Napoli. Il precariato si qualifica sempre più come la terza voce di un sistema Italia nel quale i due estremi sono rappresentati da occupati e disoccupati. Lavoratore atipico per forma e tutela contrattuale, il precario ha tra i 20 e i 40 anni, è spesso titolato, sempre sfruttato e poco remunerato. Nell'ambito della "Settimana di mobilitazione contro la precarietà" promossa da Cgil, Fillea e Nidil hanno organizzato ieri presso la Sala Consiliare del complesso di Santa Maria la Nova, con il claim "Quale futuro per chi tutela il nostro passato", il forum degli operatori del restauro, dell'archeologia e dei beni culturali, assurti a simbolo dello stato di precarietà dei lavoratori qualificati. Hanno preso parola coloro che hanno compiuto un percorso accademico che qualifica delle figure professionali individuate dalla legge ma non dal mondo lavorativo. La figura dell'archeologo così come quella del conservatore dei beni culturali è riconosciuta dal Ministero dal 1975, ma non è mai stato bandito un concorso, non è chiaro come vengano affidati i lavori, la categoria vive in totale assenza di regole, non esiste un elenco nazionale o una forma contrattuale tipica. Secondo il regolamento del Ministero dei Beni Culturali solo i 250 tra funzionari e ispettori sono archeologi, coloro che hanno compiuto il relativo percorso di studi non possono fregiarsi di questo titolo. E nonostante l'eccezionale patrimonio culturale ed archeologico, apprezzato e tutelato in ambito internazionale, l'Italia è fanalino di coda rispetto alla difesa e alla conservazione, solo lo 0,5 del Pil è destinato alla cultura, contro una media europea intorno al 4. L'esiguità del budget si traduce in insicurezza lavorativa e di conseguenza in precarietà di servizi. «Me ne danneggiato anche il patrimonio nazionale perché se gli studiosi non hanno un lavoro sicuro dopo tre anni abbandonano -ha detto Francesco Scelzo, coordinatore campano della Associazione Archeologi - con la conseguenza che il ricambio continuo porta ad avere lavoratori sempre meno specializzati».