«Lasciate stare il David di Michelangelo. La meravigliosa statua sta bene, non datele alcuna medicina prima di un possibile consulto internazionale preparato con cura». La voce dello storico dell'arte James Beck, esperto del Rinascimento italiano, implacabile critico di restauri inutili, si leva alta in coro con altri quaranta grandi nomi, tra i quali Paola Barocchi, Massimo Ferretti, Mina Gregori, Carlo Pedretti, Leo Steinberg e molti stranieri. Il vibrante appello si inserisce nel grave dissidio tra la sapiente restauratrice scelta in un primo tempo per la scrupolosa pulizia della statua e la direzione dell'Accademia dove il David è esposto: dissidio pericoloso, pensano gli storici, che può pro-vocare danni irreparabili. La prima celebre protesta di Beck fu quella del 1989 a Lucca, quando definì insopportabile il restauro alla tomba quattrocentesca di Ilaria del Carretto. Ora chiama in causa il ministro Urbani: «Valutate bene i pericoli di una situazione incerta per Michelangelo, fermate i restauri anche se sono vicine le cerimonie del 2004 per il mezzo millennio di vita del capolavoro». La ragione del contendere si riassume così. Nel settembre 2002 fu iniziata la «spolveratura» che Agnese Parronchi, restauratrice di gran valore, avrebbe condotto dopo 260 osservazioni specifiche su ogni parte della superficie di marmo. Secondo la Parronchi al marmo serviva solo una leggera pulitura. Ma nel marzo 2003 scoppia il dissidio: per la direttrice dell'Accademia Franca Falletti, in accordo con l'Opificio delle Pietre Dure e alcuni esperti del Cnr, si dovrebbero usare per la pulitura anche impacchi con solventi appositamente studiati. La Parronchi non è d'accordo: basta spolverare. E rinuncia al prestigioso lavoro. Allora la sovrintendenza, di colpo, affida l'intervento a una nuova restauratrice, Cinzia Parmigoni. Adesso però i critici gridano; «Fermate tutto».