Chi vive il centro storico come punto di ritrovo, come residenza, come luogo di lavoro, non può non averlo notato. Il palazzo in via dei Prefetti 22 è stato per anni dominato dall'abbandono e dall'incuria. E ora il bianco e il beige della facciata rimessa a nuovo, il legno massiccio del portone finalmente lucido, l'incisione ripulita con la targa dedicata a Vittorio Monti («...abitò questa casa e qui scrisse la cantica del Basville...») e gli infissi sostituiti rispettando lo stile originario, offrono una ritrovata bellezza. Dietro c'è ovviamente molto più di una questione estetica, e ieri il palazzo Incontro, così è stato ribattezzo l'edificio, ha ricevuto i primi due ospiti, il ministro dei Beni Culturali Francesco Rutelli e il presidente della Provincia di Roma, Enrico Gasbarra. Su e giù per i piani dello stabile, il ministro Ruttili non ha fatto mistero del suo apprezzamento per il lavoro portato a termine: «Colpevolmente abbandonato, il palazzo viene restituito, grazie all'intervento della Provincia, a Roma e a tutta la comunità della cultura assetata di spazi, il ministero darà la piena collaborazione alle varie ipotesi di utilizzo». L'amministrazione provinciale ha investito nel progetto di recupero 6 milioni di euro, e tre anni di intenso lavoro: «Una soddisfazione personale e una nuova opportunità di espressione per le attività culturali della città - ha sottolineato Enrico Gasbarra - il palazzo offre molte possibilità, e nei prossimi giorni sarà definito il calendario delle iniziative». Niente uffici, quindi, ma uno spazio dedicato a mostre (che possono contare su una superficie espositiva di 800 metri quadri divisi su cinque piani speculari), convegni, incontri: «Declineremo il nuovo nome, palazzo Incontro, in diverse lingue affinché questo diventi un luogo da cui Roma parla al mondo con il linguaggio della cultura» ha continuato Gasbarra. Oltre al recupero della facciata e delle aree interne, sono stati consolidati i solai in castagno, ricostruiti i pavimenti dei balconi e restaurata la fontana del cortile, che, a sua volta, è stato coperto con una struttura in vetro, per ricavarne un'area polifunzionale di 120 metri. E il palazzo settecentesco strappato al degrado, ospiterà, come primo appuntamento, una mostra dal titolo significativo: «L'arte rubata: il ritorno. Arma dei Carabinieri, Guardia di Finanza e Polizia di Stato, a difesa del patrimonio artistico». L'esposizione, che si inaugura domani e durerà fino al 2 dicembre (dal martedì alla domenica 10-18): «Grazie a questa mostra - ha concluso Enrico Gasbarra - restituiamo ai cittadini una serie di tesori salvati dalle Forze dell'ordine, alle quali siamo grati». Reperti archeologici di grande valore come il «volto d'avorio», l'Augusto di Minturno, il candelabro etrusco del museo di Villa Giulia, l'Artemide Amazzonica. E ancora la pittura: due olii su tela del Guercino, un Modigliani, due tele di Luca Giordano. Tornate alla luce dalla clandestinità, le opere sono state prestate da alcuni musei e collezioni private, apposta per l'esposizione. Probabilmente, sarà difficile vederle ancora tutte insieme. E poi, c'è quel paesaggio magnifico all'ultimo piano di palazzo Incontro: Roma da lassù si ammira in silenzio.