Ferarra. SONO SOLLEVATO: in cinque giorni abbiamo recuperato una situazione che pareva, oggettivamente, persa». Il sindaco di Ferrara Gaetano Sateriale evita di rinfocolare la polemica con il ministro Rutelli: «Quello che ritenevo di dirgli, l'ho scritto nella lettera trasmessa lunedì a Roma», afferma. Ed ora, incassata la nuova denominazione, si dice fiducioso sul fatto «che l'Unione delle Comunità ebraiche firmi al più presto la convenzione già sottoscritta da Comune, Ministero e Cdec di Milano. A questo punto si potrà partire con il concorso per la progettazione del museo. Che da questa vicenda, un pò curiosa ed a tratti disperata, esce sicuramente arricchito: a Ferrara si avrà la testimonianza della storia e della cultura ebraica che, nella nostra città, coprono secoli. Da quando il duca Ercole d'Este chiamò gli ebrei dal Portogallo per dare loro ospitalità, sino alle persecuzioni razziali ed alla tragedia dell'Olocausto descritte e anzi incarnate da Giorgio Bassani». Ma questa essenza, per l'assessore regionale alla cultura Alberto Ronchi, prescinde dallo stesso nome del museo: «Non mi piace la lettura dello... scippo tentato da Rutelli Veltroni e Roma. Perché Roma è comunque la capitale e la sede di musei e istituzioni culturali di profilo internazionale. Mettersi a far la guerra di campanile, e addirittura la 'guerra della Shoah', mi sembra penino orrido a dirsi prosegue l'assessore E' evidente che c'è stata una caduta di stile, che il primo emendamento sembrava un colpo di mono. Ma Ferrara non deve accettare questo livello di concorrenza: ha le carte, ed ora più che mai i fondi e il titolo di legge, per realizzare quel grande progetto che manca in Italia. Poi basta girare, la domenica mattina, per le strade del Ghetto invase naturalmente dai turisti. E sperare che si apra la porta, ostinatamente sprangata, della vecchia 'scuola ebraica' di via Vignatagliata, dove lo stanzone vuoto e spoglio palpita di evocazioni e memorie. Quasi come la casa di Anna Frank».