Dieci visitatori al giorno, cinquanta dipendenti e contorti meccanismi burocratici. Poi ci si chiede perché mai il Pan sia malato. Il Pan, Palazzo delle Arti di Napoli, è nato già malato. Spacciato fin dal primo vagito. Anzitutto, l'identità: cos'è il Pan? Uno spazio espositivo temporaneo? Un centro documentale con archivio, mediateca e biblioteca? Un laboratorio sperimentale di tutte le arti? Tutte queste cose e insieme nessuna. L'unica certezza è che nell'attesa di diventare, forse per mano divina, una fondazione, è ancora un'appendice comunale. Con tutte le lungaggini che questa scomoda condizione implica. Comunque, nel palazzo del salotto bene di Napoli di mostre in 19 mesi se ne sono tenute ben tre, e nemmeno troppo dispendiose. Peccato che nelle pause il costo di gestione ammonti a circa 5 milioni di euro l'anno. Nei quali va compreso anche il compenso di 80mila euro più lo stipendio mensile del consulente Lorand Hegyil: il cavallo vincente che avrebbe dovuto far sognare Napoli, ma che Napoli sogna perché, in realtà, non avendo niente da fare lui in città non c'è quasi mai. I partenopei, però, sono fiduciosi: il neo assessore alla Cultura Nicola Oddati dice di avere la situazione sotto controllo. Pare, mentre lo diceva, che avesse le dita incrociate. Roma raddoppia le fiere d'arte Da zero a due. La capitale, si sa, in quanto a eventi cuitural-mondani non vuol essere seconda a nessuno. E cosa c'è di più chic, ultimamente, di una fiera d'arte contemporanea? Fatta e rodata la notte bianca, riuscito il festival del cinema, adesso la parte dei protagonisti tocca ad artisti, collezionisti, galleristi, critici poco critici e un esercito di prezzemolini. Dopo la notizia dell'evento curato dal patron di Artissima Roberto Casiraghi, in programma dal 26 al 29 aprile in tre splendide sedi del centro, il presidente di Zètema Silvio Di Francia ha annunciato la prossima apertura una mostra mercato permanente nel nuovo quartiere fieristico capitolino. Un progetto che avrebbe già trovato entusiastici riscontri sia in patria sia all'estero. Per adesso, tutto è ancora avvolto nel mistero, ma Di Francia sostiene che entro un anno potrebbe essere già tutto pronto. Arte per dodici mesi 'anno. E in più, la fiera "Roma-The road to contemporary art". È sempre festa, all'ombra del grande Veltroni. Zaha Hadid vince a Cagliari Ma quanto ci piace Zaha Hadid. Tale è la sofferenza per il ritardo nella realizzazione del Maxxi, che in Sardegna l'hanno immediatamente ripagata affidandole la creazione del Museo dell'arte nuragica e dell'arte contemporanea di Cagliari. Tra tutte le stelle del firmamento internazionale che avevano partecipato ai concorso, la giuria presieduta da Stefano Boeri ha scelto lei per «la straordinaria sensibilità contestuale dei nuovo organismo architettonico, che comportandosi come una "concrezione corallina" asseconda, ricuce e riconfigura un intero brano dei fronte mare cagliaritano». Niente da fare per Fuksas, per gli svizzeri Herzog e De Meuron e per tutti gli altri sfidanti. Particolarmente entusiasta del progetto la direttrice del Man di Nuoro Cristiana Collu, che lo ha definito «una delle opere migliori della Hadid, una scultura audace, in grado di coniugare passato, presente e futuro della Sardegna». Finirà prima il museo di Cagliari o quello di Roma? Prima la donazione, poi il taglio del nastro Meglio un museo in fieri che nessun museo. Meglio Roma, quindi, che Milano. Nonostante sia a sua città. La gallerista e critica Claudia Gian Ferrari ha scelto di destinare la sua immensa collezione di contemporanea al Maxxi della capitale. Decisamente ottimista, vista la difficoltà nel reperire i finanziamenti, ha già elencato alcuni dei capolavori di cui il museo potrà godere non appena verrà tagliato il nastro inaugurale: Lucio Fontana, Piero Manzoni, Anselm Kiefer. E poi i giovani come Marco Papa, Giuseppe Gabellone e Alessandro Pessoli. Non mancano neanche i maestri della fotografia come Richard Billingham e Robert Mapplethorpe. Si tratta di un paio di centinaia di opere, il tutto per un valore di circa 140 milioni di euro. A differenza di altri (vedi il Pan) il Maxxi è stato fortunato già dal concepimento. Il museo è solo un'idea e già riceve destinazioni. Sempre che la Gian Ferrari non ci ripensi e ci tolga il dubbio che da cui siamo attanagliati: perché una destinazione e non una Fondazione a suo nome?
Pan di Napoli. Il (non) museo nato già malato
Il Palazzo delle Arti di Napoli, noto come Pan, è un luogo di esposizione e documentazione che è stato creato come appendice comunale, ma non ha ancora raggiunto la sua destinazione di fondazione. Il costo di gestione annuale è di circa 5 milioni di euro, di cui 80mila euro per il consulente Lorand Hegyil. Nel frattempo, la città di Napoli ospita tre mostre all'anno, ma il costo di gestione è elevato. A differenza del Pan, il Museo dell'arte contemporanea di Roma, noto come Maxxi, è stato creato con un piano ben definito e riceve destinazioni per le sue opere.
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