Inizia lunedì l'operazione «rientro» delle otto opere d'arte alluvionate, restaurate dall'Opifìcio delle Pietre Dure di Firenze. Tra queste ci sono anche due grandi pale, di Agnolo Bronzino e Francesco Salviati, che appena tre anni fa apparivano in condizioni disperate. E il loro restauro, oltre a rendere dignità, ha contribuito a far emergere delle «diaboliche» sorprese. Queste non mancheranno di attrarre visitatori nel Museo di Santa Croce che riapre il 7 novembre. Intanto nel laboratorio della Fortezza, i tecnici dell'Opificio stanno verificando le procedure d'intervento sull'Ultima Cena di Giorgio Vasari. Prima che possa tornare in Santa Croce passerano molti anni, ma sarà un restauro «da manuale». In tutti i sensi. Operazione rientro: Bronzino e Salviati pronti per S. Croce Qualcuno tirerà un sospiro di sollievo. Qualcun altro invece sarà colto da un sentimento di nostalgia. Comunque sia, lunedì prossimo le otto opere d'arte appartenenti al complesso museale di Santa Croce, lasceranno il laboratorio restauri dell'Opificio delle Pietre Dure di Firenze, alla Fortezza. Qui sono state studiate e curate, restaurate, le è stata resa quella dignità che il fango dell'alluvione aveva coperto. Si tratterà di una trasla-zione che durerà alcuni giorni. Lunedì sarà la grande pala di Agnolo Bronzino - la Discesa di Cristo al Limbo - a lasciare il laboratorio diretto da Marco Gatti. I tecnici dell'Opifìcio hanno operato sia sul manto pittorico sia sul supporto ligneo, dove il geniale Ciro Castelli ha studiato e sperimentato un sistema straordinario (basta pensare alle molle m carbonio fette costruire appositamente negli Stati Uniti) per mantenere il legno ella giusta trazione. E poi quei suggestivi «diavoli rossi», apparsi sul manto pittorico (in alto a sinistra) che prima del restauro non si vedevano a causa del filmo delle candele e, probabilmente della «censura» che ne aveva sconsigliato la visione. Martedì 31 toccherà all'altra grande pala, la Deposizione dalla Croce dì Francesco SaMati, che aveva delle lacune così estese, da impedirne la lettura. Poi dal 2 novembre rientreranno la Madonna col Bambino e Santi di Nardo di Cione, l'Incoronazione della Vergine e Santi di Lorenzo di Niccolo, il Polittico di San Giovanni Gualberto di Giovanni del Biondo, il San Jacopo di Lorenzo Monaco (sottoposto agli ultimi ritocchi proprio in questi giorni), il San Bernardino da Siena di Rossetto di Jacopo e il San Bonaventura di Domenico di Michelino. Insomma per Santa Croce si prepara una festa - l'apertura del museo con le 8 opere che tornano dall'Opificio più altre 11 che rientrano, è prevista per il 7 novembre mentre per l'Opificio delle Pietre Dure il lavoro continua, anche perché il capitolo «alluvione» non è archiviato. Anzi: durante i prossimi anni l'istituto di restauro diretto da Costina Acidini, vivrà una delle sfide più importanti della sua ultratrentennale storia moderna: il restauro dell'Ultima Cena di Giorgio Vasari. Con i 250mila euro messi a disposizione - lo scorso gennaio - dalla Protezione Civile, è iniziata una lunga fase di studio per capire il da farsi. Le 5 tavole in cui è smembrata l'opera, è coperta da una spessa patina grigia formata - nell'ordine - da fango, carta velina, Paraloid (una speciale resina), manto pittorico e strato preparatorio in gesso. I primi tre elementi sono compattati, mentre il quarto è, in larga parte, ormai staccato, a causa anche degli evidenti sollevamenti di colore dovuti ai «movimenti» del legno. Proprio per capire questi ultimi, di recente è stato «inventato» un tubo di 6 metri, dove è stata messa in circolo dell'acqua, in cui sono stati immersi alcuni frammenti di legno per capire (al microscopio) il suo comportamento. Non solo: attualmente, invece di rimuovere la carta velina come prima operazione del lungo e delicatissimo restauro, è in fase di sperimentazione una tecnica che mira all'azione sul manto pittorico «attraverso» la carta velina. Anche in questo caso, come in molti altri, siamo, veramente ai «confini della realtà». E pensare che a Roma c'è chi non vede l'ora di «declassare» questa straordinaria wünderkammer.