«ROMA avrà comunque il Museo della Shoah: perciò pensare a due strutture che si fanno concorrenza, non ha senso». Le parole di Marcello Pezzetti, ricercatore del Cdec di Milano e curatore di studi fra i più importanti sull'olocausto ed i campi di sterminio, suonano come una doccia fredda per Ferrara. Perché lo stesso Pezzetti rivela di essere stato «designato dal Cdec, che figura tra gli organismi costitutivi del Museo ferrarese, a consulente per il Museo della Shoah di Roma». Non c'è conflitto d'interessi, né tradimento: «L'Unione delle Comunità Ebraiche ha maturato da tempo la convinzione spiega Pezzetti che sia più produttivo che quello di Ferrara divenga il Museo dell'Ebraismo. Così è nata questa distinzione radicale: la vostra città può rinunciare alla parola Shoah senza essere esclusa dai benefici della legge. Non esiste infatti in Italia una struttura di respiro internazionale che si occupi della storia e della cultura ebraica. Non si tratterebbe dunque di una caduta di ruolo». In ogni caso Roma è lanciata, ha appena nominato Elie Wiesel presidente della propria Fondazione «e questo ha aperto una collaborazione strategica anche con le associazioni ebraiche americane» spiega l'esperto del Cdec. Addirittura è già prevista la data dell'inagurazione: 16 ottobre 2008, ricorrenza della deportazione degli ebrei dal Ghetto di Roma. In quel giorno, dove sarà (se ci sarà) il museo ferrarese? «Mi auguro che si facciano entrambe le cose, pur in ambiti ora completamente diversi chiude Pezzetti . E le chiedo: se ci fossero due musei della Shoah, uno a Roma ed uno a Ferrara, lei sinceramente dove andrebbe?»
Pezzetti stronca le speranze Gli ebrei vogliono la capitale Non c'è più niente da fare
Il Museo della Shoah di Roma sarà realizzato grazie a una collaborazione tra l'Unione delle Comunità Ebraiche e il Cdec di Milano. Il ricercatore Marcello Pezzetti, curatore di studi sull'olocausto, è stato designato come consulente per il Museo della Shoah di Roma. La città di Ferrara aveva intenzione di realizzare un proprio museo della Shoah, ma ha deciso di rinunciare alla parola "Shoah" e di chiamarsi invece Museo dell'Ebraismo. La legge italiana non richiede che un museo sia di respiro internazionale, quindi Ferrara non è stata esclusa dai benefici della legge.
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