nella villa e danneggiare i mosaici", spiega Muti, e l'accesso dei visitatori. Duecentomila euro e poche settimane di lavori «ma - fa spallucce il soprintendente di Siracusa - noi in cassa non abbiamo un euro, la Provincia si è occupata della ristrutturazione della Villa, e l'assessorato regionale non ha attualmente disponibilità sufficienti». Eppure proprio a Palermo si guarda per trovare una soluzione a questa vicenda che ha contorni grotteschi. «Ho parlato con l'assessore regionale Leanza - ha detto Mariella Muti -, il quale mi ha garantito che a fine anno, con gli storni, dovrebbe rendersi disponibile la cifra necessaria per completare i lavori. E se ciò non fosse possibile faremo di tutto per trovare noi le risorse e riconsegnare al territorio questo tesoro, perché è quello che vogliamo». Un chiarimento importante perché i rapporti tra le istituzioni e la comunità locale sulla questione mosaici sono stati sempre travagliati. A Noto temevano che l'obiettivo fosse quello di "rubare" i mosaici e portarli a Siracusa. Accadde, ma solo per il tempo necessario al restauro. Ma ad infuocare ulteriormente il clima è stata anche l'infinita serie di annunci che negli ultimi anni davano per imminente la riapertura del sito. Nell'ottobre del 2001 furono consegnati i lavori su incarico del Comune di Noto e con i finanziamenti della provincia regionale. «365 giorni lavorativi», annunciò il progettista. Ma l'anno successivo nessuna inaugurazione, bensì un altro annuncio, questa volta del ministro Lunardi: una bretella lungo la Siracusa-Gela che vada dritta dritta alla villa. Nel 2003 finalmente si alza il sipario sui mosaici, ma ad una decina di chilometri di distanza dal Tellaro. Il tesoro viene infatti esposto nella chiesa sconsacrata di San Domenico. Fu un successo clamoroso, nel corso del quale non mancarono nuove prese di posizione, nuovi annunci, e nuovi impegni precisi. E siamo ad oggi. La villa si trova presso la foce del fiume Tellaro, nel territorio dell'antica Eloro. E' stato nel IV secolo a. C. (la datazione è stata possibile grazie al ritrovamento di un tesoro monetario) che è diventata uno scrigno. La disposizione della villa è simile a quelle più note di Piazza Armerina e Patti Marina. Vi sono numerose stanze, un lungo corridoio attorno ad un cortile. Nel portico ci sono mosaici con medaglioni e foglie d'alloro. Suggestivo l'ambiente che è interamente decorato da scene di caccia: un uomo armato sta di fronte a una pantera in gabbia; un gruppo di tre arcieri; e ancora un cacciatore che ferisce un leone con un'antilope sanguinante. Si distingue anche un carro trainato da buoi che attraversa una palude carico di gabbie. In un'altra stanza c'è un mosaico che rappresenta una scena assai particolare: il riscatto del corpo senza vita di Ettore. Come nella villa del Casale di Piazza Armerina anche in quella del Tellaro hanno lavorato maestranze africane. Un autentico tesoro, per il momento inaccessibile. Il nuovo impegno è per la prossima primavera. Ma c'è da crederci?