Il neosovrintente al Polo museale fiorentino, Cristina Acidini, 55 anni, crede inevitabile la collaborazione stretta con il privato nella gestione dei beni culturali. Al Polo fanno capo i grandi musei fiorentini dagli Uffizi, all'Accademia, Pitti e il Bargello con oltre 20 realtà fra città e territorio. Non solo. Acidini conserva anche l'interim alla guida dell'Opificio delle pietre dure (carica ricoperta prima della nomina al Polo Museale) in un momento di particolare turbolenza per il futuro dell'istituto, in allarme per l'ipotesi di accorpamento con Roma. Il rapporto pubblico-privato si realizza già dagli anni Novanta con un concessionario che gestiscetutti i servizi aggiuntivi. Continuerà su questa strada? Il rapporto fra pubblico e privato è ineludibile. Il concessionario ne è il primo grado, altro soggetto per noi prioritario è l'Ente cassa di risparmio. Ma, dato che molte attività del terziario vivono della capacità di attrazione dei musei, sarebbe logico che il privato contribuisse ancora. Ciò avviene in parte con le sponsorizzazioni, ma credo che si possa ancora lavorare tanto in questo senso. Questa tendenza coinvolgerà anche il personale? Il blocco del turn-over ci ha portato ad una carenza di organico, parzialmente tempo determinato, come le figure degli assistenti museali o i cosiddetti "giubilari". Stiamo lavorando agli organici futuri nella speranza che queste persone siano stabilizzate, ma non dipende da noi. Va detto, però, che non credo che lo Stato sia più disposto a farsi carico in toto di determinati servizi. Ma se nascerà l'Istituto superiore del restauro senza che l'Opificio ne faccia parte, come pare abbiate ottenuto, non rischiate di essere marginalizzati? Sì, il rischio c'è. È stato stabilito che una commissione, di cui anche io farò parte, valuti le ipotesi allo studio. Nessuno però ci ha proposto di entrare nell'eventuale Istituto superiore del restauro con un ruolo di primo piano.