L'annuncio suona più o meno così: A.A.A. «Salone Margherita» vendesi, rivolgersi a Bankitalia (proprietario). Prezzo base 15 milioni, per questo pezzo di storia dello spettacolo con originali décor Liberty. Quattro piani, ma soprattutto un corredo di memorie, dai fasti del Café Chantant (Petrolini, Bella Otero...) al Bagaglino. Salone Margherita, l'ultima risata Bankitalia mette all'asta il teatro Tempio dell avanspettacolo romano, da Petrolini al Bagaglino Sopravvivono ancora arredi originali prezzo base da 15 milioni L'avviso di vendita è comparso sul sito della Banca d'Italia e, ieri, sul quotidiano «II Sole 24 Ore». Mittente, il servizio «Attività Immobiliari, Divisione Gestione Patrimoniale» di Palazzo Koch, che sta attuando un piano di dismissione di alcuni immobili di proprietà dell'Istituto centrale ritenuti «non più funzionali». Le offerte, per lo storico «Salone Margherita» di via Due Macelli - dove sopravvivono ancora alcuni arredi originali in stile floreale Art Nouveau - andranno presentate entro le 13.30 del 30 gennaio 2007. E dovranno «essere in aumento rispetto al prezzo base suddetto» di 15 milioni di euro, per una superficie totale di 2.500 metri quadrati distribuiti su quattro piani di cui uno interrato. Ma al di là del freddo burocratese dell'avviso, la notizia colpisce per la lunga storia di quello che può essere considerato uno dei simboli della storia dello spettacolo a Roma: dal 1898 -anno di nascita del Salone - a oggi (in cartellone, fino a dopodomani, segno dei tempi, «Er codice da Vinci» con il comico Enzo Salvi). Una storia, quella del «Margherita» (omaggio alla regina allora regnante e omonimo del più antico e nobile gemello napoletano) che dal 1972, inevitabilmente, si intreccia con i destini del gruppo del Baga-glino, nato nel 1965 in uno scantinato di via Pànico, ma che in quella data si installò nel Salone appena tornato palcoscenico dopo una lunga parentesi cinematografica. Con quel marchio, e sotto l'egida del duo Castellacci-Pingitore, ai quali da subito si affiancò Oreste Lionello, su quelle assi e di fronte a una platea che in passato vide, tra gli assidui, anche il Vate D'Annunzio; passeranno centinaia di nomi dello spettacolo noti al grande pubblico e da lì saranno trasmesse molte trasmissioni tv (la prima, nel '73, «Dove sta Zazà»). Gabriella Ferri, Enrico Montesano, Pippo Franco, Leo Gullotta, Fiorenzo Fiorentini, Marisa Laurito: l'elenco sarebbe troppo lungo (con molte apparizioni in odore di Trash Cult, da Bombolo a Martufello). E lungo è quello delle prorompenti soubrette diventate (più o meno) famose anche grazie al Bagaglino: Isabella Biagi-ni, Laura Troschel, Pamela Prati, Valeria Marini. Prima di loro, però, ad animare una stagione aurea in pieno clima Belle Èpo-que, altre belle accessero le fantasie di un pubblico di notabili in tuba e stiffelius, accorsi ad applaudire nomi mitici come quelli della Bella Otéro, di Anna Fougez, Lina Cavalieri, Maria Carmi, Loie Fuller... Stagioni lontane, nel segno di una Parigi agognata, tra piume e sciantose, sulle note di «Nini Tirabusciò» e al ritmo delle patriottiche strofe di «Tripoli bel suon d'amore». E oggi una targa ricorda ancora una delle star più applaudite (con Fregoli) del Salone che fu e non è più: Ettore Petrolini. Chi oggi vende, assicura che la destinazione d'uso (l'immobile è di categoria catastale D3: «teatro, cinematografi e simili») sarà mantenuta. Lo prevede la normativa. E in base a una delibera comunale del 1958 quell'immobile - che nel 1893 l'allora Banca del Regno d'Italia incamerò dal barone Michele Lazzaroni del quale era creditrice - appartiene a un'area di particolare interesse per la tutela delle tradizioni locali. Trattasi inoltre, e qui si torna alla burocrazia, «di immobile condotto in locazione». Conduttore: Cinema Teatro Marino Sri. Durata: 12 anni. Scadenza: 31 dicembre 2009.