La pratica è stata avocata personalmente dal vice premier Francesco Rutelli, che è anche ministro dei Beni culturali. A giorni potrebbe scattare il commissariamento oppure la sostituzione degli attuali vertici con la nomina di un nuovo board dell'Arcus spa, sigla che indica la Società per lo sviluppo dell'arte cultura e dello spettacolo creata due anni fa, nel 2004, da due ministeri, quello delle Infrastrutture e quello Beni culturali per pilotare investimenti su aree e progetti di particolare rilevanza. Un'idea che nasceva dall'esigenza di superare le pastoie burocratiche delle soprintendenze in cui, quasi sempre, si impantanano gli investimenti infrastrutturali per il patrimonio culturale, creando uno strumento agile d'intervento. Partita da un capitale originario di 8 milioni di euro, attraverso il sistema dei mutui erogati dalla Cassa depositi e prestiti, e soprattutto con il finanziamento del 3,2 per cento l'anno della spesa destinata alle Infrastrutture, l'Arcus è venuta a gestire un sostanzioso fondo di 57,4 milioni di euro. L'elenco degli investimenti su cui aveva apposto la firma l'allora ministro Rocco Buttiglione è lungo. L'Arcus, oltre a sostenere progetti di lunga durata come il Barocco leccese o gli scavi archeologici di San Rossore e Villa Mansi in Toscana, è stata chiamata a intervenire su una serie di siti articolati in tre filoni: interventi di recupero e restauro, interventi su regioni e sistemi territoriali, interventi sullo spettacolo. Spulciando il corposo dossier di oltre cento pagine si trovano: ottocentomila euro al museo archeologico di Altino, in provincia di Venezia, cinquecentomila alle Vie dell'arte a Pietrasanta di Lucca e a Montignoso in provincia di Massa, cinquecentomila euro per la Villa di Patti a Messina, un milione di euro a San Rossore per il restauro di antiche navi romane, sessantamila euro per la cattedrale di Terni, un milione e mezzo di euro per l'area archeologica di Luni, un milione per l'area archeologica del porto di Traiano, un milione di euro a Pompei. Quindi, nel campo dello spettacolo: il progetto Teatro Antico di Taormina con 400 mila euro, l'orchestra Mozart di Bologna con 300 mila euro, il piccolo di Milano con 700 mila euro, un milione alla Fondazione Orchestra Verdi di Milano, la Fondazione Toscanini con 3 milioni di euro, il progetto Parma capitale della Musica con oltre 3 milioni di euro. Soldi anche per Roma. Stanziamenti che aldilà della loro valenza intrinseca l'allora opposizione di centrosinistra aveva criticato ritenendoli troppo generosi verso città governate dal centrodestra. L'allora vice ministro Antonio Martusciello si era, invece, impegnato con uno specifico progetto per recuperare il ritardo dei musei italiani nel merchandising dove tutti insieme i musei del Belpaese, nonostante il loro sterminato valore, incassano, oggi, meno del Moma di New York. La politica ha giocato un ruolo chiave nella vicenda dei vertici Arcus. Secondo lo statuto interno l'organismo è guidato da un consiglio d'Amministrazione di sette persone e un collegio sindacale di tre persone. Ci sono un presidente e un direttore generale. Il board costa 152mila euro l'anno, la spesa del personale attorno ai centomila euro. L'ultimo consiglio d'amministrazione è presieduto dall'ingegner Giorgio Basaglia, uomo di area Udc, che ha sostituito Mario Ciaccia, alto dirigente di Banca Intesa. Il cda vede le presenze di Federico Eichberg, giovane studioso di riconosciuto valore, dell'avvocato Marcello Franco, della professoressa Elena Francesca Ghedini, sorella del senatore Ghedini, coordinatore di Forza Italia in Veneto e difensore di Berlusconi, dell'ingegner Ercole Incalza, fedelissimo di Pietro Lunardi, del professor Giuliano Segre, docente della Luiss. Appena insediato, Francesco Rutelli ha subito affrontato la pratica Arcus, nominando una commissione di valutazione presieduta da Paolo Baratta e di cui hanno fatto parte Pio Baldi, Pio Silvestri e Costanza Pera (ex liberale ai tempi di Zanone). Di fatto, il rapporto della commissione che conterrebbe accuse di «scarsa trasparenza» è la base su cui dovrebbe poggiare il ribaltone rutelliano. Difficile capire quanto corrisponda a verità e quanto, invece, si leghi alle logiche della politica. È chiaro che il nuovo governo ha interesse a riorientare i finanziamenti verso aree geografiche politicamente più vicine.
Il tesoro di Arcus pronto a cambiare padroni
Il vice-premier Francesco Rutelli ha avocato la pratica dell'Arcus spa, una società per lo sviluppo dell'arte cultura e dello spettacolo, che gestisce un fondo di 57,4 milioni di euro. L'Arcus è stata creata nel 2004 per pilotare investimenti su aree e progetti di particolare rilevanza. Il fondo è stato finanziato con il 3,2% della spesa destinata alle Infrastrutture. L'Arcus ha sostenuto progetti di recupero e restauro, interventi su regioni e sistemi territoriali, e interventi sullo spettacolo.
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