Ruggero Martinez è un architetto ed è anche il Direttore regionale dei Beni culturali della Puglia. Martinez non ha difficoltà ad usare categorie ingombranti come «bellezza». L'abbiamo sentito maneggiare con disinvoltura questa parola sabato scorso a Venezia, dove si discuteva di restauro del paesaggio del Mezzogiorno d'Italia, a proposito della mostra «Città di Pietra» e del concorso per Punta Perotti curati da Claudio D'Amato per la Biennale di Architettura (con l'aiuto insostituibile della Regione Puglia). È significativo che quasi contemporaneamente, lunedì scorso, a Parma si sia inaugurato il terzo Festival dell'Architettura intitolato, quest'anno ad «una rara bellezza». Poiché ricordiamo la circostanza in cui il filosofo tedesco Theodor Wiesegrund Adorno si convinse a proclamare la impossibile cittadinanza della poesia nell'epoca d'oggi (cioè dopo Auschwitz) avvertiamo un certo disagio ogni volta che si vede riapparire una «bellezza» così spavalda. Di che si tratta? Di ritorno all'ordine? Oppure di rimozione collettiva dei presupposti del «divieto alla poesia» e al «bello»? E rimovendo le colpe, è stata cancellata anche la differenza tra la bellezza del patrimonio privato - impastata di sfruttamento e violenza, pure - e una ambita bellezza del bene pubblico, che contenga in sé anche i valori di soddisfazione di bisogni sociali primari: l'abitazione, l'istruzione, la sanità? Martinez non ha difficoltà a pronunciare nemmeno l'aggettivo «giusto» quando parla di una buona architettura che sia in grado di «riammagliare» Progresso e Bellezza (ci risiamo). Come? Rimettendo al centro dell'azione pubblica il progetto. «L'architettura contemporanea - dice con fiducia Martinez - è in grado di costruire con qualità sulle coste: basta porselo come tema». Ma a quale architettura contemporanea si pensa quando la si dice? Alle opere stupefacenti delle star internazionali che danno forma ad una complessità dell'era globale in cui lo stile personale diventa griffe, così che Santiago Calatrava getta ponti del tutto simili a Valencia e a Venezia, Frank O. Gehry replica lo stesso edificio a San Francisco e a Bilbao? Oppure alle opere di chi tenacemente pratica il dialogo con i luoghi e la loro storia, pur con esisti formali diversissimi, per esempio da una lato Vittorio Gregotti e dall'altro Peter Eisenman? Non sappiamo quanto fosse condizionato dall'occasione della mostra curata da D'Amato, «imbarazzante» nel suo programma antinordico di rilancio della pietra e della tecnica muraria presunte mediterranee, fatto è che Martinez di fronte a questo dilemma afferma: «Le città di cemento si sono scontrate con le città di pietra. Hanno vinto le prime». Ci tocca ora una rivincita della pietra, che «non è un materiale, ma una idea»? Una idea di Bellezza? Uno dei pezzi forti del Festival dell'Architettura in Emilia è la mostra intitolata «Italia. Linguaggi alti - linguaggi altri» curata da Giovanni Leoni e Annalisa Trentin: rassegna dell'architettura italiana del Novecento, in cui figura anche la Puglia con opere significative della Pietra (il Palazzo dell'Acquedotto di Cesare Brunetti a Bari o il borgo Segezia di Concezio Petrucci a Foggia) ma anche del Cemento. Un posto d'onore spetta a due opere pressoché contemporanee, l'ospedale Cto Inail di Giuseppe Samonà e il Villaggio del Fanciullo di Vito Sangirardi che segnano, nel dopoguerra barese, il risveglio dopo la stagione della retorica lapidea del fascismo. E al tempo stesso - soprattutto con Samonà - un confronto critico con i dogmi del Movimento Moderno. Il palcoscenico parmense, presentando questi due edifici tra le grandi opere di un Novecento italiano che ritrova i motivi della sua bellezza, ce li restituisce con un incremento di valore, se è ancora vero - come diceva Cesare Brandi - che l'essenza del «monumento» è il suo riconoscimento. E allora torniamo a Martinez che a Venezia ricordato come «il 47 del territorio italiano è un'area protetta. Ma - ha aggiunto - se la protezione ha dato gli esiti che vediamo, evidentemente la protezione non è sufficiente». Martinez si riferiva - è vero - al paesaggio, ma non forziamo il suo pensiero se estendiamo questa osservazione all'architettura. E dunque cosa pensa del destino riservato al Cto di Samonà e al Villaggio del Fanciullo di Sangirardi, i cui proprietari non sono in alcun modo assistiti da un vincolo di tutela? Ancora di recente, interpellata dal Comune che doveva decidere su un progetto di parcheggio interrato sotto il Villaggio del Fanciullo, la Soprintendenza ai Beni architettonici e paesaggistici di Bari e Foggia ha risposto che quell'edificio è «di nessun interesse». Chissà se l'architetto Martinez, arrivato successivamente a Bari, condivide il giudizio. Oppure crede che anche in questo caso la protezione non sia sufficiente?