Le mani scorrono lente sul bronzo cercando anche la più piccola imperfezione del metallo. Un colpo di lima, un'occhiata alla sagoma della scultura e poi l'ultimo controllo ai diversi bozzetti usati per preparare il nuovo calco. Sergio Alberti, scultore pavese di fama internazionale, tra l'altro insegna Arte sacra e contemporanea all'Accademia di Belle arti di Brera a Milano, passa giornate intere nel suo studio di via Alboino a Pavia dove un tempo, secondo la tradizione storica, aveva la reggia l'imperatore longobardo alla ricerca continua di nuove forme espressive che diano vita ai suoi sogni e alle sue fantasie artistiche. In questi giorni dopo l'dea lanciata dal professor Arturo Carlo Quintavalle i pensieri dell'artista sono tutti rivolti alla Torre civica pavese. «Pensare a un'opera in grado di restituire ai pavesi la maestosità della Torre crollata non è impresa facile spiega Alberti, mentre abbozza sul foglio bianco la sagoma della "sua" torre. "Ricostruire l'edificio non avrebbe senso. Condivido in pieno l'idea di valorizzare i monconi, ma il problema è quello di recuperare il senso storico del luogo». Impresa non facile. «Bisognerebbe unire la mente di un artista a quella di un sapiente architetto per ottenere il miglior risultato. I monconi della Torre sono diventati un luogo della memoria. Ogni singolo mattone rimasto in piedi dopo la tragedia ha il suo valore storico». In concreto occorre stabilire quale metodo seguire. «Il compito di noi artisti sarà proprio quello di esaltare questa energia contenuta in quanto rimane della Torre e riuscire a trasmetterla alla città con forme e colori che nulla hanno a che vedere con l'antico edificio medievale. Naturalmente, però, bisognerà trovare il giusto equilibrio tra passato e presente». Adesso spunta l'idea di un concorso internazionale: potrà servire al raggiungere lo scopo senza svilire il valore storico di Piazza del Duomo? «Penso alle Piramidi del Louvre, che rappresentano un esempio perfetto di come modernità e storia possano andare d'amore e d'accordo. Pavia è la città delle cento torri e deve riappropriarsi di quella, la più alta e imponente, che è caduta quattordici anni fa. Chi progetterà la nuova torre dovrà tenere conto della skyline medievale della città, senza però dimenticare che siamo nel XXI secolo». Alberti alza lo sguardo e immagina la sua Torre: «La vedo come un cilindro spezzato, che con un solo sguardo ricordi alla città quello che è successo la mattina del 17 marzo 1989».
Recuperiamo insieme quel luogo carico di storia
Sergio Alberti, scultore pavese, lavora nel suo studio di via Alboino a Pavia per creare un nuovo progetto per la Torre civica pavese, che è stata distrutta nel 1989. L'artista ritiene che ricostruire l'edificio non sia un'impresa facile e che il problema sia quello di recuperare il senso storico del luogo. Alberti propone di valorizzare i monconi della Torre e di esaltare l'energia contenuta in essi, ma anche di trovare un equilibrio tra passato e presente. Ha anche considerato l'idea di un concorso internazionale per selezionare il progetto migliore. L'artista immagina la sua Torre come un cilindro spezzato, che ricordi alla città l'evento tragico della sua caduta.
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