Affreschi, stucchi e intarsi in pieno degrado, ma non è chiaro chi deve farsi carico delle spese per gli interventi A chi toccano i lavori? L'assessore Marsilio porta il caso a Roma all'attenzione di Budin e Rosato Tolmezzo Che fare di Palazzo Linussio? Più che altro è urgente decidere come mantenere Palazzo Linussio. Occorre infatti preoccuparsi della manutenzione e conservazione visto che saltano subito agli occhi gli stucchi scrostati, gli intarsi rovinati e gli affreschi sbiaditi.E qui si ricade nei meandri della burocrazia, dovrebbe spettare alla Soprintendenza l'intervento, ma c'è conflitto con l'Esercito per chi deve farsi carico delle spese. Così tutto si blocca nei cassetti di qualche ufficio.Sindaco e Comando di Brigata si sono confrontati con l'assessore regionale Marsilio, che ha già dato mandato di portare la questione a Roma all'attenzione dei sottosegretari Budin e Rosato.Attorno al Palazzo Linussio di Tolmezzo si è aperta negli ultimi tempi una sorta di gara a chi trova l'idea migliore per il suo utilizzo, mafare diverso da quello attuale di sede della caserma Cantore, Comando del 3. reggimento artiglieria da montagna. Tutto partì con la richiesta di una sede nuova unificata per gli Uffici regionali dislocati in città. Quanti non gradivano l'ipotesi di un nuovo edificio da costruirsi nella zona del "Broili Di qual", avevano suggerito come alternativa, tra le altre, il Palazzo Linussio appunto, maestosa costruzione a firma di Domenico Schiavi, divenuta nel 1741 abitazione e fabbrica tessile dll'illuminato Jacopo Linussio e famiglia.Si disse che palazzo così bello, palazzo così significativo, poteva essere ideale come futura sede di Regione e magari poi di Provincia e università della Carnia. Sono intervenuti a favore di questa tesi il direttore del museo di Pordenone Gilberto Ganzer, il maestro Giovanni Canciani, rivendicando l'appartenenza del palazzo alla comunità carnica.Ma proprio ieri sulle pagine del Gazzettino il sindaco di Tolmezzo Sergio Cuzzi smontava visioni utopiche spiegando come stanno le cose. La prima di carattere tecnico dice che: il palazzo ha un proprietario che è ben definito (l'Esercito che ivi è insediato), "non è in vendita e neppure disponibile"; la seconda in parte politica ma più da "buon padre di famiglia" è che richiedere allo Stato la cessione della struttura equivarrebbe a "sfrattare" l'ultimo nucleo di alpini presenti in Carnia, ovvero il 3.artiglieri, e ciò non è volontà dell'amministrazione tolmezzina. Ipotizzarne un trasferimento di sede nella vicina Caserma Del Din, chiusa e dimessa da decenni, in periodo di crisi economica sarebbe impensabile.Nessuna mediazione? Non è vero, perchè continuare a servirsi del Palazzo, a scopi culturali, nel limite del consentito da parte dei militari, come è stato fatto in occasione del convegno su Gortani, è possibile ed anzi auspicabile per prossimi appuntamenti.Quello di cui occorre preoccuparsi è invece la manutenzione. Di qui la trasferta a Roma.