IL TURISMO CAMPANO, dopo un periodo di totale assenza di sviluppo, ha ripreso nel 2005, e soprattutto nella prima parte del 2006, la sua risalita. Soddisfatti appaiono gli operatori del turismo, anche se con notazioni diverse da provincia a provincia. Rispetto, infatti, a una significativa crescita dei flussi turistici a Napoli e a Salerno, persiste una situazione di ristagno perle altre province della Campania. Per riflettere su questi dati e per individuare obiettivi e strategie di sviluppo del turismo regionale si apre oggi a Paestum la due giorni dedicati agli Stati generali del turismo, promossi dall'omonimo assessorato della Regione Campania. Si tratta di un'occasione particolarmente importante per un confronto serrato sulle problematiche del settore, che vedrà impegnati accademici, esperti internazionali, manager e operatori turistici. Il tema di fondo, articolato su tre direttrici principali (promozione turistica, cultura dell'accoglienza e internazionalizzazione) è quello di comprendere le tendenze del turismo in atto a livello mondiale e individuare gli interventi più opportuni per avvantaggiarsene. Il momento è veramente propizio perché si vanno affermando dei fenomeni che potranno essere sfruttati positivamente dal nostro turismo. Tra questi, è il caso di segnalare la crescente importanza rivestita dal bacino del Mediterraneo quale attrat-tore del turismo internazionale, la maggiore consistenza assunta dal turismo culturale e, infine, l'orientamento sempre più spiccato verso i cosidetti short-break, ossia viaggi di breve durata ripetuti nel corso dell'anno. La Campania può trarre profitto da tutti e tre questi andamenti, trovandosi al centro del Mediterraneo, essendo straordinariamente ricca di beni e attività culturali ed essendo oggi dotata di 29 collegamenti aerei diretti con destinazioni europee e nordamericane. Quest'ultimo dato, che è frutto dell'intenso arricchimento del network internazionale nel corso degli ultimi due anni, è tra l'altro suscettibile di ulteriore e consistente miglioramento (a vantaggio della diffusione degli short-break verso la Campania). In complesso, le attractions ci sono e sono di diversa natura (artistiche, paesaggistiche, culturali, eccetera), la struttura dell'offerta alberghiera è per il momento soddisfacente in senso qualitativo e quantitativo, l'accessibilità è divenuta più agevole almeno in ambito europeo. Se queste sono le considerazioni che spingono ad una visione ottimistica del futuro del turismo campano, quali sono le note meno liete con cui confrontarsi? Il nostro turismo soffre di un'accentuata stagionalità (non giustificabile alla luce delle condizioni clima-tiche prevalenti nella regione), di una forte asimmetria territoriale (il turismo regionale è per 23 napolicentrico) e di uno scarso livello di internazionalizzazione. Ed è su questi aspetti che dovrà prendere corpo il dibattito e il confronto fra studiosi e operatori di livello nazionale e internazionale. Il focus non potrà non essere rappresentato dall'analisi delle attuali condizioni di competitivita e dalle possibilità future di migliorarle in un contesto che vede la presenza minacciosa di vecchi (Spagna, Francia e Grecia) e nuovi concorrenti (Turchia e Croazia). Queste possibilità si legano al deciso rafforzamento della cultura dell'accoglienza, al potenziamento e alla qualificazione della struttura ricettiva, all'ampliamento dei collegamenti internazionali con i centri e con gli operatori più importanti del mondo. In particolare, l'attrazione di investimenti esteri dovrà agevolare il grande salto di qualità di cui se si ha bisogno, e potrà e dovrà essere favorito da una politica regionale decisamente orientata verso l'internazionalizzazione. Per ottenere ciò, occorrerà non solo una maggiore vivacità e intraprendenza degli imprenditori, locali e non locali, ma anche lo svolgimento di un efficace ruolo di regia da parte della regione, cui tocca il compito di fare crescere la professionalità e l'attrattività del turismo campano. La cabina di regia regionale, come è auspicabile, dovrà essere in grado di esercitare, con pienezza, le funzioni delegate e dimostrare di essere capace di riorganizzare una «governance», chiamata a confrontarsi con sfide sempre più impegnative e decisive per l'intera economia della regione.