In questi giorni la situazione culturale di Milano è argomento sulla bocca di tutti: a partire dalle provocazioni di Sgarbi, fino allo sdegno di Letizia Moratti davanti al film della Comencini che parla della città in termini di degrado e schiavitù del potere economico. Si sollevano opinioni differenti. Ma è davvero cosi mal ridotta Milano? L'assessore provinciale alla cultura Daniela Benelli ha incontrato Elena Montecchi, sottosegretario ai Beni e alle Attività Culturali, proprio per fare il punto della situazione. Assessore,in termini di cultura, che cosa offre oggi il panorama milanese? Milano possiede un tessuto di teatri unico in Italia, è una fucina dl talenti e sperimentazioni artistiche: è molto viva, piena di associazioni, persone che promuovono cultura a vario titolo. Il mondo dello spettacolo milanese mostra punte di eccellenze straordinarie. Sta dicendo che non ci sono probiemi? No, i problemi ci sono, eccome. Quello che manca è un riferimento istituzionale, che abbia compreso quanto la cultura possa essere volano di sviluppo, e vi abbia quindi investito fortemente, creando nuove strutture, ma soprattutto aiutando questo mondo a valorizzarsi. Si dice che Milano sia una città culturalmente depressa, ma io penso non sia vero: è depressa la politica che le istituzioni hanno fatto verso la cultura. Pensa che l'eventuale chiusura del Teatro Nuovo dl San Babila sia un sintomo di questa politica fallimentare? Decisamente. Tifo molto perché il Nuovo resti al suo posto: il Comune deve rendersi conto dell'importanza di mantenere nel cuore della città delle funzioni culturali. Anzi, dovrebbe crearne di nuove. Non si può abbandonare la città alle attività commerciali. E questo non è l'unico caso... Già, c'è anche la situazione dello storico garage Traversi: Sgarbi vorrebbe far sorgere al suo posto un museo d'Arte contemporanea, ma sembra invece destinato ad attività commerciali di lusso. È giusto recuperarlo, ma per destinarlo al mondo della cultura. Insomma, serve una politica, che in Europa è stata fatta abbondantemente, soprattutto in era postindustriale: riconvertire strutture presenti, magari anche private, ad uso culturale. A Milano è mancata questa lungimiranza e si è abbandonato il tessuto urbano allo spontaneismo. Sembra che a Roma se la cavino meglio. Nella Capitale c'è una forte Volontà politica di investire in cultura che a Milano è assente. Però c'è una grande differenza tra le due città: mentre a Roma la vivacità culturale dipende in buona parte dal finanziamento pubblico, a Milano basterebbe meno, essendoci già un tessuto molto fertile. Basterebbe un incoraggiamento, un coordinamento, e ovviamente un investimento, da parte delle istituzioni. Per questo, la visita del Sottosegretario Montecchi, mi fa ben sperare. Confida nell'appoggio del Governo? Innanzitutto, non c'era mai stato un incontro vis à vis tra istituzioni regionali e Governo, ed è dunque un fatto molto rilevante, un punto dl svolta. Inoltre, c'è la volontà di esprimere una nuova sensibilità per la creatività milanese. E anche un'attenzione particolare per le nostre attività: la festa del teatro Teatri Aperti, che si terrà domenica prossima, ha fatto il tutto esaurito due giorni prima dell'inizio della manifestazione. È un dato importantissimo. Sì, ma intanto continuano ad esserci tagli al Fus... Proprio in questi giorni, è stata corretta la Finanziaria e sono stati reintegrati 120 milioni di euro, con una particolare attenzione agli investimenti destinati a proposte innovative di prosa e musica, a discapito della lirica. Sono anche stati costituiti due fondi da 20 milioni di euro ciascuno, per promuovere attività culturali internazionali, e per finanziare coproduzioni, che leghino Governo e Istituzioni locali: quello che è mancato finora. Si aspetta, quindi, iniziative concrete? Mi aspetto collaborazione e scambio. Sono previsti due eventi straordinari a Milano, entrambi relativi al mondo del teatro ed entrambi promossi e sostenuti dal governo: un incontro-seminario, in occasione dei sessanta anni di vita del Piccolo teatro, e una grande festa internazionale, che coinvolga tutti i paesi europei. Come ha detto Montecchi siamo alla "venticinquesima ora», per citare Spike Lee, e dobbiamo scegliere: da una parte la prigione, dall'altra il rinnovamento. Ovviamente, scegliamo la seconda ipotesi. Perchè la prima porta a una Milano come quella dipinta dalla Comencini? Purtroppo non ho ancora visto il film, ma l'idea che mi sono fatta è che, dal momento che un regista sceglie sempre un'ottica particolare, può anche permettersi dl essere parziale. Non si sente quindi, con Letizia Moretti, offesa dal quadro negativo emerso? Assolutamente no. Un regista deve mandare messaggi e magari offrire spunti per una riflessione critica.
La vita culturale milanese non è depressa ma mancano veri riferimenti istituzionali
L'assessore provinciale alla cultura Daniela Benelli ha incontrato Elena Montecchi, sottosegretario ai Beni e alle Attività Culturali, per discutere della situazione culturale di Milano. Benelli sostiene che la città è viva e piena di associazioni culturali, ma che manca un riferimento istituzionale per valorizzare la cultura. Montecchi ha affermato che il governo è disposto a investire in cultura e ha annunciato due fondi da 20 milioni di euro ciascuno per promuovere attività culturali internazionali e coproduzioni. Sono previsti due eventi straordinari a Milano, un incontro-seminario per i sessanta anni del Piccolo teatro e una grande festa internazionale che coinvolgerà tutti i paesi europei.
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