Ci sono anche degli imbecilli che dichiarano: «Una nota di colore non può che far bene in una città grigia». Note di colore quegli scarabocchi che deturpano monumenti e muri, insudiciando inutilmente le città? Ci sarà sì e no un graffito su mille ad essere nota di colore e decisamente assai meno da considerarsi manifestazione di gusto. Ma sì, quei segnacci non meritano neppure il nome di «graffiti», una denominazione alquanto nobile usata per incisioni e pitture rupestri paleolitiche o per affreschi pompeiani. Macché arte, sono sgorbi di ragazzi, e qualche volta purtroppo anche di adulti, che non si capisce neppure che cosa vogliano dire. Si dice: sono giovani che cercano spazi per esprimersi. Ma no, non facciamo demagogia. È provato che quando questi spazi vengono offerti il graffitismo selvaggio non si arresta. C'è molta ipocrisia e desiderio di lusingare i giovani in certo sociologismo. La verità non la dice nessuno, cioè che in queste manifestazioni grafiche c'è soprattutto vuoto di ideali, il che porta i giovani ad esprimere dispetto verso un mondo che di ideali ne propone pochi. Che fare per correggere o arginare tanta mania graffitara? Se lo stanno chiedendo sindaci e ministri, oltre che tutti noi. Non è edificante lo spettacolo di città - Milano, tra queste - con i muri lordati di sgorbi, ghirigori, disegni malfatti, segnacci appunto. Sarà pure spontaneismo, come dicono alcuni sociologi e persino alcuni politici in cerca di popolarità, ma senza costrutto, senza pensiero. L'amico e collega Alberto Ronchey, che fu ministro dei Beni culturali, assai apprezzato peraltro, lamenta che una sua proposta di legge contenente rimedi e misure severe sia finita nel nulla. Giuliano Urbani, politologo insigne, attuale ministro, si affretta a preannunciare addirittura un decreto, il che vuoi dire che sanzioni e multe entreranno in vigore subito, in attesa che le Camere approvino la legge entro sessanta giorni. A New York e a Londra, città impestate da graffiti prima ancora delle nostre, sono in vigore multe salate e sanzioni durissime: fino a 25mila dollari e fino a 3 anni di carcere a New York; a Londra chi viene colto a sporcare è obbligato a ripulire. A Milano e Roma si spendono milioni di euro per ripulire. A Milano l'Amsa si propone come ripulitrice a pagamento (6 euro per metro quadrato) in concorrenza ora col Comune (che propone 1,34 euro al metro, somma più sopportabile). È sufficiente? Ce la faremo a ripulire le città, dove viviamo e che vorremmo senza quelle «note di colore» che le insudiciano e le rendono invivibili? Sarò pessimista, ma temo che anche questa nostra guerra sia già perduta.