Di fronte ai diffusi segnali di manomissione paesaggistica in tutta Italia, deve partire una riflessione Siamo disposti a dare un forte segnale positivo con un piano paesistico dettagliato e rispettoso? Ormai ci stiamo giocando i paesaggi italiani a colpi di ruspa e di cemento, di villettopoli, di seconde e terze case. Mentre mancano alloggi per la nuova immigrazione essendo l'edilizia economica precipitata al 4 per cento del totale. Alla presenza di tutte le associazioni nazionali e di numerosi esperti se ne discute oggi a Monticchiello di Pienza dove sta sorgendo, appena sotto il borgo murato, una brutta lottizzazione die ha suscitato forti proteste a partire dalla meritoria denuncia di Alberto Asor Rosa sulle colonne di Repubblica. Una lottizzazione pesante, scadente, oltre tutto, e di forte impatto paesaggistico, che il Comune di Pienza ha cercato di giustificare così: erano case per giovani coppie locali. Un fine sociale presto evaporato e che ha lasciato il posto ad una edilizia di mercato in piena Val d'Orda, patrimonio dell'umanità Unesco, luogo finora fra i meglio conservati, nel mezzo di un Parco Naturale e Artistico, con tanto di indagine socio-economica elaborata, a suo tempo, da Paolo Leon e di piano paesistico firmato da Vieri Quilici. Niente da fare. La lottizzazione ha avuto l'ok, sciaguratamente, dalla Soprintendenza di Siena (come, a suo tempo, il maxi-parcheggio di Capalbio). La Regione non è potuta (così dice) intervenire avendo sub-delegato i Comuni alla tutela del paesaggio, e il risultato è quello che si può «ammirare» sorto Monticchiello. Ha operato pressioni «morali» J'Unesco formulando critiche. È intervenuto il ministro Rutelli con una ispezione e con la proposta di affidare a due architetti del paesaggio il progetto per «mitigare» l'impatto visivo. Lo stesso ministro è annunciato stamane a Monticchiello e si saprà meglio se la lottizzazione verrà ridimensionata e in qua! misura, o se si procederà soprattutto ad un'opera di «camouflage», di «camuffamento», a disastro avvenuto. Il caso-Monticchiello non è il solo ad appannare fortemente l'immagine di una Toscana Felix. Nei dintorni di Firenze come nell'Aretino e nello stesso Senese (per non parlare della Maremma e dell'Argentario) l'edilizia va a tutto spiano. Il problema, ormai drammatico, è nazionale, anche se nella luminosa e conservata (fino a ieri) Toscana diventa un pugno nell'occhio. Negli ultimi sei anni gli investimenti nazionali nella sola edilizia residenziale sono balzati da 58 a oltre 71 miliardi di euro (23 per cento). I permessi di costruzione galoppano. Specie in Veneto, Emilia-Romagna e Lombardia (nella sola Vigevano mille cantieri aperti). La Toscana si pone a metà classifica con permessi, nel 2002, per 41.000 nuove stanze. Per l'intera Italia sono oltre 800.000 stanze. Pochissime di edilizia economica e popolare. E la corsa continua: nel primo semestre di quest'anno le costruzioni, già in crescita, segnano altri aumenti, del 3,1-3,2 per cento sull'anno precedente. Una autentica «febbre» che ha portato il comparto dal livello 100 del 2000 al livello 129 dell'anno in corso. Nel decennio 1992-2002 sono volati come stracci gli sfratti e le compravendite di case hanno toccato un picco del 62 per cento, n tutto con una popolazione nazionale (e regionale toscana) che invece cresce pochissimo e quel pochissimo soltanto in forza dell'immigrazione. Per la quale non c'è però offerta edilizia, ma soprattutto bassa speculazione. La collina venera di Piovene e di Pansé è ormai costellata di ville e villette, fabbriche e fabbrichette. Anche in Emilia-Romagna l'«invasione» è. di tipo barbarico, allarmante. La stessa verde Umbria registra episodi seni-pie più diffusi e visibili di ce-mentificazione. Il fenomeno dunque sta risalendo dalle coste, ormai largamente compromesse, o in pericolo mortale (basta viaggiare sull'Aurelia), all'interno collinare «mangiando» altri suoli liberi, erodendo altri paesaggi intoccati. Chi dovrebbe contrastare, regolare, disciplinare fenomeni tanto dirompenti che stanno dissipando l'ultima nostra risorsa, cioè il paesaggio interno? Le Soprintendenze che però hanno scarsi mezzi, pochi tecnici e poteri indeboliti dal Codice Urbani, ma pure quei poteri residui li usano scarsamente. Con gravi responsabilità. Le Regioni le quali però, in maggioranza, hanno preferito liberarsi dell'incomodo sub-delegando «democraticamente» alla bisogna i Comuni divenuti così i controllori di se stessi (con l'efficacia che si può constatare). Eppure l'articolo 9 della Costituzione (quella vera) parla chiaro: «la Repubblica tutela il paesaggio», cioè Stato, Regioni, Enti locali, insieme, con un ruolo preminente dello Stato e- delle Regioni ribadito da leggi e sentenze della Corte costituzionale. Ma la Regione Toscana insiste nell'assegnare soprattutto ai Comuni il ruolo di tutori del paesaggio. Come possono i Comuni fronteggiare validamente un fenomeno di cui abbiamo appena descritto la dirompenza economico-finanziaria? Oltre tutto, in anni di economia stagnante, questa «febbre» edilizia ha finito per surrogare altre attività, e per portare parecchi denari nelle esauste casse comunali. Come pretendere, allora, dai soli Comuni la salvaguardia del territorio e del paesaggio se l'edilizia porta loro tanti benefici immediati? n Titolo V della Costituzione del 2001 (improvviso e affrettato pasticcio di fine legislatura) prevede, è vero, che Stato, Regioni, Enti locali siano «equiordinati», cioè che ciascuno possa interferire negli atti dell'altro. Ma è soprattutto in Toscana che si sostiene in modo esasperato questa «equiordinazione». In altre regioni si è legiferato dopo il Titolo V mantenendo alcuni valori gerarchici (ad esempio, la Provincia sui Comuni). Di recente poi, con la sentenza n. 186, la Corte costituzionale è intervenuta a ribadire la sovra-ordinazione nella attività pianificatoria della Regione sulle Province e di "queste ultime sui Comuni. Essa va rispettata, anche per ragioni funzionali. Ci vuole una cooperazione virtuosa fra tutti i soggetti istituzionali. Di fronte al caso-Monticchiello, ai diffusi segnali di manomissione paesaggistica anche all'interno della Toscana, deve partire una riflessione. Il Codice dei beni culturali prescrive alle Regioni di redigere piani paesaggistici adeguati. La Corte costituzionale ha stabilito che tali piani devono essere formati dalla Regione e riguardare l'intero territorio regionale. È disposta la Regione Toscana a dare all'intero Paese un forte segnale positivo impegnandosi qui e subito alla redazione di un piano paesistico approfondito, dettagliato, rispettoso del grande patrimonio paesaggistico regionale? Come sta facendo la Regione Sardegna (Regione, certo, a statuto speciale, con altri poteri). Si può, si deve correre ai ripari. Allora il caso-Monticchiello sarà servito a invertire una tendenza.