New York. Anche il Museo Getty cambia politica. D'ora innanzi, prima di acquistare nuove opere d'arte, vorrà avere la certezza che esse siano di provenienza chiara e accertata. L'annuncio è stato dato dal direttore del noto museo di Los Angeles, Michael Brand, che ha dichiarato: «Vogliamo fare quel che crediamo sia giusto». In un'intervista al Los Angeles Times , Brand ha negato che la decisione sia stata presa come reazione al processo che si sta tenendo in Italia contro l'ex curatrice del settore antichità del Getty, Marion True, accusata di aver acquisito opere d'arte pur conoscendone la provenienza illegale. Il nostro governo ha chiesto la restituzione di 52 pezzi che fanno parte della collezione permanente del Museo. Nei mesi scorsi, il governo italiano ha trovato accordi con il Metropolitan di New York, che ha accettato di restituirci 21 pezzi, incluso il noto Vaso di Eufronio. Un accordo è stato raggiunto anche con il Museum of Fine Arts di Boston, che ha riportato in Italia 13 opere frutto di scavi clandestini. Più difficile rimane però il negoziato con il Getty, proprio per via del processo contro la signora True, che spinge il Museo a posizioni attendiste. Ma lo scandalo ha comunque sortito un effetto positivo. Perché il Museo Getty chiederà che tutte le opere da comprare abbiano documentazioni che provino che erano state esportate dai Paesi di origine entro il 1970, cioè la data fissata dalle Nazioni Unite come limite per prevenire il movimento di oggetti d'arte clandestini.
Il Getty cambia: acquisti solo se sicuri
Il Museo Getty di Los Angeles ha deciso di cambiare politica per l'acquisto di opere d'arte. A partire da ora, le opere devono avere una provenienza chiara e accertata. Il direttore del museo, Michael Brand, ha dichiarato che il cambio di politica è stato fatto per fare ciò che è giusto. La decisione non è stata presa in risposta al processo contro la curatrice del settore antichità del Getty, Marion True, accusata di aver acquistato opere d'arte con provenienza illegale. Il governo italiano ha richiesto la restituzione di 52 pezzi della collezione del Getty, ma l'accordo è stato raggiunto con il Metropolitan di New York e il Museum of Fine Arts di Boston.
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