È NATO a Los Angeles ma si sente molto romano. In effetti, così come un principe capitolino, Ronald Spogli, trentaseiesimo ambasciatore americano in Italia, è il custode - seppure temporaneo - di un luogo che racconta l'antica storia della città e che ne accoglie importanti testimonianze artistiche. Tale è la sede della rappresentanza diplomatica statunitense, in via Veneto: sorge infatti laddove si estendevano gli Horti Sallustiani, residenza dello storico Gaio Sallustio Crispo (86-34 a.C.), giardini che milleseicento anni dopo furono trasformati nella splendida Villa Ludovisi. Nel 1829, nelle sue Promenades dans Rome , Stendhal scrisse - a proposito della villa creata dal cardinale Ludovico Ludovisi tra il 1621 e il 1623 - che non vi era nulla di paragonabile a quei giardini pieni di meraviglie artistiche e architettoniche, in confronto ai quali Versailles e le Tuileries sembravano povere imitazioni. Dell'incanto di quel verde non resta niente, se non due immensi platani di impressionante bellezza, vecchi di circa quattro secoli. I giardini vennero infatti cancellati nel 1886, in seguito alla speculazione edilizia che portò alla realizzazione del rione Ludovisi. All'esterno e all'interno degli edifici dell'ambasciata resta però una ragguardevole porzione della straordinaria collezione di statue antiche realizzata da Ludovico Ludovisi. La collezione fu posta in vendita nel 1901. Delle 460 opere lo Stato italiano ne acquistò un centinaio (sono oggi visibili a Palazzo Altemps e al Museo nazionale romano), mentre circa sessanta rimasero nella villa. Sempre nel 1886 il principe Rodolfo Boncompagni Ludovisi incaricò l'architetto romano Gaetano Koch di realizzare un nuovo palazzo, nel quale venne inglobato il seicentesco Palazzo Grande che, con il Casino dell'Aurora, rappresenta l'unica testimonianza architettonica dell'antica villa. Il nuovo edificio (che fu chiamato Palazzo Piombino, con il nome del principato della famiglia), i due villini e l'orangerie vennero terminati nel 1890. Nel 1900 la residenza venne acquistata da Vittorio Emanuele III per la Regina Madre Margherita di Savoia, che vi si trasferì pochi mesi dopo l'assassinio del marito, Re Umberto I. E da allora si chiamò Palazzo Margherita. Con lo scoppio della prima Guerra mondiale la Regina adibì i giardini e i villini ad uso pubblico: l'area venne trasformata in un ospedale della Croce Rossa, con 125 posti letto e una sala operatoria. Nel 1946 Palazzo Margherita venne comprato dal Governo americano, che già dal 1932 utilizzava i villini come sede della rappresentanza diplomatica. Per celebrare i sessant'anni dall'acquisto, l'ambasciatore Spogli ha invitato nei giorni scorsi circa quattrocento ospiti illustri per mostrare loro i tesori dell'ambasciata. «Come ogni generazione capitolina - ha detto - sentiamo la responsabilità e il privilegio di conservare per le generazioni a venire questo angolo della Città Eterna». E ha evidenziato il proficuo rapporto di collaborazione instaurato in occasione dei recenti restauri con la Soprintendenza archeologica di Roma, con le soprintendenze per il Polo museale romano e per il Patrimonio storico di Roma e del Lazio, nonché con l'Istituto centrale per il Restauro. Agli ospiti Ronald Spogli ha aperto tutti gli ambienti della piccola reggia, anche il suo ufficio che è nel salone dove la Regina Margherita organizzava concerti per quartetti d'archi. Essi hanno passeggiato per stanze, sale, gallerie, giardini e cortili. Sono stati colpiti soprattutto dalle opere appartenenti alla collezione Ludovisi. Fra queste, le statue del Tritone che suona una conchiglia e del Sileno giacente , entrambe di epoca imperiale, gli splendidi bassorilievi raffiguranti Paride ed Enone e il Satiro e menade dormiente , entrambi risalenti agli inizi del II secolo dopo Cristo. Una piccola folla si è creata ai piedi dello scalone d'onore di Palazzo Margherita, dinanzi alla sensuale Venere Cesarini di Giambologna. La statua, che prende il nome dal committente (Giangiorgio Cesarini), è stata realizzata nel 1583 ed è l'unica opera dello scultore manierista presente a Roma. Per ragioni connesse alla conservazione degli affreschi, che richiede un attentissimo controllo del microclima, non è stato possibile visitare il criptoportico, il luogo più antico dell'ambasciata: una galleria sotterranea con volta a botte che risale al primo secolo dopo Cristo. Ma la visita ha comunque suscitato l'entusiasmo dei partecipanti. L'ambasciatore ha espresso la sua intenzione di non limitare la visione di questo inestimabile patrimonio a pochi privilegiati: vuole infatti estenderla, compatibilmente con le ferree regole di sicurezza che governano la sede diplomatica, agli studiosi di tutto il mondo. Come d'altronde farebbe un principe illuminato.
Il tesoro dell'ambasciatore è bello come la sua Venere
La sede della rappresentanza diplomatica statunitense a Roma è situata in via Veneto, vicino agli Horti Sallustiani. La struttura è stata costruita su un'antica villa creata dal cardinale Ludovico Ludovisi tra il 1621 e il 1623. La villa era famosa per i suoi giardini, che furono cancellati nel 1886. La collezione di statue antiche realizzata da Ludovisi è stata posta in vendita nel 1901, e lo Stato italiano ne ha acquistato un centinaio. La struttura è stata utilizzata come residenza della Regina Margherita di Savoia e successivamente come ospedale della Croce Rossa durante la prima guerra mondiale.
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