VENEZIA «A Venezia è stagione di stivali. Ieri l'acqua alta ha toccato i 112 centimetri, quanto basta per mandare sotto il 13 della città; oggi è stimata a 100 centimetri e dall'ufficio maree del Comune fanno sapere che è cominciata la stagione più a rischio. Giusto alla vigilia del 40 anniversario della marea eccezionale che nel 1966 sconvolse Venezia. Ma alla vigilia anche di una riunione molto attesa del Comitatone, il Comitato interministeriale per Venezia, chiamato a dire se proseguirà la costruzione del Mose, il sistema di chiusure mobili che dovrebbe proteggere città e laguna dal mare. Ad esprimere le più forti perplessità sul Mose sono le forze della sinistra radicale e dei Verdi ma anche il Comune di Venezia che ha chiesto ed ottenuto che venissero esaminate d'urgenza undici proposte alternative elaborate negli ultimi mesi. La presidenza del Consiglio ha raccolto tutto il materiale e chiesto una serie di pareri e relazioni agli attori di questa vicenda e le risposte giunte bocciano senza appello le alternative del Comune. Tutti concordano nell'osservare che, mentre il Mose è un progetto già esecutivo, queste sono idee progettuali tutte da valutare e quindi difficilmente raffrontabili. Molti aggiungono che buona parte delle nuove idee furono bocciate nel lungo iter che ha portato alla redazione del progetto Mose. La Commissione del Consiglio superiore dei lavori pubblici, ad esempio, rimanda al parere già espresso nel 1999 in cui indicava come unica difesa utile per Venezia il sistema delle paratoie mobili alle bocche di porto. Il ministero per i Beni culturali rileva che dal punto di vista funzionale i progetti tendono a svolgere compiti analoghi a quelli del sistema in costruzione e non si vedono sostanziali modifiche all'impatto ambientale. L'Ufficio di piano ha fatto il punto sullo stato di avanzamento dei lavori in corso osservando che è già stato speso il 22,6 del totale del costo dell'opera, mentre l'impegnato raggiunge il 27,5. La Regione Veneto sottolinea una serie di punti di debolezza dei progetti alternativi, ricordando che ogni variazione comporterebbe una modifica del Piano direttore sul disinquinamento che ha un costo di 2 miliardi di euro. Contro ogni variazione rispetto al Mose si è pronunciata anche l'Autorità portuale. Il Corila (Consorzio di ricerca interuniversitario d'eccellenza) definisce alcuni dei progetti concettualmente inaccettabili, altri peggiorativi sia per i rischi che per l'acqua della laguna, altri ancora affrettati e non documentati. Il Comitato tecnico del Magistrato alle acque di Venezia, infine, ha bocciato non solo i progetti ma anche la sperimentazione proposta dal Comune perché, per essere significativa, dovrebbe essere protratta per anni. Un "no" così articolato ed autorevole alle alternative marchia come sterile e dilatoria la politica del Comune di Venezia e lascia ben pochi argomenti di mediazione in vista della riunione del Comitatone, che dovrebbe essere convocata entro metà novembre per confermare al Mose il ruolo di opera prioritaria e di relativi finanziamenti.
A Venezia il Mose non ha alternative
Ieri l'acqua alta a Venezia ha raggiunto i 112 centimetri, mandando sotto il 13 della città. Oggi è stimata a 100 centimetri. La stagione di stivali è iniziata e il Comune di Venezia ha chiesto di esaminare d'urgenza undici proposte alternative al sistema di chiusure mobili Mose, che dovrebbe proteggere città e laguna dal mare. Il Comitato interministeriale per Venezia (Comitatone) si riunirà per discutere la situazione e decidere se proseguire con il Mose. Le forze della sinistra radicale e i Verdi hanno espresso forti perplessità sul Mose, mentre il Comune di Venezia ha ottenuto che venissero esaminate le alternative.
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