Massimo.Gargiuloit.bm.com DA tempo sono un convinto assertore della necessità che lo Stato apra ai privati per la salvaguardia del nostro patrimonio culturale, senza per questo procedere all'alienazione di parti di esso. Concordo con Salvatore Settis che solamente un grande patto nazionale fra soggetti diversi, dallo Stato ai privati, può invertire la tendenza che ha portato a bilanci sempre più esigui e Soprintendenze al collasso. Tuttavia ritengo che non basti puntare sulle donazioni, ancorché incentivate fiscalmente. Mi permetto di aggiungere una proposta da me avanzata diversi anni fa, "provocatoriamente" in una sede impropria: il Consiglio Regionale della Lombardia, ma la sua sede naturale è il Parlamento, e che ho in seguito ripreso in una pubblicazione ("Concessione in uso temporaneo di beni culturali", Ed. Incomnews). Obiettivo della proposta era di consentire ai musei di affittare (concedere in uso) ai privati, a determinate condizioni, i beni culturali "minori" che giacciono nelle loro cantine. Quelli cioè che non abbiano un particolare valore artistico, storico o culturale (che in genere si suppone siano esposti al pubblico) e che non siano oggetto di studi e ricerche. Mi farebbe piacere se, a distanza di più di venti anni dal lancio della proposta, si aprisse un vero dibattito e si creassero le condizioni per sperimentarla concretamente.
Concedere ai privati l'uso di beni culturali
Il testo è un articolo di giornale in cui l'autore esprime la necessità che lo Stato apra ai privati per la salvaguardia del patrimonio culturale italiano. L'autore concorda con Salvatore Settis che un grande patto nazionale fra lo Stato e i privati possa invertire la tendenza di bilanci esigui e Soprintendenze al collasso. Tuttavia, l'autore ritenga che le donazioni non siano sufficienti e propone una proposta avanzata diversi anni fa: consentire ai musei di affittare (concedere in uso) ai privati i beni culturali "minori" che non sono esposti al pubblico e non sono oggetto di studi e ricerche.
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Bene culturale
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