I gestori chiedono il prolungamento delle concessioni. Bonelli (Verdi) presenta oggi un emendamento contrario. Da Ostia a Fregene, una norma della Finanziaria scatena la corsa. CANONI Sarebbe stato evitato anche l'aumento del 300 per cento dei canoni demaniali (cioè l'ammontare dell'affitto delle spiagge) LA MEDIA Questi affitti sinora si aggirano attorno agli 8.000 euro annuali per arenili grandi come campi da calcio Da Ostia a Fregene. È aperta la corsa alle concessioni valide per mezzo secolo per gestire gli stabilimenti balneari. La durata massima, a parte alcune eccezioni, è fissata finora in sei anni: alla fine i permessi dovrebbero essere messi a bando ma il rinnovo è pressoché automatico. La norma che potrebbe far felici i balneari prolungando la concessione fino a 50 anni è contenuta nella Finanziaria all'esame del Parlamento. E uno dei tecnici del Tesoro che hanno partecipato alla stesura del testo parla di «pressioni politiche fortissime» sull'articolo che congela l'aumento dei canoni (fermi a prezzi irrisori e che prolunga appunto le concessioni. Il provvedimento sta già sollevando polemiche. Anche Paolo Cento, sottosegretario all'Economia, è critico: «Abbiamo scongiurato la svendita dei beni demaniali che avrebbe voluto Tremonti, ma ora dobbiamo correggere questa anomalia». Concessioni marittime, la corsa del mezzo secolo L'ipotesi nella Finanziaria: i gestori degli stabilimenti chiedono da tempo l'allungamento dei contratti Il primo a vederla come opportunità è stato il sindaco di Fiumicino Mario Canapini. Letta la Finanziaria in discussione in Parlamento ha scoperto che in ballo c'è la proposta dì allungare a 50 anni le concessioni demaniali marittime, che comprendono i contratti d'affitto delle spiagge. Così sabato, illustrando il progetto per rifare Fregene (nuovo lungomare, un pontile griffato dall'architetto Paolo Portoghesi e varchi per l'accesso invernale a riva), alle associazioni balneari ha indirizzato una richiesta quasi brutale: «Partecipate pure voi all'investimento (circa 30 milioni di euro ma il Comune ne ha solo 3, ndr) e io vi estendo le concessioni». La cui durata ora è regolata da una legge che fissa il termine a 6 anni, con proroga per altri 6. Alla scadenza i permessi dovrebbero essere messi a bando ma in Italia quasi mai è successo: e il rinnovo è automatico. Nonostante il privilegio, i gestori da sempre premono per avere licenze più lunghe. L'incertezza normativa li penalizza nei rapporti con le banche e chiedere un mutuo è un'impresa ardua come scalare il Tourmalet in bici: «Nessuno ti concede fiducia, se il solo bene che hai è una specie di contratto d'affitto che svanisce in una manciata d'anni», sbotta Renato Papagni, sino a qualche mese fa presidente nazionale della Fiba balneari (Confesercenti) e da poco entrato in Confindustria con l'Assobalneari romana. Uno scenario che il Campidoglio, unico nella Penisola, ha provato a cambiare: con l'ok dell'Avvocatura capitolina, concessioni a 25 anni sono state date a 9 tra gli stabilimenti più «in» di Ostia. Ma la condizione tassativa voluta dall'assessore ai Lavori Pubblici Giancarlo D'Alessandro è stata la ristrutturazione ispirata al Piano arenili. Cioè: meno cemento a riva, ovunque skyline con vista mare e un più fruibile accesso alla battigia. Una rivoluzione partita lo scorso inverno con l'abbattimento delle ingombranti cabine cubiche dello stabilimento Lido, oggi elegante salotto accanto al Pontile. Ma altri radicali cambiamenti sono attesi dalla Finanziaria, emendamenti a parte. Forte delle sue amicizie nei partiti, il presidente dell'Assobalneari Papagni è riuscito a indirizzare al Governo l'elenco delle preoccupazioni della categoria. Intanto, quella per il paventato aumento del 300 percento dei canoni demaniali (cioè l'ammontare dell'affitto delle spiagge), stabilito dall'ex ministro dell'Economia Tremonti, che sinora in media si aggirano sugli 8000 euro annuali per arenili grandi come campi da calcio. Numeri su cui la procura della Corte dei Conti di Roma ha aperto un'inchiesta, sequestrando fascicoli in Campidoglio e alla Regione Lazio. Quest'ultima, titolare delle riscossioni, ha invariabilmente agganciato il valore della tassazione al livello meno oneroso per gli stabilimenti. Un sistema in tre fasce legato alla qualità delle spiagge, ovunque da Sabaudia a Santa Severa considerata bassa. Eppure nella confinante Toscana e in Liguria si pagano anche canoni per parametri «medi». Fermata la maggiorazione dei canoni («al massimo raddoppieranno: un livello che non ci metterà fuori mercato», prevede Papagni) l'altro assillante problema segnalato dai balneari al Governo è quello, appunto, della durata delle concessioni. Da portare a cinquant'anni, è la proposta, con deleghe concesse a Demanio e comuni. Non che Tremonti non avesse pensato a un progetto simile di finanza creativa: nella primavera 2005, l'aveva suggerito proprio a un forum sul Corriere online: «Si può pensare di voler cedere le concessioni per 99 anni. Se hai una lunga concessione su un bene investi, se no, no». Ma la sinistra insorse. «Parole inquietanti: il rilancio dell'economia non passa attraverso la svendita del patrimonio pubblico», era stato il commento di Legambiente. E il quotidiano Liberazione aveva addirittura preconizzato «l'implosione del governo Berlusconi sull'affaire spiagge». Polemiche affatto sopite: domani il capogruppo Verde alla Camera Angelo Bonelli presenterà un emendamento destinato a far discutere nel Governo: limite delle concessioni a 20 anni, rilascio legato a una specie di equilibrio con le spiagge libere deciso dai comuni, ritiro in caso di abuso edilizio e, infine, accesso libero al mare. FOCUS. Il testo della legge La norma della discordia sulle concessioni balneari è contenuta nella Finanziaria, a pagina 44 del testo consumabile sul sito www.governo.it. «Le concessioni - è scritto nel comma 3 dell'articolo 16 - possono avere durata superiore ad anni 6 e comunque non oltre 50 anni in ragione dell'entità e della rilevanza economica delle opere da realizzare». Il governo ha deciso così di intervenire sulla legge 494 del 1993, che fissava il limite massimo in 6 anni, rinnovabili per altri 6, rifacendosi ad altri precedenti provvedimenti. Il testo comunque non è stato ancora approvato. E può essere modificato, con emendamenti sia dello stesso governo sia dei parlamentari, alla Camera o al Senato.