Si smantella la copertura, ma non tutti sono d'accordo Sgarbi contro tutti e tutti contro Sgarbi. Sullo sfondo il restauro della Villa romana del Casale e i 24 milioni di euro in arrivo per salvare i mosaici di Piazza Armerina. Alla vigilia della gara d'appalto, dalla Sicilia parte un appello al ministro per i Beni culturali perché fermi lo scempio di uno dei più bei siti archeologici dell'Isola. "Un'importante operi d'architettura con temporanea, la copertura della Villa del casale progettata da Franco Minissi negli anni '60 e '70 per proteggere i ruderi e soprattutto i pavimenti a mosaico della villa d'e poca romana tardo-imperiale sta per essere distrutta», denunciano Giuseppe Guerrera, direttore del master di architettura per l'archeologia all'Universitì di Palermo, e Sebastiano Tusa soprintendente del Mare. «Cervelli bizantini, perpetuamene insoddisfatti e desiderosi del fallimento di chi ha conservato entusiasmo e speranza, studiosi tristi e modesti», li apostrofa l'alto commissario per la Villa de Casale Vittorio Sgarbi che, in un articolo pubblicato ieri in primi pagina su "Il giornale" fa la listi dei nemici suoi e di Piazza Armerina: Giuseppe Guerrera e Sebastiano Tusa, in testa, seguiti a ruota da Luigi Prestinenzi Puglisi, Umberto Di Cristina, Marco Bezzi Bardeschi. Un braccio di ferro, quello tra il critico d'arte al quale Cuffaro ha affidato il futuro della Villi del Casale e i tecnici siciliani, che cova da tempo ma che esplode pubblicamente proprio alla vigilia dell'apertura delle buste con le offerte delle cinque ditte che hanno risposto al bando della Soprintendenza di Enna. Perché il progetto di Sgarbi chi dovrebbe trovare compimento con i lavori che stanno per essere assegnati secondo gli studiosi siciliani passa per la distruzione delle coperture della villa conservando, dell'idea architettonica di Minissi, solo percorsi sulle murature. Uno scempio, secondo Guerrera e Tusa che, nell'appello rivolto a ministro dei Beni culturali Francesco Rutelli e all'assessore regionale Lino Leanza, scrivono «Vi chiediamo di intervenire nella qualità di massimi responsabili dei Beni culturali in Italia e in Sicilia per impedire la distruzione di un'opera d'architettura contemporanea d'alto straordinario esempio d'intervento moderno in un sito archeologico e dar luogo ad una organica e razionale progettazione risolutiva delle diverse e urgenti esigenze dell'importante area archeologica». Con quei 24 milioni di euro, a loro dire, alla Villa del Casale si potrebbe fare ben altro: «Migliorare il sistema di fruizione del sito costruendo adeguati servizi d'accoglienza per le migliaia di visitatori, risolvere il problema della vendita di gadget e souvenir che affoga l'ingresso alla villa, continuare la ricerca archeologica nelle parti non esplorate». «Sono peggio della mafia», dice, riferendosi ai detrattori del progetto di recupero della Villa, Vittorio Sgarbi che rivendica a sé il merito di aver ottenuto il finanziamento per il sito archeologico e sottolinea come la sua opera in Sicilia sia sostanzialmente a titolo gratuito. «Molta passione e nessun vantaggio. Io ho lavorato gratuitamente per tre anni. La Regione non ha fin qui provveduto a pagare né autisti né segretarie né tanto meno me nominato alto commissario e il cui compenso, comunque mai percepito, è stato fissato in 50 mila euro all'anno». Non intende cedere Sgarbi alle proteste e alle critiche che gli arrivano dalla Sicilia. Per lui, domani, giorno dell'assegnazione dell'appalto è un giorno di festa. «E invece dice continuano calunnie e diffamazioni insieme alle minacce di sciopero degli organi di controllo. Ad ogni passaggio ostacoli, rallentamenti, tentativi di insabbiamento. E ora anche l'attività dei nemici del progetto e dei sostenitori del "tanto peggio tanto meglio" è febbrile e distruttiva. Polemiche a parte, se l'appello rivolto al ministro dei Beni culturali rimarrà lettera morta e domani l'appalto verrà aggiudicato, il cantiere che cambierà il volto della Villa del Casale a novembre dovrebbe essere già aperto.