«I GRAFFITI DI ROMA? Al 70 sono opera di vandali». Parola di inquilino rabbioso? Macché, e nemmeno di politico, ma di un writer, un «graffitaro». Nome d'arte Mosc, sigla -tag, in gergo - dietro cui si cela Roberto, da 15 anni graffitaro in giro per la capitale e non solo. Veltroni ieri ha nuovamente sottolineato la sua provocazioneintenzione di registrare i nomi di chi acquista le bombolette spray per scoraggiare l'imbrattamento selvaggio dei muri della città. E mentre il sindaco aspetta che il governo si faccia carico dell'idea - per farlo ci vorrebbe una legge ad hoc - Mosc racconta la vita del writer romano. «In una città così grossa - dice - molti si accontentano di essere dei vandali, di imbrattare porte e monumenti». Quelli bravi invece non ne hanno bisogno. «La soddisfazione per un writer arriva dalla riconoscibilità, e a Roma non basterebbe una vita per esserlo». Meglio, quindi, entrare nel circuito, quello delle «fanzine», le riviste specializzate, e dei «raduni». Del resto, lo stesso Veltroni ha voluto distinguere tra il fenomeno e la sua pratica più becera, quella degli scarabocchi sui monumenti e sulle porte di casa, delle rispettive «attenzioni» fra tifosi, o delle croci celtiche distribuite qua e là. «Dubito - ha ironizzato il sindaco dopo il Comitato per l'ordine e la sicurezza di ieri mattina - che tra chi rovina i muri ci sia un altro Keith Haring, non è di espressioni artistiche che stiamo parlando». Lo stesso writer, conferma Roberto, se può «preferisce essere invitato a dipingere legalmente». Come nell'esperimento della Stazione Nuovo Salario, «riconsegnata» a maggio a Rfi dai graffitari Blu e Etnik, dopo cinque giorni di vernice e pennello che hanno ricoperto il grigio cemento di periferia con l'arancione vivo e gli svolazzi delle bombolette. Casi, isolati per il momento, di qualcosa che Mosc vorrebbe succedesse più spesso. Certo, ammette, poi si va anche sotto i ponti delle ferrovie, ma «quella è un'altra cosa», la tentazione - lui non lo dice - di disegnare senza essere scoperti, l'adrenalina di completare un graffito in una notte. Su una cosa sola Roberto alias Mosc proprio non è d'accordo con il sindaco. Fosse toccato a lui decidere non avrebbe annunciato pubblicamente l'ennesima pulizia dei muri di Trastevere. «Forse era meglio il silenzio - dice - i vandali non vedono l'ora di poter ritagliare un pezzettino di giornale che celebra la loro "opera"». La morale è una previsione: «Così in due giorni tornerà tutto come prima».