L'attacco o è personale o non è. La massima citata spesso da Giuliano Ferrara torna in mente leggendo l'attacco che il direttore del Foglio rivolge a Claudio Magris e alle critiche dalle pagine del Corriere della Sera agli atei devoti. "Un po' di veleno per un brav'uomo" è il titolo esplicito. Ma a quanto pare non basta a Ferrara prendersela con lo scrittore, infatti egli allarga il campo al giornale che ospita gli scritti di Magris, il Corriere della Sera: «Un tabloid di Milano insiste a frascheggiare sugli atei devoti». Incipit: «Claudio Magris è stato da ragazzo uno studioso notevole della Mittleeuropa, ha poi trasformato in mal sottile, in danubismo nostalgico e sentimentale, la sua banca dati inflazionata dagli imitatori, e ha infine applicato la tecnica dei buoni sentimenti insipidi e pallosi a una quantità di questioni morali ed esistenziali di cui palesemente gli sfugge il contenuto tragico». E giù una spiegazione su chi siano i teocon e gli atei devoti di cui si è occupato «con ignorante improntitudine nel Corriere, giornale con tendenze tabloid che classifica gli altri in modo sprezzantemente mondano, e un giorno o l'altro varrà a sua volta classificato a dovere». Finalino dell'elefante sul «professore rovinato dalla letteratura, e l' aspirante premio nobel di cui sto parlando da 3.400 battute di computer, con perdita di tempo per il lettore e per me»: «il prossimo che mi rompe i coglioni con l'uso politico della religione, inteso come lo praticano loro e riferito a me e a noi che scriviamo su questo giornale da anni, lo sfido a duello con lancio del guanto, come usava tra i gentiluomini del Regno sardo. Così recupero la reputazione di laico». Non sarà troppo tardi? Nel ciclone dello spionaggio, da segnalare in un diluvio di pagine due curiosità marginali. La prima riguarda una prima pagina azzeccata. Sul manifesto grande foto della famiglia Prodi Romano, Flavia e, in braccio al nonno, una nipotina e grande titolo: "Tutto sotto controllo". La seconda, l'apertura di Libero sullo stesso tema "Ci tocca pure difenderlo", il titolo e il commento del direttore. «Occorre ricordare una cosa sia pur scontata per i lettori di Libero: non ho, non abbiamo scrive Vittorio Feltri . alcuna simpatia per Romano Prodi, ma questa volta tocca difenderlo. Anzi, più che difendere lui, difendiamo il principio che i cittadini italiani non vanno spiati per alcun motivo, se non su ordine della magistratura qualora abbia avviato un'indagine nel sospetto sia stato commesso un reato». Tutto giusto, anzi giustissimo, anche la considerazione finale del commento che potrebbe (il condizionale è d'obbligo) prestarsi a malevole interpretazioni: «Sembra strana la coincidenza: la notizia delle spiate a Prodi è di ieri; e ieri sono cominciate le votazioni sui decreti attuativi della Finanziaria. Cosa significa? Nulla». Ecco nulla. Il commento è (il condizionale in questo caso viene abolito) tutta farina del sacco del direttore di Libero. La battaglia di Monticchiello Il "caso esemplare" di Mointicchiello, paesino della val d'Orcia, aggredito da un "ecomostro" torna ad occupare ampi spazi di Repubblica. Alberto Asor Rosa presentando un incontro oggi nel paesino senese sostiene che è tutta la Toscana ad essere in bilico, ovvero a rischio cementificazione. Ma il dato più interessante è il riconoscimento il secondo a mezzo stampa nel giro di una manciata di giorni che l'intellettuale di sinistra (senza aggettivi) ripete nei confronti di Francesco Rutelli. Per fermare lo scempio un insediamento immobiliare speculativo «rilevante istituzionalmente e politicamente» l'intervento del ministro dei Beni culturali. «Invece di far finta di niente, come sovente capita scrive Asor Rosa manda un'ispezione, ne deduce la gravità della situazione, tratta con l'amministrazione comunale di Pienza perché a due architetti di chiara fama sia affidato il compito di "correggere e mitigare" l'insediamento di Monticchiello». E ancora: «A mio giudizio, è stato finora poco apprezzato, nella sua significatività, questo intervento». Pochi, infatti «hanno osservato che si tratta della prima volta che il ministero, di cui Rutelli è titolare, lancia un messaggio forte di questo tipo: un insediamento, quando è particolarmente distruttivo, può esser rimesso in discussione e corretto e modificato anche quando, in base a un percorso più locale, sia già stato autorizzato e addirittura iniziato». Può bastare.