Piace l'idea di Vittorio Sgarbi di trasformare l'ex garage Traversi in museo di Arte contemporanea. La sua proposta mette d'accordo maggioranza e opposizione e trova il consenso anche del ministero, della Sovrintendenza ai Beni architettonici e della direzione regionale favorevole ad un vincolo per uno dei simboli cittadini dell'architettura del Ventennio. Di vincoli si è parlato ieri a Palazzo Marino durante la commissione Cultura e Urbanistica. L'amministrazione li chiederà al ministero sia per il Teatro Nuovo sia per l'ex garage. «Anche per questo potrebbe essere vincolata la sua funzione precisa Carla Di Francesco . Era un parcheggio, perché non lasciarlo? In ogni caso meglio il museo che una demolizione o altri negozi». Sgarbi: nell'ex garage Traversi faremo un museo d'arte contemporanea e il Nuovo resterà un teatro. Dice e sbuffa: «Nell'ex garage Traversi ci sarebbero già i grandi montacarichi per trasportare le opere, e con una minima ristrutturazione, il nuovo o meglio il primo Museo di Arte contemporanea di Milano potrebbe essere presto fatto». Vittorio Sgarbi ieri è arrivato in commissione cultura e urbanistica a Palazzo Marino ed è andato subito al sodo. La sua idea, «di riconvertire lo spazio di piazza San Babila in un polo culturale», forse, per una volta, riesce a mettere d'accordo tutti, maggioranza e opposizione. L'assessore, nei giorni scorsi, ne ha parlato anche con il ministro Rutelli, il direttore regionale per i Beni Culturali Carla Di Francesco e il sovrintendente Alberto Artioli, che si sono detti favorevoli all'ipotesi di questa riconversione. A sostegno delle sue tesi l'idea di intervenire sulla struttura il meno possibile. «Con una ristrutturazione fatta in casa, magari dai tecnici del Comune, potremmo realizzarlo in pochissimo tempo». Nessun progetto faraonico, dunque, nessun concorso internazionale come hanno fatto Roma e Cagliari affidando all'architetto inglese Zaha Hadid la costruzione dei loro musei d'arte contemporanea, o Napoli che per il Madre ha chiamato il portoghese Alvaro Siza o il Mart di Rovereto realizzato dallo svizzero Mario Botta. Tutti, tranne quello di Cagliari appena partito, sono già aperti. Ma chi davvero deciderà le sorti dello spazio sarà la proprietà, al 50 per cento di Aedes e al 50 di Risanamento - Gruppo Zunino. La proposta da parte di Sgarbi l'hanno ricevuta durante una cena a Palazzo Reale. Per Aedes «l'idea è stata discussa con la comproprietà afferma la portavoce del gruppo. Si è rimasti sul vago in attesa di vedere, al di là dell'entusiasmo del momento, quale sarà la soluzione migliore per non deturpare lo stabile. Si è trattato di uno scambio di idee ha aggiunto . Abbiamo recepito le posizioni delle istituzioni, ministero, Regione e Comune, ma non è stata assunta da parte nostra nessuna posizione. Stiamo valutando come arrivare ad una conclusione con tutte le parti coinvolte. Ormai le carte sono sul tavolo». Nessun commento, invece, da parte del Gruppo Zunino, in attesa di proposte concrete. Sgarbi garantisce che sulla questione Traversi e Teatro Nuovo non mollerà e farà, se necessario, una dura battaglia. «Ne ho già parlato con il sindaco aggiunge l'assessore si potrebbe prospettare anche una acquisizione da parte dell'amministrazione oppure valutare uno scomputo di oneri di urbanizzazione per i proprietari del Traversi». Vittorio Sgarbi spera di convincere la proprietà invitandoli a considerare il potenziale attrattivo che il museo potrebbe avere per il centro con una ricaduta positiva anche sul commercio integrando, funzioni culturali e commerciali che potrebbero convivere così come avviene per musei stranieri come il Moma o il Guggenheim. Al centro della commissione di ieri anche le sorti del Teatro Nuovo. Per entrambi il Comune chiederà il vincolo storico, per il Nuovo anche la destinazione d'uso, per il Traversi quello architettonico considerato simbolo di architettura del Ventennio. «Ma si potrebbe vincolare anche la sua funzione precisa Carla Di Francesco . Era un parcheggio, nel momento in cui se ne costruisce un altro nella vicina piazza Meda non vedo perché uno che già esiste, adattandolo alle normative vigenti, debba scomparire. Mi sfugge perché non sia stato fatto. In ogni caso aggiunge il direttore regionale sono favorevole al museo anche se la struttura pone dei limiti per i suoi volumi interni, con soffitti non molto alti cosa che Parte contemporanea, per opere di grandi formati o installazioni, spesso richiede. Ma potrebbe essere un primo passo e, comunque, meglio questo che una demolizione o altri negozi».