Maquillage artistico e botteghe di qualità per creare un ponte fra Museo e Accademia delle Arti La conferenza dei servizi per gli ultimi atti burocratici è stata convocata lunedì II Comune stanzia tre milioni Con piazza del Plebiscito, ed il bando per assegnare l'uso dei porticati, il secondo polo del rinnovamento del centro storico della città è la galleria Principe di Napoli. Una conferenza dei servizi, fissata per lunedì, darà il via ai cantieri dei lavori di risanamento e restauro della seconda galleria sabauda di Napoli, luogo di commercio al coperto il cui modello i torinesi unificatori trapiantarono nella città del sole e, all'epoca, delle epidemia di colera in alcuni grovigli di vicoli che si decise di radere al suolo e rimpiazzare così. Verrà risanata la «scatola» della struttura, dalle volte di vetro e metallo, alle mura. Verranno restaurati stucchi e decori. La pavimentazione sarà rimpiazzata. Entro la settimana prossima la galleria chiuderà per lavori per un anno almeno. Al prezzo di tre milioni di euro, stanziati dal Comune, la galleria Principe di Napoli, fra un anno, sarà pronta per il progetto benedetto, con le migliori intenzioni, anche dal ministro dei beni culturali e vicepremier Francesco Rutelli durante la sua ultima visita a Napoli: sul modello di piazza del Plebiscito, anche la galleria verrà messa in palio - divisa in una ventina di locali - con un bando di alta qualità. Anche la galleria Principe di Napoli avrà il caffè delle arti ed il ristorante letterario, come suggerito per piazza del Plebiscito da uno studio dell'Università Federico II Resterà la banca, se ne andrà la tesoreria comunale e, forse, anche i vigili urbani troveranno altro ufficio in zona. La galleria verrà offerta in locazione a chi voglia aprire attività artigianali di alta qualità, librerie, filiali di negozi storici. A carico dei locatari saranno i lavori all'interno dei locali che, in tutto, dovrebbero costare altri due milioni di euro. Come spiega l'assessore comunale al patrimonio Ferdinando Di Mezza, il tutto culminerà «in una struttura che leghi l'Accademia nazionale delle Belle arti al museo nazionale e che sia la porta d'accesso che accolga idealmente i visitatori del museo». Quando Di Mezza dice «porta d'accesso» si potrebbe intendere qualcosa di più concreto che un accesso ideale separato dall'Archeologico dal traffico di piazza Museo. «Sondaggi permettendo - dice l'assessore - i lavori di restauro potrebbero continuare con gli scavi per un sottopasso fra la galleria ed il museo». E così l'integrazione fra l'Archeologico e l'Accademia di Belle arti, fra il passato ed il futuro, potrebbe diventare completa. Con possibilità progettuali tutte nuove ed affascinanti. La vicinanza logistica è l'ideale per farsi venire idee. È questa la parte del progetto che più è piaciuta al ministro. Ma è anche quella più aleatoria. È legata all'esito di ulteriori sondaggi d'assaggio che dicano cosa passa sotto piazza Museo: acqua, gas, fogne, ma anche una zona archeologicamente ricchissima. Incidere il sottosuolo di Napoli non è mai facile, troppe vene da cauterizza-re. Il Comune ha intenzione di desistere solo davanti ad ostacoli pratici invalicabili. Altrimenti occorrerà capire da dove tirar fuori i soldi per il sottopasso principe di Napoli ed integrare il progetto di risanamento.