ROMA Il quarantesimo anniversano dell'alluvione di Firenze costringe l'Italia a fare i conti con la drammatica insicurezza del proprio territorio. In tempi duri per l'economia è bene partire dai contraccolpi finanziari. La catastrofe fiorentina del 4 novembre 1966 costò, tradotte le lire del tempo in moneta comune europea, 500 milioni di euro: il 2,5 per cento del Prodotto interno lordo di allora. Altre cifre: nel 2000 i danni strutturali nell'alluvione del bacino del Pò sono stati stimati in 5.700 milioni di euro. Dal 1951 al 2003, per frane e inondazioni, sono partiti 15 miliardi di euro. E oggi, cosa è in pericolo? Quasi il 10 per cento dell'intero territorio nazionale (per la precisione il 9,8) resta «ad alta criticità idrogeologica, quindi minacciato da alluvioni e frane, secondo un recentissimo calcolo del ministero dell'Ambiente. E il 6,8 per cento di quel territorio a rischio ospita città, fabbriche, coltivazioni: economia reale, dunque. LE EMERGENZE Il dicastero retto da Alfonso Pecoraro Scanio ha individuato una lista delle emergenze da affrontare nel nuovo secolo: la valle dell'Arno, il corso del Po, il bacino del Tevere, gran parte dell'area campana ma soprattutto Salerno, Napoli e Ariano Irpino. E le fiumare calabre, che esondano spesso trascinando verso il mare i rifiuti male interrati nelle discariche illegali. Una mole di veleni. Danno dopo danno. Il costo del tutto virtuale della messa in sicurezza del territorio nazionale (la valutazione non è nuova) sarebbe di 40 miliardi di euro: 27 per il Centro-Nord, il resto al Sud. Si tratta di opere importanti: per esempio la realizzazione di casse di espansione (terreni non abitati e quindi alluvionabili senza conseguenze in caso di emergenza) lungo il Po. Lo stesso sistema che salverebbe l'Arno. Vent'anni di tragedie - In vent'anni di alluvioni e dissesti, tra il 1980 e il 2000, centomila italiani sono stati direttamente coinvolti dai disastri: rimasti senza casa o senza lavoro, per il danneggiamento di una fabbrica o di un terreno coltivato. Oppure colpiti da un lutto familiare: i morti in un'alluvione o in una frana, dal 1951 al 2003, sono stati 1.400. E veniamo ai fondi. Spiega il ministro Pecoraro Scanio: «L'unica volta in cui i Verdi minacciarono di non votare per il governo fu sotto la Finanziaria quando scoprimmo che il ministro Padoa-Schioppa aveva previsto ricchi zero euro per la difesa del territorio nel 2007 e nel 2008. Non ci sarebbe stata discussione, non avremmo votato la legge...». La protesta, spiega il ministro, ha prodotto il suo frutto: 200 milioni di euro per il 2007, 265 milioni sia per il 2008 che per 112009. Ammette il ministro: «So bene che i fondi non sono sufficienti ma rappresentano comunque una curva in salita. E siamo riusciti a recuperare, per il 2006 il 10 per cento dei fondi per il ponte sullo stretto: li destineremo alla difesa del territorio in particolare in Calabria e in Sicilia. Non dimentichiamoci che ogni milione di euro investito nella difesa del territorio ne fa risparmiare dieci volte tanti alle nuove generazioni». Pecoraro Scanio ripete uno slogan già usato in campagna elettorale: «La vera grande opera italiana è salvare il territorio. Sarebbe tempo di smettere di piangere i morti per far lavorare i vivi. Evitando accuratamente il pericolo di improvvisi, sospetti eco-business e ricorrendo soprattutto a criteri di ingegneria naturalistica. Costano meno e durano molto di più». E l'Arno? «Le opere su quel bacino costeranno 200 milioni. L'intesa Regione Toscana-ministero dell'Ambiente siglata dall'ex ministro Altero Matteoli si è risolta con la firma di una cambiale in bianco da parte del governo precedente perché i fondi semplicemente non esistevano: chiunque è capace di affrontare così le emergenze. Noi abbiamo cominciato a stanziare una parte della cifra e stiamo studiando il modo migliore per continuare a finanziare l'operazione». L'OTTO PER MILLE L'importante, secondo Pecoraro Scanio, è che il ministero riesca ad avere un quadro d'insieme delle risorse economiche disponibili da diverse fonti: l'8 per mille, i fondi strutturali dell'Unionè Europea, le regioni, la stessa Protezione civile. li rischio, dice, è accrescere confusione e sprechi: «Spesso non conosciamo bene nemmeno la qualità e la quantità di pratiche avviate nel settore». E poi il ministro assicura: «Mai più interventi sparsi com'è avvenuto con i 298 milioni di euro della Finanziaria. Ma sostegno a progetti programmati. E recupero di denaro mutilizzato: il Cipe ci dovrà aiutare arecuperare molti milioni ancora impegnati in opere mai realizzate. Dovremo prevedere anche il contributo dei privati: la certezza che un terreno non verrà più alluvionato ne aumenta il valore e i proprietari dovranno contribuire alle spese per trarre questo in- dubbio vantaggio». Un'ultima osservazione: «La salvaguardia del territorio diventa un obbligo in pieno cambio climatico del Pianeta. Il pericolo di alluvioni aumenta».