Illustrissimo Direttore, nell'articolo pubblicato lunedì 23 ottobre 2006 sul Giornale, dal titolo «Pistole puntate su Villa Armerina», il dott. Vittorio Sgarbi fa alcune considerazioni sugli imminenti restauri della Villa del Casale di Piazza Armerina, elargendo epiteti quanto meno sgradevoli, se non ingiuriosi, nei confronti di molte persone, tra cui il sottoscritto, le quali si sarebbero opposte per scienza, per sapere ei per esperienza di restauri complessi, ad un progetto che mette in discussione la sopravvivenza stessa dei resti archeologici e dei reperti musivi della Villa del Casale. Il progetto voluto dal dott. Sgarbi, per proteggere i mosaici e gli apparati decorativi dell'antica villa tardo romana, cambia radicalmente gli indirizzi fino ad oggi seguiti, quelli di Minissi, di Brandi, di Ragghianti, e di decine di studiosi e critici d'arte. Sgarbi vuole una copertura lignea, protetta da un manto di rame e poggiata su capriate di legno, nonché la costruzione dei muri di ambito dell'intera antica villa, con pannelli di limitato spessore, il che, a restauro completato, porta ad un falso gigantesco, una villa quasi di cartone, con una copertura da «fienile», per usare una locuzione di Cesare Brandi, e con una malcelata manomissione dei reperti archeologici. L'assoluto rispetto di tali reperti, nelle forme in cui sono pervenuti, è un canone non solo dell'archeologia romantica ma anche dei più moderni metodi dell'archeologia moderna. Le ricostruzioni di templi o altri organismi architettonici di Grecia, Roma e altre civiltà mediterranee, sono esercitazioni immaginifiche che spesso cadono nel ridicolo o nel divertimento infantile. La villa del Casale non può essere elemento di un puzzle da Disneyland. Non sarà facile per i visitatori distinguere il falso dal vero. La banalità di una costruzione che imiti le forme del passato avrà il sopravvento. Le pietre antiche perderanno la parola e le rovine romane si dissolveranno come oggetti volti ad allietare la grossolana attitudine dei nuovi ricchi verso appariscenti immagini patinate piuttosto che verso la contemplazione di cose autentiche. Umberto Di Cristina, Professore Ordinano di Urbanistica