É in condizioni migliori di quello di Leonardo da Vinci a Milano, ma certamente meno famoso. L'affresco più noto del Convitto della Calza - nell'omonima piazza a poche decine di metri da Porta Romana - rappresenta L'Ultima Cena e, in particolare, il momento in cui Gesù pronunciò le parole: «Qualcuno di voi mi tradirà». Lo dipinse nel 1513 Francesco di Cristoforo, detto Franciabigio, su incarico delle Suore Gerosolimitane. In particolare, la committente dell'opera fu Suor Antonia, (di cui ancora oggi resta l'indicazione del nome in basso a sinistra del dipinto), badessa della famiglia Medici. E non a caso, sui bicchieri della mensa, appaiono bicchieri con lo stemma mediceo e altri con la croce dell'ordine gerosolimitano; inoltre, particolare non di poco conto, anche sulla tavola del Franciabigio (così come in quella dell'Ultima Cena dipinta da Leonardo da Vinci a Milano), non compare il Santo Graal. Che ci sia un legame tra i due dipinti? Il restauro dell'affresco nel Convitto della Calza, che oggi è un efficiente Centro Congressi che coniuga con eleganza arte e ospitalità alberghiera, terminò nel 2000 e già allora ripresero vigore certe teorie che volevano 1 Cenacolo del Franciabigio ispirato a quello leonardiano. Solo che il primo non era mai stato a Milano, quindi l'ipotesi doveva essere che avesse visto un piccolo modello, i cartoni preparatori o una copia di bottega. Un'ipotesi affascinante, che potrebbe essere sfruttata benissimo a fini turistici (sicuramente i giapponesi gradirebbero molto una «tappa» del genere durante i loro tour), corroborata anche dal fatto che, secondo Vasari, il Franciabigio «era molto inclinato alle cose della prospettiva»; e poi il cenacolo del Convitto della Calza è il solo, a Firenze, che si ispira al prototipo leonardiano. La delicata operazione di rivalutazione dell'affresco passa attraverso 2 momenti che sono stati presentati ieri nella prestigiosa sede in cima a via de' Serragli. Innanzi tutto venerdì 26, all'interno degli stessi locali si terrà una conferenza dal titolo «Il Franciabigio e l'Oltrarno: il Cenacolo ritrovato», cui prenderanno parte don Giancarlo Lanforti (Rettore del Convitto), Eugenio Giani (assessore allo sport e al tempo libero del Comune), Antonio Paolucci (già soprintendente speciale per il Polo Museale Fiorentino), Oberdan Armanni (architetto d'Urbanistica del Comune), Silvano Gori (assessore alle attività produttive del Comune) e Elena Giannarelli (docente della facoltà di Lettere dell'Università di Firenze). Il secondo momento attraverso cui il Franciabigio e il suo affresco sperano di riavere l'attenzione che meritano, è la recentissima pubblicazione di Quattro passi per Firenze, l'utilissima guida scritta da Gloria Chiarini - giornalista e storica dell'arte - edita da «Medicea» e ormai giunta alla terza edizione. Proprio in questa è stato inserito un quattordicesimo itinerario - che apre il volume - comprendente Porta Romana, via Romana, piazza San felice, via Mazzetta, piazza Santo Spirito, via Sant'Agostino, via de' Serragli e piazza della Calza. E in questo ennesimo percorso delle meraviglie, è proprio l'affresco di Franciabigio l'attrazione di maggior spessore, opera da conservare, tutelare, ma soprattutto, da promuovere.